#Riflessioni – Una questione di RE

filippo-il-bello

Ieri vi ho parlato dei Re Magi (che forse non erano re, ma vabbè…). Oggi vorrei tornare sull’argomento per affrontare un tema, a parer mio, molto interessante: essere re.

Nella vicenda dei Magi narrata da Matteo, vengono presentati tre re:

  1. I Re magi
  2. Re Erode
  3. Gesù, il re dei Giudei

Ognuno di loro è re ma non serve molto a notare che sono tutti molto diversi fra di loro. Cosa vuol dire, allora, “essere re”?

Parto dicendo che ognuno di noi, in virtù del Battesimo, diviene RE,SACERDOTE e PROFETA. Ciò che desidero fare è aiutarvi ad avere coscienza del VOSTRO essere re, proponendovi l’esempio di altri re.

Un re è uno che comanda, uno potente, uno ricco.

I magi impiegano la loro regalità nell’adorare il bambin Gesù. Si mettono in cammino. Essere re alla maniera dei magi significa mettere da parte i propri agi, le proprie ricchezze e mettersi in cammino verso la Verità. Essere re alla maniera dei magi significa, nella pratica, non accontentarsi delle proprie certezze (ricchezze è da intendersi in senso simbolico: idee, convinzioni, pensieri…) ma ricercare il senso della vita, che è la felicità, imbarcandosi in un viaggio complesso che  condurrà, alla fine, non in un palazzo regale ma in un’umile mangiatoia. La Felicità, infatti, non è nelle grandi cose ma in quelle piccole.

Poi c’è la regalità al modo di Erode. Erode è colui che vive rinchiuso nel proprio palazzo, nelle proprie convinzioni. Non è libero di essere poichè intrappolato da ciò che vuole che gli altri pensino di lui (Nel Vangelo ci sono tantissimi Erode, uno peggio dell’altro… sarà il nome?).

Il Vangelo di Matteo ci dice che Erode si turba sentendo parlare i magi: è spaventato dalle loro parole, dal loro essere re. Questo accade anche a noi, quando entriamo in contatto con persone LIBERE che sono in cammino verso la felicità. Il primo pensiero è: Non è possibile!  Capendo, invece, che si tratta di una cosa vera, cominciamo a pensare che ci sia la fregatura (troppo bello per essere vero…) oppure che sa qualcosa di negativo (La prima cosa che Erode pensa è che Gesù sia venuto a prendergli il regno, per questo ordina la strage degli innocenti). Erode è un uomo-marionetta, succube del mondo in cui si è incatenato: non prende mai in mano le situazioni ma si fa  sempre dire le cose dagli altri:

All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta (Mt 2, 3-5)

Ed agisce sempre con sotterfugi e trucchetti:

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». (Mt 2, 7-8)

Erode siamo noi, quando rinunciamo a ricercare la Felicità, quando ci chiudiamo in noi stessi e pensiamo che la vita sia solo sofferenza e tristezza. Erode siamo noi quando, non volendo perdere le nostre certezze, perdiamo noi stessi.

 

Infine c’è il Re dei Re, Gesù. Come possiamo essere re alla maniera di Gesù? Per capirlo non basta soffermarsi a questo momento… occorre fare un passo in avanti, fino alla Passione:

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: A «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose:  «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».  Pilato disse:  «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù:  «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». C Allora Pilato gli disse:  «Dunque tu sei re?».  Rispose Gesù:  «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».  Gli dice Pilato:  «Che cos’è la verità?». (Gv)

Gesù è re, re della propria vita. Gesù vive la sua regalità come LIBERTA’ e come VERITA’. Egli si fa consegnare a Pilato ed al  sinedrio, non tiene per se le proprie certezze, non difende i propri ideali, come ha fatto Erode e come facciamo, spesso, noi. Essere re alla maniera di Gesù significa non aver paura di essere sè stessi e nemmeno di perdere sè stessi. Gesù rimane fedele a sè stesso ed è in questo la grandezza della sua regalità.

Essere re della propria vita alla maniera di Gesù significa rimanere fedele a sè stessi.

Sia Gesù che Erode rimangono ancorati alle proprie idee ma c’è una grande differenza: Gesù mette in conto di perdere tutto, e proprio ammettendo di perdere tutto, guadagna. Gesù è sempre in movimento, non si ferma mai.

Erode, invece, non esce mai dal suo palazzo e conserva tutto per PAURA. Ecco: la nemica più grande della regalità è la paura!

Un re, dunque, sei tu quando metti la tua ricchezza al servizio degli altri; re sei tu quando non tradisci te stesso e vivi libero; re sei tu quando ti metti alla ricerca della verità, quando metti in gioco la tua stessa regalità…

 

 

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