#Riflessioni – Diritti!

Al giorno d’oggi si parla tanto di diritti, in merito alla questione delle cosiddette unioni civili e delle conseguenti adozioni del figlio di una delle due parti anche dall’altro membro della coppia. Tuttavia, come accade spesso in situazioni come questa, vengono tirati in ballo migliaia di altri concetti, al solo scopo di creare confusione! Uno di tali concetti è quello del cosiddetto “utero in affitto” dal quale scaturisce una riflessione molto importante da fare: esiste un DIRITTO ad avere un figlio, sia all’interno di coppia omosessuale che eterosessuale?

Nei salotti televisivi si sente molto questa frase… ma cos’è un diritto?

Il termine diritto (nella prima accezione di insieme e complesso di norme che regolano la vita dei membri della comunità di riferimento) è l’insieme di regole che sono in vigore in uno Stato in un determinato momento e che rispondono al bisogno dei cittadini di vivere in una società il più possibile ordinata e tranquilla; in questo caso si parla di diritto oggettivo. A volte, invece, il termine diritto assume un significato diverso, in quanto corrisponde al concetto di “potere, facoltà”; in questo caso si parla di diritto soggettivo. (Da Wikipedia)

E’ possibile equiparare il “diritto ad AVERE un lavoro”, il “diritto ad AVERE una casa, con il “diritto di AVERE un figlio”? Ma un figlio è qualcosa che si può AVERE?

Ma la cosa ancora non è chiara…. leggo, dunque, la treccani:

diritto In senso oggettivo, il complesso di norme giuridiche, che comandano o vietano determinati comportamenti ai soggetti che ne sono destinatari, in senso soggettivo, la facoltà o pretesa, tutelata dalla legge, di un determinato comportamento attivo od omissivo da parte di altri, o la scienza che studia tali norme e facoltà, nel loro insieme e nei loro particolari raggruppamenti.

complesso di norme che COMANDANO o VIETANO determinati comportamenti. Ecco, forse ci siamo: parlare di “diritto ad avere un figlio” significa dire che tale comportamento, ossia quello di avere un figlio, è un comportamento “comandato”, ossia che rientra nelle facoltà del singolo. Tutto ciò mi lascia un pò confuso…

Avere un figlio non è una facoltà del singolo, non è un qualcosa che il “cittadino” ( o l’uomo) può fare da sè: un figlio, ossia LA VITA, perchè è questo ciò di cui si sta parlando: vita, non nasce da una facoltà, da una capacità personale. Esiste il diritto ad avere un lavoro poichè è facoltà del soggetto esercitare la propria opera a favore della società, esiste il diritto ad avere una casa, poichè è facoltà del soggetto proteggere sè e la propria famiglia ed avere un luogo “sicuro” in cui vivere. Ma la vita non è un qualcosa che dipende da noi soli!

Un figlio, sebbene oggi si possa pensare il contrario, non nasce dalla nostra volontà d’averlo bensì da una misteriosa catena di eventi, di natura biologica e/o divina (a seconda di come la pensiate). Un figlio non è una “facoltà del singolo” bensì un dono, un meraviglioso dono… per questo occorrerebbe parlare di DIRITTO A DESIDERARE UN FIGLIO! Questo sarebbe corretto, a parer mio: ognuno ha il sacrosanto diritto di DESIDERARE un figlio, ma la concretizzazione di questo sogno nasce da altri fattori, esterni alla propria volontà. Un figlio è una PERSONA da ACCOGLIERE non un DIRITTO da reclamare! Ed a ciò potremmo collegare altri temi come il DIRITTO ALLA MORTE, la cosiddetta eutanasia.

Vita e morte, ecco ciò a cui tutto ruota attorno! Non volendo sottometterci al valore immenso e misterioso della vita e della  morte, le abbiamo fatte diventare DIRITTI ossia qualcosa di dovuto: è l’atteggiamento tipico dei bambini che, non trovando spiegazioni logiche, inventano le loro proprie realtà…oppure come la volpe che, non arrivando all’uva, dice che è acerba! Vita e morte non potranno mai essere comprese, nè tantomeno controllate ERGO: è necessario renderle sottomesse ai nostri bisogni, piegarle alle nostre logiche.

