#Riflessioni – Natale: Oggi voglio essere felice!

natale-famiglia-cose-da-non-dire-1

Basta tristezza, oggi voglio essere felice! E’ Natale, sia che siate cristiani che non lo siate. E’ Natale, cavolo! Se non si è felici oggi quando bisogna esserlo? Cantare canzoni di natale, scambiarsi regali, respirare un’aria magica, bella, un’aria che non sempre si respira. Ed è bello per questo, il Natale. Un giorno che ti dice: “Ei, amico! Stai sereno! Sii felice!

Amici miei, rallegratevi quest’oggi, non pensate alle vostre sventure, alla crisi, alla disoccupazione o ad altre sciagure varie. Pensate ad essere felici, andate in giro e respirate la bellezza di un sorriso, di uno sguardo. Respirate la bellezza dell’attesa.

NASCITA-COPOra, però, dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare…

Natale è stato spogliato del suo originario significato, e questo non è un mistero! Perché il Natale ci affascina così tanto? Io lo so…

E’ il messaggio che porta con sé che affascina: un messaggio di pace, speranza, gioia. I giorni come questi, precari ed instabili, risuona più forte che mai il grido dell’angelo, che proclama a gran voce:

Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo

La gioia del Natale, e questo è già scritto nel Vangelo, non è solo di chi crede ma di tutto il popolo, perché tutti abbiamo bisogno di questo annuncio, abbiamo bisogno di sentirci dire: “Non temere“.

Ora, però, arriva la grande scissione. Sentir dire “non temere” fa pensare che sopraggiunga qualcuno che dia protezione, o no? altrimenti perchè “non temere”?

Eppure:

oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia

Un bambino? Ma come, viene detto “non temere” ed arriva un bambino, ciò che di più fragile esiste?

Certo, in questo risiede la bellezza del Natale.

La gioia nasce dalla fragilità; La bellezza nasce dalla semplicità. Per questo il Natale riesce sempre a portare una luce di speranza nei cuori: i suoi valori, oggigiorno massacrati dal consumismo e dal materialismo, hanno radici in un messaggio semplice: Non avere paura, oggi per te nasce una speranza: sei triste? Speranza. tutto va male? Speranza. C’è di più oltre la tenebra della notte: c’è l’Aurora!

Sia per voi, il Natale, un’occasione per sperimentare la bellezza della Speranza, la bellezza di una gioia vera che viene solo dal Vero Re dei Re, che è Cristo Gesù che nasce fragile nella stalla del tuo cuore.

Rallegriamoci, amici miei! Non c’è spazio per la tristezza in questo giorno!

Annunci

#Riflessioni – Regalare soldi a Natale

come-fare-una-donazione-in-denaro_3e3e4914a12e9095af82113256148449

Natale è ormai alle porte ed i supermercati ed i negozi sono pieni di persone impegnate ad ultimare l’acquisto dei regali da consegnare ad amici e parenti. Quella dei regali è un’usanza alquanto “materialista” ma il Natale ci piace anche per questo, no? E’ bello sapersi pensati da qualcuno che, conoscendoci, ci regala qualcosa che potrebbe esserci utile. E’ è questa la cosa bella di fare regali: il dover pensare ad una  persona, impegnarsi in una ricerca di qualcosa che rifletta il carattere o i gusti ed il vedere, alla fine,lo sguardo felice. Secondo me la felicità che deriva dal ricevere un regalo non sta nel regalo in sè ma nel gesto che viene compiuto.

Tuttavia siamo nel secolo “senza bellezza” in cui ogni azione (o quasi) viene dominata dall’ideale di utile. Poi siamo in un secolo veloce, in cui non c’è tempo per pensare a qualcuno, nemmeno per un secondo, nemmeno per pensare ad un regalo. Ed ecco che sopraggiunge una delle pratiche a mio avviso più barbare ed orrende: regalare soldi.

Credetemi, ogni volta che qualcuno mi regala soldi non so come reagire: vorrei tiraglieli dietro ma non mi sembra corretto. Comincia, allora, uno stancante “tira e molla” fatto di “dai, accettali – ma no dai – insisto!”. Tutto questo mi fa rabbrividire.

