Il mondo è una mia rappresentazione

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Il mondo è una mia rappresentazione

diceva il buon vecchio Schopenhauer, indicando il fatto che, per lui, ogni fenomeno osservabile è, in realtà, un sogno, una finzione, che esiste dentro la coscienza. La realtà, dunque, non esiste se non come rappresentazione, immagine, costruita dal singolo.

Bhè, io non sono così drastico ma credo che, in fondo, qualcosa di giusto ci sia in questa frase. Innanzitutto comincio con il dire che la nostra mente lavora per simboli, ossia per immagini significative e questo appare più che mai nei sogni, in cui un’immagine assume un significato specifico, universalmente condiviso.

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Che la nostra mente ragiona per simboli significa, dunque, che essa attribuisce significato agli oggetti ed alle realtà con cui ci relazioniamo, in base al legame che instauriamo. Esempio: se un cane mi morde, la mia mente assocerà all’immagine del cane una certa negatività.

Ecco, dunque, perchè il mondo è una mia rappresentazione: ognuno di noi conosce ed entra in contatto con la realtà in modo diverso ed attribuisce ad essa significato diverso.

Capire questo è la chiave di tutto: come posso io giudicare te, dicendo che sbagli se tu hai avuto un’esperienza di vita diversa dalla mia?

Questo, ovviamente, non significa che bisogna automaticamente abbandonare le proprie idee e seguire ciecamente quelle degli altri, bensì RISPETTARE l’esperienza degli altri: perchè devo avere ragione io per forza? Non è possibile che ad avere ragione sia l’altro?

E’ proprio questo il punto: a meno che, deliberatamente, non si decida di mentire, ogni “realtà” è reale, poichè mediata dall’esperienza! Non fermarsi a sè ma aprirsi alla relazione, all’accoglienza dell’esperienza altrui è, forse, la soluzione a molti mali…

detto in altre parole… Scendete dal piedistallo!

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Amore & Psiche

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Una battuta del film “Il giovane favoloso” afferma:

Amava ad occhi chiusi, senza sapere chi fosse l’amato: non c’è favola più bella di Amore e Psiche

Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Amore e Psiche è una fabula raccontata da molti scrittori dell’antichità, in particolare da Apuleio che, nel suo Metamorphoseon, gli dedica 3 degli 11 libri  di cui è composta l’opera.
La vicenda è molto semplice: lei ama lui, lui ama lei ma lei non sa che lui è il dio Cupido. I due si incontrano solo di notte, nel buio più totale. Ma si sa, la curiosità è donna: la bella Psiche (la cui bellezza eguagliava quella di Venere) non resiste ed una notte, mentre il suo amante dormiva, prende una lampada e… la fioca luce della fiamma mostra l’identità del passionale amante. Poi vabbè, come sempre nei miti, alcune divinità si arrabbiano, ci sono sfide da risolvere per placare l’ira, mostri e cose strane. Ma comunque tutto si risolve e lei può amare lui, senza problema.

Insomma, Leopardi afferma che “non c’è fabula più bella di Amore e Psiche” ma è possibile che una favola in cui due si amano senza nemmeno conoscersi possa essere definita la più bella?  Così su due piedi direi di no: per amare qualcuno, in teoria, bisognerebbe conoscerlo, bisognerebbe apprezzarne i tratti fisici, il pensiero ecc… Qui i due si amano senza sapere niente!
Questo mi fa pensare alla mia esperienza personale: le ragazze che mi piacciono sono sempre molto esigenti, cercano il particolare, vogliono conoscere prima di ricambiare e se qualcosa non va…allora non c’è niente da fare! Basta un piccolo “difetto” per troncare sul nascere una possibile bella storia d’amore…

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Ma siamo sicuri che sia possibile conoscere qualcuno fino in fondo e, soprattutto, che sia possibile che l’amore sia determinato dalla conoscenza? Questa bella fabula è la prova che, per amarsi, non occorre “essere fisicamente attraenti” o “intellettualmente dotati”… basta solo saper amare, e nell’amore un pò di mistero non guasta mai…

Ci siamo persi la bellezza dell’amore proprio a causa del desiderio di conoscere e controllare ogni aspetto di chi abbiamo davanti. Ricordate la fabula? I guai iniziano quando lei accende la luce.