Il diritto a sposarsi, ad avere un figlio, a realizzarsi nella vita, a morire “bene” rientrano tutti nella sfera dei DESIDERI, i sacrosanti desideri!

Ognuno, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ha il sacrosanto DIRITTO A DESIDERARE i figli… ma questo diritto a desiderare non deve trascendere i modi e le dinamiche  della natura…. ma questo ci porta ad un altro tema: fino a che punto è lecito spingersi nel “desiderare” un qualcosa?

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Creare una nuova vita non è un diritto dell’uomo,  ma un dono di Dio…

#LeMieParole – Vita

Eccoci arrivati alla fine,perlomeno per ora. Oggi sono 21. Negli ultimi anni non ho mai apprezzato i compleanni: detesto la gente ipocrita che ti ignora quotidianamente ma che si ricorda solo di farti gli auguri.

Tuttavia qualcosa in me è cambiato, il modo di pensare, nello specifico. Il compleanno non deve essere un’occasione per ricevere auguri o regali (che sono comunque ben accetti!) bensì un’occasione per riflettere sul dono della vita. Già: non ci sarebbe compleanno senza vita; non ci sarebbe il desiderio di amare, la creatività, il perseguire un sogno, l’amicizia, le emozioni, la poesia senza la vita; e non ci sarebbe vita senza mamma.

Parlo troppo poco di mia madre e questo a lei da fastidio. Eppure dovrebbe sapere che sono proprio le cose più preziose quelle che vengono protette di più!

Dicono che dovrei chiamarla concetto antropologico… no, grazie! Preferisco chiamarla mamma! Un concetto antropologico non sente i tuoi sussulti ancora prima di un’ecografia, non divide il suo cibo con te quando ancora non hai nemmeno una bocca, non si emoziona guardando una testolina rosa uscire dal suo corpo, non piange a seguito di piccoli scherzi (o doni) che la vita ti fa, non prova emozioni quando viene pronunciata la prima parola, non si arrabbia quando fai di testa tua… finendo per sbattere contro un muro; un concetto antropologico non prova emozioni così forti come le prova una mamma. Diciamola questa parola: Mamma!

Amo la vita e sono sicuro che sia dono di Dio. Tuttavia come la benzina ha bisogno di un motore per avere senso, così questo grande dono di Dio ha bisogno di una MAMMA e di un PAPA’ per assumere significato! Siamo nel secolo in cui ognuno trova da se le sue soluzioni…ciò non sostituisce il senso delle cose vere: non c’è vita senza mamma! IO non avrei vita senza la mia mamma e senza il mio papà.

Un papà è chi trasmette la passione, la voglia, il sentimento; ma chi da il via è la mamma, con i suoi violenti gemiti in sala parto.

Un concetto antropologico non prova emozione nel sapere di avere dentro di se un’altra vita, non prova emozione nel sapere che fra le sue braccia c’è il frutto di un amore divino, infinito!

Dunque, è questa la vita: un amore che prende forma, giorno dopo giorno; L’energia non viene mai distrutta… così l’amore: assume sempre forme diverse, e queste forme sono VITA! Dove c’è amore c’è vita e dove c’è vita c’è Dio.

 

Grazie a Dio,
Grazie a Papà,

Grazie alla mia mamma!

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#LeMieParole – Creatività

Chi mi conosce sa quanto io sia creativo. Il mio cervello lavora a mille giri al secondo (forse è per questo che ho bisogno sempre di mangiare e di dormire). Ho sempre qualche cosa che naviga nella mia mente, qualche idea che nasce.

Tutto ciò nasce dalla curiosità. Non mi accontento di ciò che vedo o sento, ho sempre bisogno di indagare le cause, di trovare dei motivi, delle connessioni. Davanti a delle situazioni mi diverto ad individuare i dettagli più nascosti, e a creare connessioni bizzarre!
Da questo deriva il mio “tristissimo” umorismo, eppure, analizzandolo bene, esso racchiude una certa grandezza creativa: fare battute improvvisate sul momento necessita di una grande velocità di elaborazione dei dati, degli eventi, delle situazioni.

