#Riflessioni – Gam Gam

Olocausto-981x540Gam-Gam-Gam Ki Elekh
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me

(Salmo 23)

Olocausto, Holòs Kaustòs, tutto bruciato, interamente bruciato. Così è definito l’atroce massacro compiuto dai Nazisti verso il popolo ebraico ed altre  minoranze, come omosessuali, zingari e oppositori politici.

Ma cos’è che “è bruciato” nei campi di concentramento? Solo i corpi innocenti di uomini, donne e bambini? Solo i vestiti e le scarpe? No… nei campi di concentramento non sono stati solo i corpi o i vestiti  a prendere fuoco: è stata l’intera l’umanità. L’essere umano è stato sacrificato ai suoi idoli.

Ecco, dunque, il senso di Holòs Kaustòs; ecco, dunque, cos’è questo tutto che viene bruciato: l’umanità.

L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta. La domanda: “Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?”. La risposta: “E l’uomo, dov’era?”.
(William Clark Styron)

Già… dov’era l’uomo? Dov’era la Bellezza con il quale è stato creato?
Dov’era l’uomo?

Risuonano, forti, le parole di Gen 4: “Uomo, dov’è tuo fratello?“, riprese, poi, anche da Salvatore Quasimodo:

Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

(S. Quasimodo, Uomo del mio tempo)

Ad Auschwitz, a Bergen Nelse, a Dachau, a Theresienstadt l’umanità ha sacrificato sè stessa.

Ma possibile che il fine di tutto sia il dolore e la desolazione? Dov’è la Speranza, dov’è la luce? Non c’è? No…non ci credo! C’è sempre una luce, c’è sempre una Speranza.

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me

A cosa serve, dunque, questo giorno, il giorno della Memoria?

Non a piangere, non a disperarsi. Serve a RICORDARE. Che bella parola questa: RI-CORDARE, riportare nel cuore. Ma riportare nel cuore cosa? Le grida o il sangue? No. Riportare nel cuore l’umanità perduta, riportare nel cuore il valore del perdono, dell’amore, della tenerezza. Uomo, tu non sei più uomo ma solo un simulacro di te stesso. Ricordati ciò che sei, ricorda che sei Bellezza generata da Bellezza. Ricordati che hai messo in un cassetto te stesso. Apri questo cassetto, spolvera la tua anima e torna ad essere uomo, oh uomo. Riporta nel tuo cuore il senso della vita, riporta nel tuo cuore il VALORE della vita. Ecco, dunque, cosa intendeva dire Primo Levi:

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Ricordare: l’arma più potente per vendicare quel sangue innocente versato.

 

 

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