La frase più detta da chi rientra in questa categoria (i “regalatori di soldi“) è: Ma non sapevo quello che ti piaceva… BUGIA! il fatto è che non ci hai voluto pensare, ed hai tagliato la testa al toro (povero toro…), decidendo di regalare dei soldi, ciò che c’è di più materiale e spersonalizzato.

Un’altra frase è: “Così ti ci compri quello che vuoi!” Ecco, appunto! I soldi per comprare ciò che voglio già ce li ho. E poi la bellezza di un regalo, a volte, è proprio quella di ricevere un qualcosa di inaspettato, simbolo di un pensiero fatto da qualcuno che ci vuole bene.

Un’altra pratica abominevole è regalare la prima cosa che capita sott’occhio, senza tener conto di chi si ha davanti oppure dire “Dimmi che ti piace e te lo compro”. Ripeto: le cose che mi piacciono posso comprarle da solo. Ma queste sono situazioni che non rientrano nel “regalare soldi”, quindi sorvolerò…

idee-regalo-fidanzato

Per favore, amici miei, quest’anno fermate il vostro incessante tran tran quotidiano per un solo istante. Pensate ad una persona, a ciò che provate, al suo carattere, alle sue passioni… e poi andate in un negozio ed acquistate ciò che ritenete più giusto. Non volete spendere tanti soldi? Ho la soluzione anche per questo: comprate una cornice, ce ne sono anche a basso prezzo. Stampate una foto in cui siete insieme a quella persona e, sul retro della foto scrivete un pensiero. Poi mettete la foto nella cornice ed impacchettatela. Non volete spendere assolutamente nulla? Oltre a farvi curare (questo è indice di “sindrome del braccino corto“. Ovviamente da questa categoria sono esclusi quelli che hanno problemi finanziari, i regali sono una cosa bella ma anche non necessaria. Il sostentamento della famiglia viene prima) potete prendere carta e penna e scrivere un pensiero. Farà piacere.

Per favore, amici miei, quest’anno fermate il vostro incessante tran tran quotidiano per un solo istante. Pensate ad una persona, a ciò che provate, al suo carattere, alle sue passioni… e poi andate in un negozio ed acquistate ciò che ritenete più giusto: sarà bellissimo vedere gli occhi sorridenti e sentirsi dire “Grazie, non me l’aspettavo”

#Comunicazioni – Fatevi avanti!

images commenti

Ho notato che,da qualche giorno, su Morphè c’è una affluenza bassa ma costante di utenti che visualizzano o mettono mi piace. Vi ringrazio, per questo: se ho aperto un blog è anche perchè desidero che qualcuno legga ciò che scrivo (altrimenti avrei potuto tenere i miei pensieri chiusi nel mio taccuino). Pian piano sembra che il blog stia ingranando. Sono fiducioso, oltre che contento di questo piccolo piccolissimo successo (Un antico proverbio swahili recita: “Le migliaia cominciano da uno“)

Ora, però, vi chiedo un qualcosa di più: perchè non commentate i miei post? Sarebbe bello ricevere i vostri pareri,le vostre osservazioni.

Non so come interpretate ciò che scrivo ma il mio intento non è assolutamente quello di “farvi una lezione” di morale o filosofia: desidero scambiare pareri, idee ecc…

Su, fatevi avanti!

 

Grazie per il supporto

-Federico

 

#Riflessioni – Messaggio per un albero senza chioma

downloadQualche giorno fa ho fatto leggere un mio post ( L’ora per cominciare a star bene ) e lui mi ha risposto, spiazzandomi, “io faccio parte degli alberi senza chioma“. E’ una frase forte da dire, significa ammettere di non avere prospettive nella propria vita, di essere depresso, in un certo senso. Ma è anche una cosa positiva da dire, poichè denota il culmine di un processo di ricerca di sè che ha fatto comprendere di non stare bene. E lo sapete bene: per cominciare a star bene bisogna ammettere di star male. E lui è sulla buona strada. Devo ammettere che l’affermazione mi ha un pò spiazzato ed ho risposto, forse ingenuamente, “bhè, la chioma cresce curando le radici“. Quando si ha davanti una persona in difficoltà sarebbe meglio astenersi da frasi eccessivamente filosofeggianti… eppure, in quel momento, mi è venuta in mente quella. Sarà stata l’ispirazione, eppure un qualcosa di buon ce lo vedo… ecco perchè.