Amre e Psiche che si abbracciano di Antonio Canova, 1788-1793

 

Aveva ragione Giacomino: Amore e Psiche è proprio la fabula più bella, forse proprio perchè non è una fabula bensì un esempio di vita vera, ciò acui tutti dovremmo mirare… Amava ad occhi chiusi, senza sapere chi fosse l’amato e, dunque, lo amava senza tornaconto, lo amava nella misura in cui era amata! Che bello poter amare così… e poter essere amati così, senza aspettarsi nulla, senza rimanerci male perchè, dopo un pò, il partner mostra aspetti che prima non ci aveva mostrato. Amare senza vedere, che traguardo magnifico: amare solo guidati dal cuore e dall’anima (Psiche, in greco, è l’anima… ma anche, in un’accezione più moderna, la mente): amare con anima, mente e corpo ma senza lasciarsi guidare dall’occhio ossia dalla pretesa. L’occhio vede e guida… a volte verso il bene, a volte verso ciò che noi pensiamo sia il bene.

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Non mi stancherò mai di dirlo… Non c’è fabula più bella di Amore e Psiche… e quanto vorrei, un giorno, essere un pò come Psiche…

Il diamante e la grafite

Ve l’ho detto, la Sociologia ha cambiato il mio modo di vedere il mondo…
In ogni lezione che ho frequentato ho imparato qualcosa di nuovo… una di queste è la “questione” del diamante e della grafite.

Facciamo un piccolo gioco: vi farò vedere due immagini e dovete dirmi (vabbè, pensatelo solo) se sono cose uguali o no.

 

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Fatto? Bhe… è un gioco semplice! Si tratta di un diamante e della grafite, minerale con cui è fatta la matita. Ovviamente sono diversissimi… eppure, se vi dicessi che sono fatti della stessa sostanza? Già… sia il diamante (robustissimo) che la grafite (fragile) sono fatti di carbonio. Cos’è, allora, che li rende così diversi?

Guardate quest’altra immagine:

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Cosa notate di diverso? ESATTO! La struttura. Il diamante è caratterizzato dalla presenza di un involucro cubico mentre la grafite dalla sovrapposizione di piani. In altre parole: la struttura del diamante è caratterizzata da una rete di atomi di carbonio complessa, in cui gli atomi si legano e compongono una sorta di “gabbia” assai difficile  da sciogliere. La grafite, invece, è costituita da piani paralleli che, sfregati contro una superficie, si scompongono. In essa gli atomi di carbonio non instaurano legami forti, non si mescolano fra di loro, non interagiscono profondamente, ma soltanto superficialmente.

Questo accade anche nella società. Immaginiamo una società, o gruppo di persone, in cui gli elementi costituenti sono uniti da legami profondi, legami che li tengono uniti. Tali elementi, dunque, formano una sorta di “diamante”, resistente e robusto.. ed anche prezioso. Prendiamo in esempio, ora, una società i cui elementi non sono uniti da legami di senso. Essa, proprio come la mina di una matita, si sfalderà al primo contato con un problema.

 

La forza di un gruppo (o di una società) sta nella forza dei legami che la tengono in piedi: più forte è il legame più forte è la società. Sembra una stupidaggine ma è, in realtà, una grande verità: viviamo in un mondo di grafite, in cui la paura e la mancanza di fiducia creano legami fragili. Ognuno di noi è chiuso nel suo sè, nelle sue necessità, arrivando a perdere di vita l’altro… ma senza l’altro noi  non siamo nulla: l’uomo è un essere relazionale, e solo relazionandosi può essere pienamente sè stesso.

La paura reprime la nostra natura, rendendoci i peggiori nemici di noi stessi…
Occorre invertire la rotta: scoprire la bellezza della fiducia e della relazione per diventare esseri preziosi e forti, come un diamante…

 

Tutta una questione di fiducia…

Una delle regole basilari di una dittatura è l’eliminazione dei propri oppositori. Ce lo ha insegnato quel pelatone italico che, negli anni 20, ammazzava a destra e a manca chiunque osasse controbattere una virgola di quanto la sua bocca aveva pronunciato. La lezione impartita non ha fatto la stessa fine di quelle noiosissime lezioni di matematica del liceo che, entrando da un’orecchio, uscivano dall’altro: la lezione è stata imparata ed è tuttora messa  in pratica perchè, si sa, è solo con la pratica che si riesce a padroneggiare bene un’abilità!