Dunque: creatività. Ovviamente la creatività non nasce da sè ma è frutto di numerosi fattori e non è nemmeno un qualcosa che nasce dal nulla. Fin da piccolo la mia creatività è stata fortemente stimolata, soprattutto da  mio padre: mi raccontava storie e mi spingeva ad incuriosirmi delle cose, delle piccole cose. Se non fosse stato per lui, forse, non sarei quel che sono! Mi ricordo che quando ero piccolo mi portava spesso in vari musei oppure in giro per Roma. Un giorno mi portò ai fori romani e, camminando, mi disse: “su quel sasso si è seduto Romolo” ed io cominciai a costruire una storia, a trovare delle motivazioni logiche secondo le quali Romolo sarebbe dovuto passare di lì.

Ecco un altro fattore da cui nasce la creatività: l’esigenza di trovare delle risposte nuove più soddisfacenti di quelle già trovate da altri.

E poi c’è anche la voglia di essere diverso: quante volte ho sognato di andare nella preistoria, o nel medioevo! Ma la linea del tempo non era un limite: prendevo cartoncino e pennarelli, costruivo oggetti e via…un tutto nel passato, insieme al mio fedelissimo Mr.Poppy, fedelissimo orso bianco di peluche.

Creatività, dunque, come rimedio all’ordinario e come strumento di indipendenza: perchè accontentarsi di una minestra riscaldata se si può mangiare un piatto mai mangiato da nessun’altro?

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#Riflessioni – Generazione Boh

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Il concetto di “generazione” ha subito grandi mutazioni nel corso dei secoli. Un tempo si parlava di generazione secondo una connotazione “biologica”: una generazione indica la durata media di tempo tra la nascita dei genitori e la nascita dei loro figli. Nel mondo antico la generazione era un’unità di misura “informale” molto utilizzata. Ciò accadeva perchè, in quella tipologia di mondo, la famiglia era al centro. Oggi, invece, la famiglia non occupa più il suo antico ruolo essenziale dunque anche il concetto di generazione ha necessariamente dovuto subire dei cambiamenti. Se prima la generazione ruotava attorno alla famiglia, attorno a cosa ruota oggi?

Il fulcro delle “nuove” generazioni è l’ideologia, la tecnologia, il metodo, che lega diverse persone. Alcuni esempi? La pop generation, la beat generation, la lost generation…
Se un tempo, in 50 anni, avevamo al massimo 2 generazioni, oggi, in 50 anni, non è difficile avere un numero maggiore di generazioni. Basti pensare al ‘900: la lost generation  negli anni venti, la silent generation negli anni quaranta, la beat generation negli anni cinquanta, la pop generation negli anni novanta… Al cambiare della tecnologia primeggiante cambia la generazione, ossia il gruppo di persone, che ad essa gravita attorno.

E qual’è la generazione d’oggi?

Quasi ogni giorno la tecnologia primeggiante cambia: all’alba del XXI secolo potevamo identificare la wealth generation, ossia quella incentrata sui nuovi consumi e sul benessere che da essa ne deriva, la web generation, incentrata sul world wide web; la app generation, basata sulle applicazioni degli smart phone…

Io propongo ( anche se non è di mia invenzione) una nuova definizione che va a raccogliere ognuna delle altre terminologie dette in precedenza: GENERAZIONE BOH.

Viviamo in un mondo in cui abbiamo così tanti stimoli che non riusciamo più a indicare quello dominante. Avere troppa scelta, secondo me, non è un qualcosa di positivo… come avrebbero detto gli antichi “Troppi galli a cantar e non si fa mai giorno“…

Reputo Fedez (ed in generale i rapper ed i cantanti) profeti laici della realtà: la generazione boh è quella generazione confusa in cui viviamo, quella generazione incerta in cui, avendo perso la capacità di scegliere, reputa giusto tutto. Non sapendo scegliere si elimina la possibilità di scegliere. E’ un bene tutto ciò? No, non credo…

Ecco la generazione d’oggi: la generazione boh! Ognuno di noi appartiene a tale generazione quando, non avendo idee proprie, si lascia spingere da quelle imposte dai media; quando, pur di ottenere meriti, sottomette le proprie idee ad altre idee, imposte.

La generazione è lo specchio della società ed è propri questa la società: uomini confusi alla ricerca di idee che diano l’illusione di essere chiari.

