#Bellezza Ovunque – Please, please me…

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11 Gennaio 1963: esce il secondo singolo inciso dei Beatles, il primo ad essere diffuso in Italia. “Please please me” è il primo disco di successo della Band e mi sembrava doveroso ricordarlo in questa sede (visto che si parla di bellezza).

I Beatles avevano ottenuto un certo successo al loro debutto con Love Me Do, ma al di fuori di Liverpool e Amburgo erano ancora praticamente sconosciuti. Questo anche perché quando Love Me Do entrò nelle classifiche inglesi il gruppo era ancora impegnato nell’ultima stagione ad Amburgo ed era quindi impossibilitato a promuovere attivamente il disco in patria. Tuttavia, il loro produttore George Martin sentiva che si trattava di un inizio promettente e decise di andare avanti con un secondo singolo. Lo stesso Martin afferma che la versione originale di Please Please Me era troppo malinconica, troppo lenta, di conseguenza secondo lui aveva scarse possibilità di diventare la grande hit che il gruppo stava aspettando. John Lennon aveva concepito Please Please Me come un blues lento sullo stile di Roy Orbison. L’ispirazione gli venne ascoltando Orbison che cantavaOnly the Lonely alla radio ma anche da una canzone di Bing Crosby che recitava “Please lend a little ear to my pleas” (con la parola “please” ripetuta due volte, anche se nel secondo caso è senza la ‘e’ finale ed assume un altro significato). Dalla combinazione di Roy Orbison e Bing Crosby venne fuori Please Please Me. George Martin ascoltò la canzone per la prima volta nella seconda sessione di Love Me Do (quella dell’11 settembre 1962). La sua prima impressione fu che il brano avesse bisogno di essere “tirato un po’ su” per cui chiese ai Beatles di modificarla, soprattutto aumentandone il ritmo. Con le modifiche apportate secondo le richieste di Martin, il produttore capì immediatamente che Please Please Me sarebbe stato un successo.

(Da Wikipedia)

 

Ora vorrei soffermarmi sul testo:

Last night I said these words to my girl
I know you never even try, girl
Come on, come on, come on, come on

Please, please me, woha yeah, like I please you

(= Per favore, fai che io ti piaccia, oh si,  come tu piaci a me)

Il brano inizia con un ragazzo, innamorato, che chiede alla ragazza di cui è innamorato di innamorarsi, a sua volta, di lui (è pazzesco quanto le canzoni dei Beatles sembrino essere autobiografiche, rispetto a me!)

You don’t need me to show the way, love
Why do I always have to say, love

tradotto sarebbe:

Non hai bisogno che ti mostri come, amore
Perché devo sempre dirlo, amore?

Non c’è bisogno, in amore, di dire sempre “t’amo” e nemmeno di dare costantemente dimostrazioni eclatanti! L’innamorato della canzone, invece, è costretto a ripetere i suoi sentimenti, a mostrarli, poichè la ragazza di cui è innamorato, evidentemente, non riesce a comprendere la profondità del suo sentimento…

I don’t want to sound complaining
But you know there’s always rain in my heart
I do all the pleasing with you,
It’s so hard to reason with you
Oh yeah, why do you make me blue?

tradotto diventa:

Non voglio che sembri che io mi lamenti
Ma sai c’è sempre pioggia nel mio cuore
Faccio di tutto per farmi piacere
È così difficile ragionare con te
Oh sì perché mi fai diventare triste?

Questa situazione di non-corrispondenza rende triste il protagonista che afferma di avere la “pioggia nell cuore“. Capita, a chi non è corrisposto, di sentire scrosciare la pioggia  nel cuore. E’ difficile, in casi come questi, cercare di far cambiare idea all’altro: l’amore è un sentimento che non può essere imposto. Pertanto, siccome forse nulla può cambiare, tutto ricomincia allo stesso modo, come accade in amore: prima si rimane delusi, poi ci si propone di cambiare ma, alla fine, si ricade sempre nella stessa trappola… perchè, diciamocelo, a volte l’amore è una trappola, una bella trappola eh, ma pur sempre una trappola, capace di generare sentimenti contrastanti in meno di un secondo!

Ed ecco che tutto finisce come è iniziato:

Last night I said these words to my girl
I know you never even try, girl
Come on, come on, come on, come on
Please, please me, wo yeah, like I please you

Oh yeah, like I please you
Oh yeah, like I please you

La canzone è meravigliosa: allegra nelle tonalità, triste nelle parole, proprio come l’amore: triste e gioioso allo stesso tempo.

La Bellezza, oltre tutto ciò, sta forse anche nel fatto che si basa su un “doppio senso”: la parola inglese “Please”, infatti, vuol dire sia “piacere” sia “per favore“. A me, e ripeto: a me!, sembra quasi che il protagonista stia chiedendo scusa del fatto che sia innamorato… ma non può farci nulla: l’amore è amore e non guarda in faccia a nessuno!

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