Ma le dittature, ormai, sono cose superate! La gente non si fida più di nessuno, figuriamoci se permette l’instaurarsi di una dittatura! Le dittature di oggi sono come larve, che dormono silenziose attaccate ad un albero e, pian piano, mutano in farfalle che poi volano libere come se nulla fosse! Il bozzolo in cui si nasconde la moderna dittatura non è fatto di cotone come quello dei bachi bensì di fiducia. Ma come si fa a prendere la fiducia in maniera non onesta, ossia: come si fa a fregare la gente? Semplice: con la paura. Come? Facile: si fa in modo che la gente si senta in pericolo, che veda minacciati i valori in cui crede; successivamente si da la colpa ad un capro espiatorio, ossia ad una persona o un gruppo, dopodiché il gioco è fatto.  L’aspirante dittatore, allora, cosa deve fare? garantire l’ordine quindi, con la democrazia dalla sua parte, garantisce il benessere del suo popolo facendo fuori i presunti oppositori. Tuttavia la democrazia è in pericolo quindi servono procedure d’emergenza… ecco fatto che vengono varate leggi speciali che danno più potere allo stato. Ecco qui che tutti i nodi tornano al pettine: gente sotto giogo, oppositori annientati, potere accentrato. In pochi e semplici passi siamo passati da una democrazia ad una dittatura, larvata.

Tutto questo trova soluzione nella sociologia! Ok, è vero che sono malato di sociologia ma vi assicuro che non sto parlando a vanvera! Una società forte è una società coesa ossia una società in cui i suoi componenti sono stretti da legami forti, che formano una vera e propria rete. Come accade per gli ingranaggi di un’orologio, è necessario un qualcosa che tenga “morbidi” i meccanismo… quello che chiamiamo “fluidificante sociale” ossia la FIDUCIA. Una società coesa è una società in cui c’è, fra i suoi componenti, un rapporto di fiducia che li spinge a fidarsi gli uni degli altri ed a camminare, insieme, verso uno stesso scopo.

Una società debole, invece, è una società in cui i legami sono fragili, in cui nessuno si fida. Se manca la fiducia in una società essa non può che sfasciarsi… a meno che il ruolo svolto dalla fiducia (ossia quello di tenere uniti i meccanismi) non venga svolto da una figura esterna che, esercitando autorità, riesce a tenerla in piedi lo stesso. Un esempio? L’Italia degli anni post guerra: la neonata repubblica era, di fatto, una società solo sulla carta. I suoi componenti non si fidavano gli uni degli altri, perchè non si conoscevano (teniamo presente le forti distinzioni fra nord e sud) e, a volte, non si sopportavano. Come tenere insieme le parti? con la Costituzione, che garantisse pari diritti e doveri.

A noi c’è andata bene, con la costituzione… ma alcuni paesi sono meno fortunati di noi ed, invece di una costituzione, si ritrovano fra le mani un dittatore che svolge il ruolo di legante sociale con mezzi poco ortodossi e democratici, solo per un tornaconto personale.
Senza fiducia la società è debole. Quell’uomo, allora, sfrutta l’incertezza e la mancanza di fiducia utilizzando l’opposto della fiducia: la paura.

Aveva ragione il maestro Yoda quando affermava che “La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza.”  La paura rende tutti più fragili e quindi più deboli… il cucciolo spaventato si nasconde dietro la mamma, e così fa il popolo spaventato… ignorando che la mamma dietro la quale si nasconde è, in realtà, un lupo mascherato…

La chiave di tutto, dunque, è la fiducia: fidarsi gli uni degli altri, costruire una rete sociale, formare dei legami di senso…

Ma oggi siamo lontani da questo: viviamo nel SECOLO DELLA GRAFITE, circondati da legami fragili che con un nonnulla si spezzano… siamo nel secolo della paura… ma anche nel secolo della SPERANZA! E’ proprio quando tutto sembra perso che essa nasce, ed ora è proprio il momento giusto per la sua nascita, per il suo nuovo battesimo nel mondo!

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“Chi gioca con i Pokemon è un pirla” -questo è veramente giornalismo?