Curare le proprie radici. Cosa significa? Senza dubbio assicurarsi che ciò da cui traiamo vita non sia rinsecchito. Dicendo “radici” tutti pensano subito alla famiglia, quindi questa mia affermazione potrebbe essere convertita in “fai pace con la tua famiglia“. No, sarebbe troppo facile. Radice è tutto ciò da cui traiamo forza: sogni, amicizie, situazioni, ricordi… anche la famiglia, perchè no, ma solo come una delle tante possibili realtà. Curare le proprie radici significa accertarsi che ciò da cui traiamo forza non sia un’illusione, un idolo, un’ombra. La causa più diffusa di “depressione” è la delusione a seguito di un’illusione. Non avere chioma significa aver dato fiducia alle cose sbagliate.

Curare le proprie radici significa accertarsi di avere dei “dispensatori di energia vitale” efficienti ed efficaci. Quelli inutili, senza vita, sono da tagliare. Senza dialettica.

Come si fa a capire se un qualcosa è una radice o un idolo? provo a darvi delle linee guida, ma ricordate che si tratta di riflessioni personali, tratte da momenti di meditazione personale. Non sto proclamando nessuna “Verità Assoluta”.

idolatry_by_fullofeyes-d4ytr58

  1. Ciò che da la vita non pretende di ricevere alcunché in cambio.    Un amore che dice “Ti amo se mi ami” non è amore, non è qualcosa da cui trarre energia: è un idolo e va tagliato. Riguardo a ciò, mi viene in mente una splendida canzone di Faber De Andrè, La Ballata dell’Amore Cieco , in cui una donna chiede, in cambio del suo amore, di compiere gesti atroci.
  2. Ciò che da la vita rispetta la tua libertà. I filosofi, nel corso dei secoli, hanno definito l’uomo in tanti modi: animale sociale, “lupus homini“, calderone di pulsioni ecc… ma io, nella mia completa ignoranza, vi dico che l’uomo è principalmente LIBERTA’ (e ciò non significa libertinaggio, ossia anarchia, ossia fare come si vuole senza limiti… ma su questo farò un post ad hoc). Dire che l’uomo è libertà significa ammettere il suo libero arbitrio, ossia la sua indipendenza da scelte di terzi. Un qualcosa che dice “devi anche se pensi che sia sbagliato o anche se non ti va” non è una radice, ma un idolo e va tagliato. E’ necessario dire, però, che certe cose fanno bene anche se vanno contro ciò che si vuole (mi viene in mente l’alzarsi presto per andare a scuola), per questo è necessario chiarire che essere liberi non significa fare solo ciò che si vuole, ma fare ciò che è giusto che si faccia. “Ciò che da la vita rispetta la tua libertà” mi fa pensare ad una dinamica che si verifica sopratutto nei “gruppi”. Ad ogni “festa”, celebrazione o evento è quasi obbligatorio stare insieme, pena l’esclusione. Ma questo è sbagliato! Ho visto i gruppi più “vitali” del mondo divenire idoli… ed il passaggio è brevissimo.
  3. Ciò che da la vita non genera ansia o preoccupazione. La maggior parte di ciò che ci “rende forti” produce ansia e preoccupazione. Esempio: ballare. cosa bellissima, grande fonte di vita e di energia. Ma quando, passando davanti ad uno specchio o stando davanti ad una coppa di gelato, si ha l’ansia dei chili in più non è più fonte d’energia, ma un idolo, una fonte di sofferenza. Potrei fare mille esempi. Ciò che da la forza non genera ansia, ma vita.

 

Chiarite le proprie radici (fonti di energia e forza) e tagliate le fonti d’ansia (idoli) vedrete che la chioma comincerà a crescere.

E’ necessario avere delle radici, altrimenti non potrà fiorire nessuna chioma.