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tratto dal brano di Fedez “Generazione Boh”

 

#LeMieParole – Parola

Sembra buffo ma una delle mie parole è PAROLA. Ho sempre avuto un buon rapporto con le parole, sin da piccolo. Mi divertiva (e mi diverte tuttora) parlare, soprattutto davanti alle persone. Le parole hanno un qualcosa di magico: con esse si genera gioia, paura, rabbia, emozione ecc… Saper usare bene le parole equivale ad avere il mondo fra le mani. Per questo è essenziale conoscere almeno una parola in più rispetto a chi ti sta attorno: se tu conosci 10 parole e qualcun altro 11, quel qualcuno può controllarti, può suggestionarti, condizionarti e, in fine, fregarti! La vera libertà nasce dall’essere autonomi e per esserlo è necessario conoscere. La nostra mente, per non so quale processo biologico, elabora solo elementi che già conosce. Per questo motivo a più parole corrispondono più pensieri. E pensieri più complessi rendono una persona migliore.

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La forma che le parole assumono, nella mia mente, è quella della poesia. Ho cominciato a scrivere a sette anni; ad otto la prima “poesia d’amore”, dedicata alla mia “prima cotta“; A  dieci anni la prima poesia “seria”. Da lì non mi sono più fermato.

Non sono migliore degli altri perchè scrivo poesie ma lo scrivere mi rende migliore, non per una questione prettamente autocelebrativa: sono dell’idea che la poesia migliori l’essere umano, poichè lo spinge verso un “livello superiore” del proprio essere. Tutti possono scrivere poesia, poichè il dono della parola è proprio di tutti. Anzi: Poesia significa creazione (dal greco Poiesis) e l’essere umano è, per sua  natura, creatore. Dunque la poesia non è motivo di discriminazione, anzi: essa favorisce l’emancipazione del proprio essere, la propria apertura verso il mondo.

Dunque: la parola è il dono più prezioso che Dio, la natura ed i miei genitori mi abbiano fatto! E’ grazie alle parole che posso relazionarmi e manifestare ciò che sento dentro…

#LeMieParole – Regalo

Ho un rapporto di amore e odio con la parola REGALO.

Mi piace poichè incarna, in un certo senso, il pensiero che qualcuno prova per qualcun altro. Lo odio quando diventa una formalità, un obbligo sociale, un dovere.

Gli elementi che fanno di qualcosa un qualcosa un regalo sono:

  1. Gratuità. Un regalo dev’essere GRATIS e ciò non significa che non deve essere pagato. Dev’essere gratuito anche nel senso che non deve essere preteso, o richiesto. Un regalo deve nascere dalla spontaneità di chi lo fa e, proprio in virtù di questa spontaneità, produrrà una gioia inaspettata.
  2. Inutilità. Un regalo deve essere inutile, e ciò non significa che dev’essere un qualcosa di racimolato al  solo scopo di dare qualcosa a qualcuno. Inutile nel senso che un regalo non deve essere legato all’idea di bisogno: un regalo, a parer mio, è qualcosa che assume un valore in base alle emozioni ed alle esperienze. Ecco alcuni dei regali più belli che abbia mai ricevuto: Un babbo natale che dondola, regalatomi a Natale da mamma e papà: di per sè non serve a nulla tuttavia ha dietro di se un mondo sconfinato che mi riporta a certe situazioni. Guardando quel babbo natale mi commuovo sempre, poichè m sento bene dentro; Una foto delle mie amiche: una foto è fine a sè stessa, rimane lì ad impolverarsi e basta. Tuttavia ogni volta che guardo quella foto ripenso a tanti momenti belli vissuti con loro. I soldi o i vestiti passano: quella foto rimarrà, poichè rimarrà, nel mio cuore, il segno di una grande amicizia.

 

Regalo, tuttavia, non assume solo valenza “passiva”: amo fare regali, amo regalare sogni, momenti di felicità. I miei amici lo sanno bene, non è raro vedermi arrivare con dei regali inattesi. Una volta mi è capitato anche di fare un regalo il giorno del mio compleanno quando, tradizionalmente, i regali si ricevono solo! Donare è la cosa per me più bella: sono sempre così egoista ed egocentrico… ed il momento in cui dono o regalo qualcosa è come se mettessi uno STOP a questa mia tendenza e mi apro all’altro. Non lo faccio per sentirmi dire grazie ma per vedere la felicità egli occhi delle persone. Gli occhi delle persone d’oggi sono occhi vuoti, tristi. C’è bisogno di donare, ma non soldi o cose: è necessario donare la propria vita, il proprio essere. Solo così la vita tornerà ad essere vita.