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Un vecchio proverbio afferma che “L’ignoranza è madre dell’arroganza“. Amo i proverbi, soprattutto quando, come si suol dire a Roma, “ci azzeccano” . Il proverbio sopra citato trova riscontro in un articolo scritto su LIBERO ONLINE da tale Fabrizio Biasin. Sono dell’idea, che più di un’idea è un dato di fatto OGGETTIVO, che i giornalisti debbano dare l’informazione. Nel dare un’informazione, ovviamente, devono eseguire una scelta sul  lessico ed è normale che, avendo un’idea, si scelgano determinate parole piuttosto che altre. Il signor Biasin, che più che un giornalista mi è sembrato, IN QUESTO ARTICOLO, un blogger, non si limita a svolgere una scelta lessicale “pro domo sua” (ossia a favore della sua idea) bensì dà dei veri e propri commenti arrivando perfino ad offendere, dando del “pirla” ai giocatori di POKEMON GO!

Cito alcune perle tratte dal suo articolo:

I Pokemon non sono reali ma i pirla che ci credono sì

Non vorrei, come fanno lor signori, fare di tutta un’erba un fascio ma non credo che i giocatori di PKMGO pensino che i Pokemon siano reali… un conto è cercarli nella “vita vera” un conto è credere alla loro realtà! E poi? Anche  se fosse? I bambini sono pirla perchè credono in Babbo Natale?

smettetela di fare i minchioni, chini sul vostro cellulare per catturare pupazzetti con facce da culo, in giro per l’ universo mondo.

Innanzitutto quello che faccio io a te non deve interessare, secondo: ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di PUPAZZI PER BAMBINI? Cavolo, più leggo gli articoli sparsi per i giornali più mi rendo conto che, forse, chi ha perso il contatto con la realtà sia proprio la classe dei giornalisti che invece di dedicarsi alle cose serie, perde tempo a dare del “pirla” a chi gioca ad un GIOCO!

«Sì ma poi? Qual è il godimento finale? Si guadagnano quattrini? I Pokemon te lo fanno arrizzà? Ti puliscono casa?
No, niente. Servono solo a dire «ce l’ ho», come accadeva ai tempi delle figurine, solo che questa troiata ha effetti collaterali più significativi.

Esatto, “i tempi delle figurine”: questo gioco, in realtà, è un gioco per ragazzi e bambini, non per adulti vaccinati! Il problema? sostanzialmente che i pokemon hanno avuto genesi negli anni 90 e quindi tutti i ragazzi che ne hanno seguito la nascita e lo sviluppo sono ormai cresciuti!

Il giornalista poi sovrappone piani diversi. Mi spiego: Pokemon Go, ricordiamocelo sempre, è un gioco… il gioco rappresenta una realtà distaccata da quella reale, svincolata dalle logiche del mondo vero. Anche giocando a Monopoli non si vince nulla di reale, ma ci si diverte.. perchè è a quello che serve un gioco! Sovrapporre un gioco ad una logica di guadagno non solo è una cosa inutile ma anche segno di ignoranza poichè non si è tenuto conto della logica sottesa, ossia quella del distacco.  E poi, non siete un pò stanchi di pensare di dover far tutto per rispondere ad una logica di guadagno finale? Non potete avere gusto per una cosa in quanto tale e basta? Ma perchè deve esserci un “premio” per tutto?

Effetto n° 1: è chiaramente tutto finto e innocuo, ma pensare che utilizzando il «filtro» dello schermo tu possa vedere simil-scarrafoni piazzati sul comodino o per le strade, è un filo inquietante. E subito vien da pensare: invece di scegliere codeste specie di insetti, gli ideatori non potevano studiare una versione del gioco con dei bei figoni paciarotti? Il tutto avrebbe assunto un senso diverso.

Ok… questa non l’ho capita! Chiedo scusa ma sono ignorante e certe cose non riesco a capirle!

Tutto ciò che ho scritto non vuole essere un’offesa al giornalista ma soltanto l’espressione di un libero pensiero, come sancito dalla costituzione (che prevede il diritto di critica nell’articolo 21) .

Ok, forse mi sto accalorando troppo su questo argomento… ma è possibile che un giornalista, ossia qualcuno che deve trasmettere una notizia, definisca “pirla” delle persone e “facce da culo” dei pupazzetti appartenenti ad un brand per bambini? Stiamo veramente rasentando la follia!

Spesso mi piace ricordare un proverbio swahili: le migliaia cominciano da uno, ossia le cose grandi cominciano da quelle piccole…bhe…ci chiediamo il perché non riusciamo a promuovere una politica per l`integrazione? Ecco perche: come facciamo a rispettare chi appartiene ad altre culture se non rispettiamo chi, semplicemente, gioca ad un gioco per il cellulare?