Capisco che sia facile dirlo… ma farlo? Rinunciare a ciò che si crede “buono” è una cosa atroce, una gran fatica. Ma è una fatica necessaria, una vera e propria lotta… ma la Bellezza  implica una lotta, una sofferenza, un combattimento. Un pò come la nascita di una perla.

La bellezza nasconde storie dolorose, ma sono le storie che fanno bella la vita. La bellezza della vita non è avere una vita bella ma aver la forza di rendere bella la propria vita.

La bellezza è una chioma folta, ricca di frutti e fiori, una chioma che nasce da una radice… come una perla che nasce da un frammento di un predatore.

Curare le radici significa, alla fine della fiera, imparare a distinguere ciò che da la vita da ciò che toglie vita e dare importanza a ciò per cui vale la pena dare importanza e togliere importanza a ciò che è inutile.

E’ un passo doloroso, ma necessario.

 

#Riflessioni – Il Valore del silenzio

image-3

Anni fa, quando frequentavo il liceo, il mio prof. di Religione decise di insegnarci l’alfabeto ebraico. Non riuscimmo a farlo tutto, ci fermammo più o meno alla quarta/quinta lettera. Tuttavia, quelle poche, essenziali informazioni si rivelarono essere molto interessanti. In particolare, la mia attenzione e la mia curiosità si concentrarono sulla prima lettera: Aleph (Alef). E’ una lettera curiosa, con forte significato simbolico.

01_siddur_alefAleph è la prima delle lettere che costituiscono l’alfabeto ebraico  eppure esse, sebbene posta alla base, all’origine di tutto, ha un suono muto ossia non viene pronunciata. L’alfabeto, dunque, comincia con una lettera muta: la parola nasce dal silenzio. Questo è un grande insegnamento.

Pensate alla vostra giornata tipo: non c’è un momento in cui ci sia silenzio. E’ la società, per sua natura, che rinnega il silenzio: nei centri commerciali, nella metro, nei locali c’è sempre un sottofondo musicale.

Il silenzio è la dimensione fondante del pensiero, della riflessione, della maturazione, della calma… e come mai, al giorno d’oggi, il silenzio è costantemente soffocato? Semplice. La società d’oggi non ammette che ci sia silenzio poiché basa tutta la sua forza sulla frenesia, sul movimento, sul caos. Non c’è più spazio per riflettere.

Fateci caso: ragazzi (io su tutti) con le cuffie all’orecchio, radio nell’automobile, televisione costantemente accesa… Dobbiamo ammetterlo: abbiamo perso il gusto, il senso, del silenzio.

Torno un attimo  sull’alfabeto ebraico. Secondo gli esegeti (ossia quelli che studiano il significato profondo delle parole), l’alfabeto è simbolo della creazione, non a caso Dio crea tutte le cose con la parola.

La Cabalà afferma che le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico erano preesistenti alla stessa creazione del mondo. Ognuna di esse è uno strumento attraverso il quale un intero settore della creazione fu formato e fatto, un recipiente destinato a contenere parte della luce infinita, a rivelare solo alcune delle sue infinite proprietà. Tramite opportune combinazioni di lettere Dio emanò, creò, formò e fece ogni cosa che esiste nei mondi spirituali e materiali. (Da http://www.cabala.org/novita/brevespiegazionedelle22lettere.shtml )

Dunque, secondo questa interpretazione, tutta la creazione si poggia sul silenzio (ed infatti, leggendo la Bibbia, nella sua simbologia, si nota che prima che Dio creasse tutto c’era il silenzio. Dunque:  il silenzio è l’origine di ogni cosa. Da ciò deriva che la causa principale di ogni nostro problema è la mancanza di silenzio. I nostri problemi nascono quando non consideriamo il silenzio la dimensione fondante della nostra vita.