Tutti noi siamo un dono di Dio: un dono ricevuto ed un dono da donare. Per questo, quando dovete fare un regalo, non regalate cose che passano, ma regalate un pezzetto di VITA, che è l’unica cosa che veramente serve, ad ognuno!

Quello che sei è il dono di Dio a te, quello che diventi è il tuo dono a Dio.
(Hans Urs von Balthasar)

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Non esiste per me un livello più alto della parola “dono”: da vita a vita.
(Erri De Luca)

 

#Riflessioni – petaloso

Un uomo pieno di coraggio è CORAGGIOSO…

Un qualcosa pieno di meraviglia è MERAVIGLIOSO…
Un luogo pieno di mistero è MISTERIOSO…

Ed un fiore pieno di petali com’è?

La risposta ci viene data da Matteo, un fanciullino della 3C della scuola elementare “Marchesi” di Copparo (FE). Un fiore pieno di petali è semplicemente PETALOSO….

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La cosa che più fa riflettere, in questa situazione (Non sai di cosa sto parlando? Clicca qui! ) non è tanto la semplicità con cui questo bimbo ha coniato un nuovo termine, quanto l’operato che ha svolto la sua maestra!

In una NON-BUONA Scuola, la maestra avrebbe corretto il bambino suggerendogli, forse, di ripassare la grammatica… e avrebbe fatto bene, a rigor di logica! Eppure lei, la maestra Margherita Aurora (Che nome…petaloso!), si è spinta oltre! La maestra (che mi sento di definire una VERA maestra) è riuscita a cogliere la bellezza della fantasia di un bambino, espressa attraverso la semplicità e la leggerezza quasi scontata di questo termine.

Questa situazione da una grande lezione a tutti noi: non serve essere professoroni laureati o studiosi d’alto rango per poter dare un contributo a questo nostro buffo mondo: basta sapersi perdere nei meandri della bellezza e nelle pieghe della sua semplicità…

Ed emerge, in tutto ciò, quanto scritto,quasi come profezia, da Pascoli:

E ciarla intanto, senza chetarsi mai; e, senza lui, non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l’Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e curiosità meglio che loquacità: Impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare. Né il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo, ma prodigo anzi, come di chi due pensieri dia per una parola. E a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta.

Ah… se prendessimo lezioni dai bambini quanto migliori saremmo!
E forse è per questo che ho deciso di fare l’insegnante…perchè in fondo in fondo voglio essere una persona migliore!

LeMieParole – Bambino

La mia terza parola è BAMBINO.

Bambino ha un doppio significato:

il primo è “essere bambino”. Scriveva Pascoli:

È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi.

Mai cosa fu, per me, più vera. E’ stupido pensare di mettere da parte il proprio essere bambino: viviamo in un mondo dove tutto va storto proprio per questo. Il bambino non è colui che sottovaluta la realtà, anzi: i bambini riescono a penetrarne nel senso più profondo, ed a vivere un’ordinarietà fatta di piccole cose straordinarie. A me piace vivere così, da bambino. Questo non significa essere  immaturi, non significa sottovalutare le situazioni e non prendersi le proprie responsabilità. Vivere come un bambino significa prendere la vita così com’è, con spontaneità, con incanto. Gli adulti, sempre più spesso, predono tempo a costruire sovrastrutture, a fare pre- giudizi, ossia a giudicare prima di aver vissuto. Ma in tutto questo ci si rimette sempre. Perchè? Perchè in tutto questo viene tolta la possibilità di perdersi nei particolari, di stupirsi, di innamorarsi della  bellezza.

Perchè reprimere le proprie paure, i propri pensieri, le proprie idee, le proprie curiosità? Vivere reprimendo porta solo repressione ed una vita repressa è una vita a metà. La mia intera esistenza è una continua “guerra contro la razionalità” (Come direbbe Max Pezzali), un continuo scontrarsi di desiderio di vivere con spontaneità e di paure e sovrastrutture.