Tutta sta cosa di pokemon, in sè, è una grande cavolata: ci sono cose più importanti, come la dittatura che si sta insediando in turchia o il tentativo di Renzie di sovvertire la costituzione per meglio adeguarla ai suoi interessi. I pokemon, in fondo, sono una cavolata ma rappresentano una sorta di “simbolo”: tanto odio, tanta disinformazione per le cavolate…figuriamoci per le cose serie!

Ho tanta paura, seriamente! Se l’ignoranza suscita tanta rabbia per cose così futili, figuriamoci per le cose serie!

Pokèmon GO! Conoscere per comprendere

maxresdefaultUna tecnologia, di per sé, non è né buona né cattiva…è l`uso che se ne fa che la rende tale! Un certo gruppo di persone sta, da qualche giorno, demonizzando POKEMON GO, etichettandolo come emanazione del demonio, strumento per la distruzione della “vita reale” o, semplicemente, come cretinata. Ora, sarà che sono nato negli anni 90 e catturare pokemon è sempre stato uno dei miei sogni (insieme alla fusione ed al teletrasporto…) ma non credo che PKMGO sia un qualcosa di così mortale. Ecco perché:


1) si tratta di un fenomeno sociale che, dopo l`iniziale exploit, scemerà causa problemi tecnici o arrivo di nuove app o giochi.
2) cercare pokemon non esclude il creare legami reali! Esistono molti gruppi in cui “allenatori” si confrontano e parlano, magari anche incontrandosi. Se poi ci sono persone così dementi da attraversare una strada col cell in mano o trascurare la ragazza per catturare Pikachu…non è colpa del gioco, ma dell`uso che ne viene fatto!
3) finalmente un gioco che combatte la sedentarietà, costringendo il giocatore a muoversi! A me, per esempio, camminare annoia…l`altro giorno, invece, ho fatto A PIEDI 4km… da quando muoversi fa male?

Alcuni critici sostengono che tale gioco bruci il cervello e faccia perdere il contatto con la realtà: invito queste persone a leggere gli scritti di Caillois, sociologo francese che ha individuato i caratteri psico sociologici dei giochi…

E soprattutto, smettiamola di puntare il dito contro chi fa qualcosa che noi non possiamo o vogliamo comprendere! Un mussulmano non è terrorista solo perchè è mussulmano, un omosessuale non è “sbagliato” solo perché ha altri interessi… prima di giudicare invito a pensare un attimino e, magari, perché no, cercare di accogliere l`altro (la prima caratteristica dell`accoglienza è la sospensione del giudizio)… forse, invece di considerare demoniaco il diverso potremmo cominciare ad accoglierlo… sarebbe veramente una rivoluzione!

Due facce

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La luna ha due facce ma ne mostra sempre e solo una… beata lei! Noi, di faccia, ne abbiamo una ma, come minimo, ne mostriamo due!

Perchè? Per paura, per convenienza, per divertimento…

 

 

 

Mi sono informato: non è una cosa dei giorni nostri quindi, per questa volta, dovremmo rinunciare a dare la colpa alla società di oggi…
Da sempre c’è stata la cultura della “doppia faccia“, non sempre vista come fatto negativo.
A Roma, la doppia faccia era impersonata dal dio Giano, custode del passato e del presente, dell’inizio e della fine, del passaggio e del ritorno. Una doppia faccia, insomma, che si faceva carico degli opposti, delle antitesi… E l’uomo, in fondo, è un guazzabuglio di opposti! L’uomo è luce e ombra, odio e amore… L’uomo è frutto di opposti, l’uomo è una medaglia con infinite facce.

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Ma la cosa negativa non è tanto il fatto di avere più facce… bensì quello di passare repentinamente dall’una all’altra, senza una logica!

E’ questo il nostro grande problema! Mi viene in mente un passo del Vangelo:

Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno

Gesù, come sempre, c’ha visto lungo: la causa del nostro male è la doppiezza (o la “triplezza” o “quartezza”…) del cuore: l’uomo è l’unico animale che vuole A, pensa B e fa C… rimpiangendo di non aver fatto D.

L’uomo riesce ad essere  il tutto ed il suo contrario, felice quando è triste e triste quando è felice, riesce a fingere, a recitare…

Forse è proprio questa l’origine della sofferenza: agiamo diversamente da ciò che siamo perchè vorremo essere altro da noi…la risposta è scoprirsi ed amarsi… solo così avremmo possibilità di avere una faccia, una faccia che ha il coraggio di guardarsi allo specchio e di trovare, in quello sguardo, un sottile velo di Bellezza!