Da credente potrei dire che occorre silenzio per incontrare Dio. Tuttavia ciò non riguarda solo le questioni di fede: vi è mai capitato di dover studiare in un ambiente rumoroso? ce la fate? io credo di no…

Parlare bene ed eloquentemente è una gran bella arte, ma è parimenti grande quella di conoscere il momento giusto in cui fare silenzio.
(Wolfgang Amadeus Mozart)

In fondo, il silenzio, non è solo l’assenza di suoni: il silenzio è una condizione interiore, uno stato dell’anima. Fare silenzio o meglio, VIVERE IL SILENZIO, non significa semplicemente smettere di parlare o di ascoltare musica…

Il vero silenzio è il riposo della mente; è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo, nutrimento e ristoro.
(William Penn)

Non è facile vivere il silenzio, poichè ciò significa far tacere noi stessi, mettere da parte le nostre preoccupazioni e godere della bellezza, con la B maiuscola. Solo contemplando la Bellezza riusciremo a vivere il silenzio ed a riconquistare quella dimensione che è alla base della creazione e della nostra vita… ma non dobbiamo nascondercelo: non ci riusciremo mai completamente.

Mettere da parte noi stessi  per far spazio alla Bellezza che ci circonda.

E’ una sfida. Vi va di provarci?

#Riflessioni – L’ora per cominciare a star bene

benessere

Arriva un momento, nella vita di ciascuno di noi, in cui tutti i nodi arrivano al pettine; un momento in cui capisci che hai perso tanto di quel tempo dietro a delle situazioni inutili, senza senso,vane; Arriva un momento in cui ti trovi solo, in silenzio, a fare i conti con te stesso; un momento in cui pensi: “Cosa ho realizzato finora?”

E’ uno dei momenti più belli e più terribili della propria vita. Il momento in cui ti fermi, ti volti per vedere la strada che hai percorso  e poi ricominci a camminare, verso il nuovo.

L’errore più grande è rimanere fermi a guardare dietro di sè, a contemplare il futuro. Ho sempre sostenuto che l’uomo fosse come un albero: radici al passato, tronco al presente, chioma al futuro. Un albero senza radici è un albero morto, come è morto un albero senza chioma/rami: significa che non cresce, che è senza vita.

Vedo degli alberi del genere, senza chioma, nei cuori di quelli che odiano il proprio passato, di quelli che non hanno fatto pace con ciò che è stato, che non hanno fatto i conti con la propria storia. Gente triste, senza vita.

Io, invece, mi sento di appartenere alla categoria di alberi che ancora non sono alberi: avete presente quelle pianticelle che rimangono piccole per molto tempo? Ecco, io sono una di quelle. Fa paura crescere, ma bisogna affrontare questo momento…

Bisogna pur sopportare qualche bruco se si vogliono conoscere le farfalle: sembra che siano così belle… (Antoine De Saint Exupery, il Piccolo Principe)

Crescere è un’esperienza dolorosa, come lo è nascere: non a caso chi nasce piange. Ed anche crescendo si piange, o con gli occhi o con il cuore. Si può rimanere in fase di stallo per molto tempo, si può dire “Hey, Vita, aspetta un attimo” ma non può essere per sempre. La vita rispetta i tuoi tempi, ma tu devi fare attenzione a rispettare i tempi della vita. E’ questo l’essenziale.

Arriva il momento in cui ti accorgi di essere una nave ancorata in mezzo all’oceano, un bruco morto in una crisalide. Arriva il momento in cui cominciare a star bene… ed è ORA quel momento. Non rimandare a dopo il momento in cui cominciare a star bene.

Abbandona ciò che ti fa star male, è tanto facile!

Abbandona le situazioni che non puoi cambiare: scappa da tutto, ma non scappare mai da te.

Non accontentarti di soffrire, la vita è di più! La vita è bellezza. Non credete a chi dice chela vita è sofferenza. Certo, c’è anche quella. Ed è indispensabile. Ma non è la fine.

Tutte le storie che amiamo hanno una fine, ma è proprio perché finiscono che ne può cominciare un’altra (Mr. Magorium e la botega delle meraviglie)

#Riflessioni – La Caverna di Platone

Questo mito è, secondo me, una lente che permette di leggere e di interpretare la situazione attuale di questa nostra società.

I prigionieri siamo noi: legati a ciò che noi crediamo essere vero; incatenati alle nostre convinzioni, ai nostri “dogmi”. Perchè, in fondo, è questo ciò che siamo, ognuno di noi: prigionieri di una realtà manipolata, controllata e gestita. Da chi? Facile, da chi è furbo. Vi siete mai chiesti perchè la scuola italiana, sin dai primi anni dell’unità, non ha mai avuto una riforma della scuola seria ed efficace? Vi siete mai chiesti perchè, fino a prima che arrivasse il buon Dario Franceschini, unico ministro efficiente di questo governo attuale, la cultura era sempre ancella dell’economia?

