#Bellezzacome… Imperfezione

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Dire “Bellezza è Imperfezione” può, forse, sembrare un ossimoro. Se la Bellezza è, per l’appunto, “Bellezza” come può essere imperfetta?

Da sempre, infatti, abbiamo associato il concetto di Bellezza a quello di perfezione. Esempio eclatante di ciò che sto dicendo è, su tutto, l’arte greca classica. Essa, infatti, traeva origine da un trattato (oggi perduto) intitolato “Canone” e scritto dallo scultore Policleto: in esso, l’artista, esponeva le sue “regole della bellezza perfetta” arrivando a teorizzare, per primo, i concetti di armonia e bellezza.

La Bellezza era la massima perfezione raggiungibile e, a sua volta, la perfezione era l’armonia. Dunque: ciò che era armonioso, proporzionato, era perfetto e, quindi, bello.

Tale criterio influenzò per secoli, oltre che l’arte, anche il concetto di “Bellezza”.

Ad avvalorare questo paradigma Perfezione-Bellezza c’e anche il fatto che quando i romani, grandi “collezionisti” di arte greca, trovavano una scultura crepata dal tempo, la “riparavano” passando uno strato di cera fusa che, andando a riempire le crepe, faceva sembrare la statua perfetta, come lo era in origine. Fino a qui, forse, nulla di nuovo. Tuttavia c’è qualcosa che non sempre viene scritto nei libri: quando i romani rinvenivano una statua e la giudicavano “perfetta”, tale processo correttivo non veniva effettuato. L’opera, dunque, era SINE CERA, senza cera, ossia SINCERA.

Non c’e, dunque, sempre bisogno di “correggere” le proprie imperfezioni poiché la bellezza si può trovare anche nelle “crepe”.

Per collegarci al post precedente ( Bellezza come… Fragilità ) possiamo dire che: Un qualcosa di “crepato” è un qualcosa di fragile. Pensiamo ad un vaso: basta un nonnulla e va in frantumi. Tuttavia, nei musei, troviamo una miriade di opere antiche, rovinate, crepate eppure… meravigliose. Perché? Perché sono sincere.

E così dovremmo fare noi. Abbiamo paura delle nostre fragilità e così passiamo su di esse uno strato di “cera” o, per dirla in altri termini, indossiamo delle maschere, per camuffare la nostra imperfezione. Eppure, io vi dico, anche l’imperfezione è bellezza, anzi, lo è di più poiché è sincera.

Sono le piccole imperfezioni che rendono belle le cose: io ricordo che la mia nonnina aveva la pelle tutta rugosa, una pelle vecchia, segnata dagli anni e dalle sofferenze. Eppure era bella, e questa bellezza non derivava dalla forma, ma da ciò che lei rappresentava per me.

Oggi abbiamo perso tutto ciò: vogliamo la perfezione, dimenticandoci, però, che solo Dio è perfetto e noi, esseri umani, non lo saremo mai: possiamo cercare di esserlo ma, in questa vita, non lo saremo mai. Ed è bello.

Ai bambini si insegna, fin dai primi anni, a distinguere “bello” e “brutto” ed a scegliere il bello ed a scartare il brutto… ma siamo sicuri di sapere cosa sia cosa?

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#BellezzaCome… Fragilità

Bellezza = Fragilità. In che senso?

Piuttosto che perdermi in mille parole, forse inutili,  vi mostrerò uno dei miei dipinti preferiti, La nascita di Venere, di Botticelli. Eccolo qua:

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Venere (la Bellezza) poggia i piedi su di una conchiglia… anzi, IL piede. Venere sta, dunque, in equilibrio su di un instabile conchiglia. Come può questo collegarsi al concetto di “Bellezza come fragilità” ?

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Il dizionario riporta, come definizione di “fragilità”, che si può rompere facilmente, caratterizzato da poca resistenza, delicato, incline a cadere (sia in senso figurato che fisico). Dire che la Bellezza è Fragile/Fragilità equivale a dire che essa è assai delicata, pronta a cadere… proprio come venere dalla conchiglia. Tuttavia occorre chiarire meglio tale concetto: dire che la bellezza è fragile non significa ammettere la sua inutilità (es. Se dura poco tanto vale farne a meno oppure Se dura poco è inutile ottenerla/raggiungerla). Pensiamo ad un fiore: se privato di radici, lasciato a se stesso, senza acqua o cure, appassirà immediatamente. Tuttavia se curato e innaffiato fiorirà ancora di più; Oppure pensiamo ad un infante: se abbandonato a se stesso difficilmente sopravviverà ed è per questo che ha bisogno di cure; Oppure pensiamo ad un vaso di porcellana o ad un’opera d’arte durante il restauro. Possono sembrare esempi assai banali ma sono altrettanto veritieri. La bellezza ha bisogno di cura. La bellezza è un caos calmo.

Il nostro problema è che abbiamo paura della fragilità, abbiamo paura di mostrarci fragili ERGO (dunque) abbiamo paura della bellezza. Il cammino verso la Bellezza si articola in varie fasi, la prima è RICONOSCERE LA PROPRIA FRAGILITÀ’ e vi assicuro che è la parte più difficile.

Bellezza è non avere paura di essere fragile, dolce, sensibile poiché sarà  proprio ognuna di queste cose che salverà il mondo.

-Federico