 

La piccola grande lezione dell’Islanda

Ci hanno sempre insegnato che i grandi sono grandi ed i bambini sono bambini; che quelli intelligenti e furbi vincono mentre i fessacchiotti perdono; che chi urla è più forte di chi pensa… Già, ce lo hanno insegnato… ma la nazionale islandese, durante gli europei, ci ha insegnato qualcosa di più importante: anche un bambino può essere un gigante, anche un debole può combattere (e vincere) una battaglia! Che meraviglia, quell’Islanda, capitanata da un elettricista e costituita da persone come tante altre! Che meraviglia, quell’Islanda, in cui bastano sogno, coraggio e volontà per vincere.

E mi viene in mente un salmo, l’otto:

 Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici,
per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore.

Che bell’esempio che ci hanno dato: il piccolo ha in sè la forza di un gigante…deve solo capire quanto vale! E loro ci hanno creduto… E’ questa la piccola grande lezione dataci dall’Islanda: a volte, basta solo fidarsi di sè e dei propri sogni… al resto ci pensa la Vita (Mi han detto così…)

Quando l’uomo diventa bestia

scimmia-uomoL’uomo è, in fin dei conti, un animale. Un animale un pò particolare: egli è dotato di una facoltà meravigliosa e terrificante, il pensiero, che gli consente di ergersi sopra gli altri animali, sopra la natura, sopra tutto… una facoltà che,purtroppo, a volte lo rende il peggiore fra gli animali, il più crudele fra le bestie. A tal proposito, Mark Twain, affermava che:

Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele. È l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo

E purtroppo aveva ragione! Occorre,però, chiarire una cosa. Spesso, per delineare dei lati negativi di qualcuno, siamo soliti dire: “Sei una bestia” o “sei un animale” come se ciò potesse rappresentare un’offesa… Gli animali, poverini, hanno l’unico difetto di essere sottomessi ad una logica causa-effetto:hanno fame? Mangiano. Hanno sonno? Riposano. Provano amore (o desiderio, o attrazione)? si accoppiano. Attenzione a quando diciamo: “gli animali sono soggetti ai loro istinti“. Ne siamo sicuri? Io credo, che fra tutti gli animali, l’unico soggetto ai propri istinti sia l’uomo che, guarda caso, è l’unico dotato di ragione! Un uomo mangia senza fame, beve senza sete, si accoppia senza amore… e a volte lo fa con violenza! L’uomo agisce contro gli stimoli per il solo scopo di provare piacere: l’uomo uccide per piacere, stupra per piacere, offende per piacere! Qualche giorno fa i giornali hanno passato la notizia di una 15enne stuprata da suoi coetanei. Alcuni di loro hanno dichiarato: “ci annoiavamo!” altri “volevamo solo divertirci“o, peggio ancora, “volevamo vedere come reagiva“. Ecco, questo significa essere una bestia!

Il buon vecchio Arthur (Schopenhauer, per chi non fosse suo amico…) lo aveva detto: siamo tutti parte di una piramide cosmica, basata sul principio di consapevolezza… gli animali non hanno consapevolezza di sè, ecco tutto! Un’animale non pensa: un animale agisce e, nell’agire, segue l’istinto ossia la facoltà che lo contraddistingue. Con l’istinto, l’animale, soccorre il suo simile in difficoltà (un leone non soccorrerà mai una gazzella… ma una gazzella si chinerà sempre per leccare le ferite di un’altra gazzella), nutre chi è affamato, protegge i suoi piccoli. Ecco: sono questi gli effetti dell’istinto? Ma allora non sarebbe stato meglio nascere lupi o pesci o gatti? Perchè nascere animali dotati di un qualcosa che ci piega verso il male?