Il secondo significato è relativo ai bambini come essere umani. Amo i bambini, forse proprio perché invidio il loro modo di vivere, forse perchè, da bambino, tendevo ad assumere comportamenti troppo “da adulto”. Ecco, questo è uno dei miei rimpianti più grandi: aver perso tante occasioni per “essere bambino” quando la biologia mi permetteva, invece, di esserlo. Non sto dicendo di aver trascorso una brutta infanzia, assolutamente No! Ho solo detto che, con l’occhio “maturo” posso osservare che, in certe situazioni, avrei potuto assumere un diverso comportamento. Per questo ho deciso di diventare maestro: per non far perdere ai bambini di domani l’occasione di vivere la loro fanciullezza con spensieratezza e incanto.

Il mondo malato in cui viviamo è frutto di bambini mal cresciuti che, diventati adulti, hanno vissuto con un comportamento malato, frutto di mancanze e di desideri mancati.

 

La parola bambino, dunque, ha in se una forte valenza di Speranza: sono i bambini che salveranno il mondo, a patto che non dimentichino mai il fanciullino che vive dentro di loro!

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#LeMieParole – Amore

Forse sarò scontato ma, una delle parole della mia vita è AMORE.
La mia vita è, in un certo senso, sempre stata una ricerca d’amore. Questo non significa che non ci sia nessuno che mi ami… eppure, fin da piccolo, percepisco un vuoto nel mio cuore, come se mancasse una parte di me. Pensare a ciò mi fa venire in mente il mito dell’androgino raccontato da Platone o alla vicenda della creazione  di Eva a partire dalla costola di Adamo. In fondo, ognuno di noi è incompleto. Dopo 20 anni posso affermare che l’amore è questo: completamento di sè.

La vita va avanti grazie agli opposti, e questo già lo diceva  Eraclito. Non esiste nulla senza opposto: non c’è luce senza ombra, vita senza morte… non c’è uomo senza donna. Io non sarò mai completamente uomo finchè non troverò una donna che completi il mio essere.

Ciò, però, non esclude che io abbia sperimentato altri tipi di amore.
I greci distinguevano il sentimento amoroso in diverse tipologie: Eros, l’amore fisico e carnale, Philos, l’amore fraterno, Agape, l’amore perfetto e disinteressato.

Philos è quel legame che ti lega ad altre persone, persone che condividono con te qualcosa, che ti completano, in un certo senso… Philos è l’amicizia profonda, quella più difficile da raggiungere. Philos ci lega indissolubilmente a qualcuno, sia esso un compagno di vita o semplicemente un buon amico o la persona da cui si è imparato a fidarsi. Per qualcuno al di fuori del rapporto di philos, potrebbe assomigliare un po’ all’eros, quando un uomo e una donna hanno un rapporto così stretto, ma fino a quando l’ amicizia è solo conoscenza e non si superano i propri confini, il philos può continuare a legare platonicamente come veri fratello e sorella per molto più a lungo di quanto gli altri si possano aspettare. Ho sperimentato Philos poche volte nella vita; alcune volte, invece, Philos è degenerato in altro, producendo molti danni, danni irrimediabili… tuttavia, per quanto portatrice di sofferenze, questa è una condizione necessaria:

“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

Capita di soffrire quando ci si lascia addomesticare….

Poi ho sperimentato agape, anzi… lo sperimento ogni giorno, negli ultimi mesi molto di più rispetto al passato: l’ Agape è l’unico amore veramente perfetto e incondizionato, non può essere realizzato da persone l’ uno per l’ altra, siccome le persone sempre pongono dei limiti sull’ amore in qualche modo. La perfezione trovata in Dio nella creazione, resta quindi in ogni quadro, come l’esempio a cui l’umanità dovrebbe aspirare. Cercando di raggiungere un tale rapporto con un altro dà alla persona un livello molto più forte di eros e philos degli altri esseri umani. L’Agape è un Amore senza limiti, che sconvolge le viscere…

Queste tre forme di amore coesistono e l’uomo è incompleto e sofferente se non gode di tutte e tre. Ritengo che la ricerca dell’Amore sia il fondamento di ogni vita e la vita non è vita senza ricerca.

