Calcio,tifo e sociologia

Scrivo questo post a quest’ora così tarda perchè ho paura, aspettando, di dimenticare ciò che devo dire. E’ da poco finita la (disastrosa) partita ITALIA vs GERMANIA.Subito dopo il fischio finale (avvenuto ai rigori!) facebook si è riempito di post di vario tipo, dedicati alla partita. Alcuni erano simili a questo:

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Certo, ognuno è libero di pensarla come vuole ma ci sono alcune cose da tenere a mente: in occasioni come queste, ragionare con la logica del “io cosa ci guadagno?” è, secondo me sbagliato! Certo, è vero che nella vita pratica una vittoria o una sconfitta non cambiano nulla…ed infatti non è a questo che dobbiamo puntare, perlomeno in queste situazioni. L’essere umano si distingue dalle bestie per la sua identità relazionale (L’uomo è un animale sociale, scrisse Aristotele) che si traduce, nell’atto pratico, nella formazione di società basate su valori condivisi. Tuttavia, l’essere umano, tende facilmente a sviare l’attenzione dall’altro a sè, chiudendosi in uno sterile egoismo che lo rende solo e vuoto dentro. L’animale sociale, dunque, senza società è solo un animale. L’uomo è una bestia, dunque, quando, guidato dall’egoismo tende a seguire i suoi istinti, chiudendosi in sè ed ignorando la realtà fuori da lui. Dicevo, dunque, che l’uomo per essere uomo ha bisogno della società. Ma è possibile che la società sia solo un insieme di persone? Non la pensa così il sociologo Emile Durkheim, il quale afferma che la società è la somma delle parti più un qualcosa, che chiama “coscienza collettiva“. La coscienza collettiva costituisce ciò che rende una società tale, fornendo ai singoli componenti un indirizzo comune, un immaginario, una raccolta di simboli. La coscienza collettiva è un’energia morale che supera i singoli individui e li rende parte di un tutto, ossia di una società. Dunque, affinchè ci sia una società non servono solo persone ma c’è bisogno anche di un fattore di coesione sociale, un aggregante sociale…

Gli italiani, diciamolo chiaramente, sembrano non avere questa energia morale… questo si traduce nel menefreghismo elettorale, nel trascurare la cosa pubblica (se vi capita di rimproverare qualcuno che avete visto buttare una cartaccia per strada, non è difficile che egli vi risponda “fatti gli affari tuoi”, non pensando che, forse, la salvaguardia dell’ambiente è un fatto mio… vabbè…) o anche nel rispondere “cosa mi cambia” dopo una partita. L’Italia, checché se ne dica, non è mai stata un paese unito se non nel momento delle guerre, soprattutto nella Grande Guerra, in cui il siciliano si è trovato a lottare accanto al milanese ecc… Tuttavia,al giorno d’oggi, la guerra ci interessa in maniera diversa e non è più (se non in occasione di drammatiche stragi) un fattore di coesione sociale come lo è stato negli anni passati. Dunque:  perchè mi sta tanto a cuore la nazionale di calcio italiana? Non perchè sono un tifoso… ma perchè sono un convinto sostenitore della coesione sociale. Cosa mi cambia vincere o perdere una partita? Nulla, ma quello che mi sta a cuore, quello che mi fa battere l’anima è sentirsi, anche solo per 90 minuti parte di una stessa società, respirare quell’energia di cui parlava il sociologo, sentirsi parte di un gruppo che ha valori e fini condivisi… futili, certo! Le cose importanti sono altre! Ma perchè trascurare quelle più leggere? Sedersi davanti al televisore, o magari davanti ad un maxi schermo e sapere che, nello stesso momento, altre migliaia di persone stanno facendo la stessa cosa, stanno condividendo i miei stessi sentimenti, mi fa sentire vivo, mi fa sentire un “animale sociale” dunque un uomo realizzato, poichè non v’è realizzazione senza la realizzazione sociale. Ecco, dunque, perchè abbiamo bisogno di tifare la Nazionale, una maratona, una gara di bocce…. per sentirsi parte di una società! E’ per questo che l’uomo tifa. Ci sono cose più importanti? Certamente! Ma come recita un vecchio proverbio africano: le migliaia cominciano da uno… come realizzare le cose “serie” senza cominciare da quelle “non serie”?

Estraniarsi da questa logica equivale a sottrarsi ad esistere: l’uomo è un animale sociale e senza società è solo un animale…ricordate? l’ho scritto qualche riga in alto!

Dunque, non è la partita che importa… poteva trattarsi anche di Burraco o Briscola, non sarebbe cambiato nulla ! L’uomo ha bisogno di unirsi in qualcosa di condiviso.

Mi verrebbe da pensare che chi reputa stupido tifare, sostenere un qualcosa, traduca questo modus operandi anche nella vita quotidiana, escludendo dalla sua vita la realtà sociale, non riuscendo a far parte di una società unita e coesa.  Le persone che non riescono a mettere in pratica comportamenti sociali sono, solitamente, lasciati soli, come la gazzella che non potendo correre viene abbandonata al leone.

La chiave, dunque, non è tifare la nazionale in  quanto semplice messa in pratica del proprio amore per uno sport in particolare bensì tifarla per sentirsi parte di una grande tutto! E questa non è una utopia, ma una realtà dimenticata!

 

 

Fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento. Grazie!

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