Queste sono elucubrazioni che solo un animale dotato di pensiero può comprendere…
Ma io penso che tutto questo, ossia il pensare ed il capire, sia indirizzato al poter percepire la Bellezza. Vero, c’è tanto male in questo mondo ma è anche vero che c’è tanta tantissima Bellezza, Bellezza messa lì apposta per noi, animali dotati di pensiero! Siamo al mondo così come siamo per essere partecipi di qualcosa di grande, di immenso, che agli animali sfuggirà però sempre.
Ma è anche vero, che con questa nostra facoltà, siamo liberi di non fare uso di questa Bellezza e, anzi, di distruggerla… Ecco, dunque, perchè l’uomo è la bestia più crudele: perchè può utilizzare la sua facoltà distintiva non per essere sè stesso ma per andare contro sè, contro la sua natura! La leonessa non sgozzerebbe mai il leoncino, il salmone non offenderà il sarago che gli nuota vicino perchè ha un colore di squame diverso dal suo… in poche parole: gli animali, che non sono consapevoli di essere animali, sono ciò che sono: animali, per l’appunto! Noi, uomini, che sappiamo ciò che siamo, possiamo decidere di non esserlo…ed ecco che nasce il male e la sofferenza!

L’uomo è

  • Un animale relazionale… ma se si sottrae alla relazione è solo un animale;
  • Un animale amante… ma se nega l’amore è solo un animale;
  • Un animale creante… ma se invece di creare distrugge è solo un animale;
  • Un animale pensante… ma se invece di pensare si fa guidare dall’attimo è solo un animale…

 

Ecco, cari amici, smettiamola di arrovellarci su chi, fra noi, sia bestiale o meno, se quelli che uccidono qualcuno, su quelli che mandano a quel paese quando freni di scatto o quelli che amano persone dello stesso sesso… smettiamo di classificare Bestie e non bestie… Cominciamoci a chiedere: io sono chi sono? Ossia, sono un animale che utilizza la sua facoltà per raggiungere la Bellezza oppure per arricchirsi e soddisfare un istinto passeggero?

Chiediamoci questo, e cerchiamo una risposta… e forse, solo facendolo, potremmo veramente dirci UOMINI!

Serendipità, le felici scoperte che facciamo per caso

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Pensate un pò a Cristoforo Colombo che, volendo scoprire una rotta alternativa per le Indie scopre l’america, o all’entomologo tedesco Wilhelm Kattwinkel che, inseguendo una farfalla, scopre la Gola di Olduvai o, ancora, a William Herschel, che scopre Urano mentre cercava delle comete… Cosa accomuna tutti questi uomini? Senza dubbio il fatto che hanno trovato qualcosa che non pensavano di trovare mentre cercavano qualcos’altro. C’è una parola che identifica questo: Serendipità.

 

Serendipità è un termine inventato da Horace Walpole nel XVIII secolo. Non so a voi, ma a me questa parola piace, e piace anche ciò che essa rappresenta: in fondo, la vita stessa è serendipità! Siamo costantemente alla ricerca di qualcosa eppure facciamo costantemente scoperte che ci lasciano di stucco. Se cercassimo qualcosa che già conosciamo non avremmo problemi a trovarla… la serendipità nasce proprio dal non conoscere ciò che si cerca! La vita è serendipità: ogni uomo cerca, consapevolmente o meno, la felicità. Ogni atto o azione o pensiero è mirato a raggiungere la felicità o, comunque, la serenità. Ma che sapore ha la felicità? Che colore ha la felicità? Ognuno se la immagina diversamente, secondo quelli che sono i propri metri di giudizio… ma… se non fosse quella la felicità? E se mentre siamo in cammino ci capitasse davanti agli occhi qualcosa che ignoriamo perchè considerata “inutile” che però, è ciò che cercavamo?

Questo è il grande mistero della vita. Tuttavia la Bellezza sta proprio in questo: lasciarsi stupire dalla serendipità, dal trovare qualcosa di inaspettato, lasciarsi sconvolgere i piani!

Ogni campo della vita è avvolto dal mantello nebuloso della Serendipità: pensate all’anima gemella. Ognuno cerca quella che, secondo i propri gusti, potrebbe essere l’anima gemella eppure, dopo un’estenuante ricerca, ci si accorge che la persona che cercavamo è accanto a noi, e che magari lo è stata sempre… senza che noi ce ne accorgessimo, o magari, a priori, la escludevamo…ma alla fine si è rivelata essere proprio lei quella che cercavamo…

La grandezza delle cose, delle cose belle, sta nella loro propensione alla serendipità…
I nostri più grandi problemi arrivano quando tappiamo le ali alla serendipità, come se Colombo avesse detto: “Ma chissene!” e fosse tornato indietro, fregandosene della terra scoperta. A volte occorre mettere da parte i propri piani, lasciarsi guidare dal corso naturale  delle cose… e magari chissà, la nostra America è proprio dietro l’angolo…

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