Mi auguro, dunque, di poter proseguire questa ricerca, mettendo da parte l’insoddisfazione di non aver trovato, finora, l’appagamento di questa  mia sete d’amore Eros.

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#LeMieParole – Ricordo

Il 28 Febbraio sarà il mio compleanno. Direte voi: “quindi?
Bhe… il compleanno è un evento che mi fa riflettere molto: siamo sempre così felici di compiere gli anni eppure, siamo un anno più vicini alla fine… ma a questo non pensiamo  mai, per il solo motivo che ci crediamo immortali. Non si pensa mai alla propria fine e, se lo si fa, ciò ha sempre una connotazione negativa. Dall’altra parte della medaglia, però, c’è il fatto che, nel giorno del compleanno, è possibile, in un certo senso, tracciare le somme del proprio operato ed importare ciò che verrà. Ecco le due facce della medaglia: angoscia della fine e speranza del continuo. Come ho detto, fra pochi giorni sarà il mio compleanno e la domanda che mi faccio assai di frequente è: verso dove sto andando? In che direzione va la mia vita? cos’è che ho lasciato alle spalle? cos’è che dovrò portare con me?

Ecco spiegato il motivo di questa rubrica, #LeMieParole. Sono fermamente convinto che la nostra vita sia sostenuta da un bagaglio di parole importanti, diverse per  ognuno; parole che indicano i nostri limiti, le nostre speranze, il nostro essere… Perchè, in fondo, noi altro non siamo che parola, figli di una Parola. Nei prossimi sette giorni, dunque, vi proporrò le mie 7 parole, ossia quelle parole che, in un certo modo, mi rappresentano.

Basta perdersi in inutili discorsi: iniziamo!

La prima parola è RICORDO

Ho sempre avuto un legame molto profondo con i miei ricordi, così profondo che a volte mi faccio condizionare fin troppo da loro, fino al punto di non riuscire più a pensare a ciò che vien dopo. La parola “ricordo” è una parola meravigliosa: significa re-cordare, ossia riportare al cuore. Ho sempre trovato affascinante quest’immagine: mi fa pensare a dei restauratori di mosaici. E’ come se il nostro cuore fosse un vecchio mosaico che, qualche volta, consumato dal tempo, perde dei tasselli. Il ricordo, dunque, come un abile artigiano, tenta di riportare il mosaico allo splendore originario. Gli esperti, però, sanno che, per quanto possa essere ben realizzato, un mosaico non riporterà mai l’opera all’identica forma che aveva in precedenza. Esso si limita a ricostituire un’immagine, un ‘immagine che, sebbene uguale è intrinsecamente diversa. Così accade in noi: il ricordo riporta nel nostro cuore, e nella nostra anima, un pezzo di passato ormai andato via… tuttavia la vera funzione del ricordo non è quella di segregarci in una prigione dorata, bensì quella di darci la spinta per andare avanti. Sarebbe bello vivere di soli ricordi, sopratutto in quelli belli. Tuttavia ciò non è possibile, o meglio… è possibile ma nocivo. Io tante volte mi sono circondato di ricordi ed ognuna di queste volte, per poco, non ne rimanevo soffocato!

C’è  una frase molto interessante di George Santayana:

Chi non può e non vuole ricordare il passato è condannato a ripeterlo.

In un certo senso è proprio così: ricordare non è un qualcosa di fine a sè stesso, e guai a quando lo diventa! Non serve a nulla rifugiarsi nei ricordi e poi dimenticarsi di vivere la propria vita… In questi 20 anni ho accumulato tanti ricordi, come tanti ricordi avete accumulato voi, cari lettori, nei vostri anni di vita ed ognuno di questi ricordi è riferito ad un momento, bello o brutto. Tante volte ho ed ho avuto la tentazione di accoccolarmi ad uno di essi… eppure, andando avanti, ho capito che un ricordo è bello solo se visto con un cannocchiale, con una lente che lo faccia sembrare vicino, sebbene sia lontano. Questo è l’unico modo per sopravvivergli. Altri modi non ci sono: un pò come Ulisse che si fece legare per sentire le sirene.

Ecco spiegato perchè RICORDO è una delle parole della mia vita: èè un pò come un post-it attaccato sul frigo che ti ricorda cosa hai e cosa bisogna comprare…

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