La forza di un governo è l’ignoranza del suo popolo.

I governanti di questo paese bello e dannato, e non conta la sigla o il logo, sono tutti indistintamente colpevoli  di aver condotto il popolo verso il baratro dell’ignoranza. Ma forse non possiamo parlare di colpa: era questo, infatti, il loro obiettivo!

Perchè sui media vengono diffuse solo notizie nefaste? Perchè  si parla solo della gente disonesta?

E’ facile rispondere: generare paura, terrore, serve a tenere le redini di un popolo; serve ad istigare gli animi; serve ad animare proteste contro i tagli o contro i disservizi, contro vari disegni di legge e contro lo stato stesso…  Ma dov’è la verità?

La verità che è vogliono farci pensare ciò che loro vogliono che noi pensiamo. La verità che noi pensiamo essere verità null’altro è che una manomissione del senso critico di ognuno di noi: è come se, sin da piccolo, vedessi le mucche solamente attraverso la pubblicità della Milka. Arriverei a pensare che le mucche sono viola.

Lo stato, e chi ci governa, ci fa credere questo. Io vi invito, cari amici miei, a dubitare di tutto, a dubitare di una realtà imposta: cercate il senso delle cose, non soffermatevi alle apparenze.

Il male di questa società è che ognuno può dire ciò che vuole. Oh, non sto parlando della democrazia, per carità! Io amo la democrazia, culla di verità e libertà. Mi riferisco a ciò  che avviene al giorno d’oggi: in tv, per esempio, vengono invitati ai talk show sedicenti esperti in vari settori. Costoro, parlando, esprimono idee personali. Tuttavia il pensare che questo individuo sia esperto, che ne capisca, finisce con  il far coincidere il pensiero con la verità. E questo è sbagliato.

Esempio. Salvini dice: “gli immigrati tolgono lavoro agli italiani“. L’italiano medio, sdraiato sul divano di casa, si fa due conti e dice: “effettivamente lavoro non ce n’è; mio figlio non ha lavoro; in Italia ci sono tanti immigrati, se non lavoro io lavorano loro”. Ecco come si forma una bugia. Le menzogne non si basano mai su  realtà impossibili ma sempre su realtà verosimili, apparenti. Tuttavia senza un buon senso critico, generato dallo studio e dalla cultura, quest’affermazione viene presa come vera, generando una falsa realtà.

Viviamo come schiavi incatenati, assoggettati al lavoro di alcuni burattinai, che muovono i fili  di statue di argilla.

Invece di star bene lottiamo per stare meno peggio. Ma questa non è vita.

L’intelligenza è un’arma più  potente di cento bombe atomiche. E per questo fa paura. Toglietevi dalla mente che i governanti facciano  di tutto per il meglio del paese: a loro non interessa nulla  di noi ma solo di loro, del potere, dei soldi.

Un mondo migliore non è un mondo in cui si ruba ma un mondo in cui  ognuno sa che rubare è sbagliato. Per cambiare la società è necessario cambiare sè stessi.

Ma lo dice anche Platone. Non non vogliamo il cambiamento e non si tratta di un male di questa nostra società. Leggiamo nell’Esodo, capitolo 16 versetto 2-3:

Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

L’uomo di ogni tempo, che è pur sempre un uomo, preferisce accontentarsi di poco piuttosto che avere poco oppure vedersi tolto quel poco che ha. E, in tutto ciò, mormora (=parla contro) chi ci governa, colpevole di ogni male.

La verità, dicevano i latini, sta nel mezzo. Ma come si fa a sapere cosa è vero e cosa no? dubitando, scoprendo, vedendo in profondità…

Ma in fondo, anche noi, preferiamo gridare “Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto” piuttosto che esplorare le opportunità del deserto.

 

Ognuno si merita ciò che ha, perchè ciò che ha è frutto  di ciò che fa.