“Chi gioca con i Pokemon è un pirla” -questo è veramente giornalismo?

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Un vecchio proverbio afferma che “L’ignoranza è madre dell’arroganza“. Amo i proverbi, soprattutto quando, come si suol dire a Roma, “ci azzeccano” . Il proverbio sopra citato trova riscontro in un articolo scritto su LIBERO ONLINE da tale Fabrizio Biasin. Sono dell’idea, che più di un’idea è un dato di fatto OGGETTIVO, che i giornalisti debbano dare l’informazione. Nel dare un’informazione, ovviamente, devono eseguire una scelta sul  lessico ed è normale che, avendo un’idea, si scelgano determinate parole piuttosto che altre. Il signor Biasin, che più che un giornalista mi è sembrato, IN QUESTO ARTICOLO, un blogger, non si limita a svolgere una scelta lessicale “pro domo sua” (ossia a favore della sua idea) bensì dà dei veri e propri commenti arrivando perfino ad offendere, dando del “pirla” ai giocatori di POKEMON GO!

Cito alcune perle tratte dal suo articolo:

I Pokemon non sono reali ma i pirla che ci credono sì

Non vorrei, come fanno lor signori, fare di tutta un’erba un fascio ma non credo che i giocatori di PKMGO pensino che i Pokemon siano reali… un conto è cercarli nella “vita vera” un conto è credere alla loro realtà! E poi? Anche  se fosse? I bambini sono pirla perchè credono in Babbo Natale?

smettetela di fare i minchioni, chini sul vostro cellulare per catturare pupazzetti con facce da culo, in giro per l’ universo mondo.

Innanzitutto quello che faccio io a te non deve interessare, secondo: ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di PUPAZZI PER BAMBINI? Cavolo, più leggo gli articoli sparsi per i giornali più mi rendo conto che, forse, chi ha perso il contatto con la realtà sia proprio la classe dei giornalisti che invece di dedicarsi alle cose serie, perde tempo a dare del “pirla” a chi gioca ad un GIOCO!

«Sì ma poi? Qual è il godimento finale? Si guadagnano quattrini? I Pokemon te lo fanno arrizzà? Ti puliscono casa?
No, niente. Servono solo a dire «ce l’ ho», come accadeva ai tempi delle figurine, solo che questa troiata ha effetti collaterali più significativi.

Esatto, “i tempi delle figurine”: questo gioco, in realtà, è un gioco per ragazzi e bambini, non per adulti vaccinati! Il problema? sostanzialmente che i pokemon hanno avuto genesi negli anni 90 e quindi tutti i ragazzi che ne hanno seguito la nascita e lo sviluppo sono ormai cresciuti!

Il giornalista poi sovrappone piani diversi. Mi spiego: Pokemon Go, ricordiamocelo sempre, è un gioco… il gioco rappresenta una realtà distaccata da quella reale, svincolata dalle logiche del mondo vero. Anche giocando a Monopoli non si vince nulla di reale, ma ci si diverte.. perchè è a quello che serve un gioco! Sovrapporre un gioco ad una logica di guadagno non solo è una cosa inutile ma anche segno di ignoranza poichè non si è tenuto conto della logica sottesa, ossia quella del distacco.  E poi, non siete un pò stanchi di pensare di dover far tutto per rispondere ad una logica di guadagno finale? Non potete avere gusto per una cosa in quanto tale e basta? Ma perchè deve esserci un “premio” per tutto?

Effetto n° 1: è chiaramente tutto finto e innocuo, ma pensare che utilizzando il «filtro» dello schermo tu possa vedere simil-scarrafoni piazzati sul comodino o per le strade, è un filo inquietante. E subito vien da pensare: invece di scegliere codeste specie di insetti, gli ideatori non potevano studiare una versione del gioco con dei bei figoni paciarotti? Il tutto avrebbe assunto un senso diverso.

Ok… questa non l’ho capita! Chiedo scusa ma sono ignorante e certe cose non riesco a capirle!

Tutto ciò che ho scritto non vuole essere un’offesa al giornalista ma soltanto l’espressione di un libero pensiero, come sancito dalla costituzione (che prevede il diritto di critica nell’articolo 21) .

Ok, forse mi sto accalorando troppo su questo argomento… ma è possibile che un giornalista, ossia qualcuno che deve trasmettere una notizia, definisca “pirla” delle persone e “facce da culo” dei pupazzetti appartenenti ad un brand per bambini? Stiamo veramente rasentando la follia!

Spesso mi piace ricordare un proverbio swahili: le migliaia cominciano da uno, ossia le cose grandi cominciano da quelle piccole…bhe…ci chiediamo il perché non riusciamo a promuovere una politica per l`integrazione? Ecco perche: come facciamo a rispettare chi appartiene ad altre culture se non rispettiamo chi, semplicemente, gioca ad un gioco per il cellulare?

Tutta sta cosa di pokemon, in sè, è una grande cavolata: ci sono cose più importanti, come la dittatura che si sta insediando in turchia o il tentativo di Renzie di sovvertire la costituzione per meglio adeguarla ai suoi interessi. I pokemon, in fondo, sono una cavolata ma rappresentano una sorta di “simbolo”: tanto odio, tanta disinformazione per le cavolate…figuriamoci per le cose serie!

Ho tanta paura, seriamente! Se l’ignoranza suscita tanta rabbia per cose così futili, figuriamoci per le cose serie!

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Un pensiero su ““Chi gioca con i Pokemon è un pirla” -questo è veramente giornalismo?

  1. Ciao Federico,
    Condivido il tuo pensiero.

    In una società come la nostra è sempre più difficile non creare notizia e/o critica.

    È ovvio che i media risaltino fenomeni che vertono su molte persone ( non scordiamoci che al lancio dell’ app , il flusso di utenti ha superato anche i siti piccanti).

    La Nintendo ha pianificato questo lancio da molti anni ed è riuscita nel suo intento : milioni di quattrini.

    Quindi SI al gioco spensierato senza altri scopi,
    Ed ancora SI a mantenere le distanze da qualcosa che è e che deve rimanere virtuale.

    Per il resto,
    Complimenti per il tuo blog.

    P.S

    Sono un Copy ,
    Massimo Gentile,
    Piacere.

    P.P.S

    Alla prossima ,
    Ciao.

    Mi piace

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