Il silenzioso grido degli alberi

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Ci sono luoghi che rimangono intrappolati nell’anima, imprigionati nel ricordo e nel cuore. Auschwitz è uno di quelli. Non si riuscirà mai a capire pienamente la Shoah senza toccare con mano quelle pietre, rosse come il sangue che hanno visto scorrere, e quei tetti, neri come le urla di chi, in quel campo, giungeva al termine della sua esistenza.

Entrando in quel campo tutto cambia: i sorrisi sui volti scompaiono, le voci tacciono, le teste si abbassano… tutto diventa serio, pesante… Non c’è bisogno di parlare, ad Auschwitz, poichè tutto ciò che necessita d’essere detto è raccontato dalle immagini, da filo spinato e dagli alberi… oh, si… gli alberi! Entrando in quel campo la prima cosa che colpisce l’occhio del visitatore non è tanto la dannata scritta infernale “Il lavoro rende liberi” quanto gli alberi, infiniti alberi incastonati ai bordi dei viali polverosi. Alberi: il paradosso più grande. Un albero è sempre stato segno della vita, segno della nascita e della rigenerazione; segno dell’unione fra uomo e Dio; segno della speranza; segno del progresso incessante e del continuo miglioramento. Tutto questo, ad Auschwitz, rappresenta un assurdo, un paradosso…

Vita: dov’è, lì, la vita? Non c’è, non c’è mai stata! La vita è stata bandita da quel campo, e da ogni altro campo di sterminio. La vita è stata  esiliata, è stata gettata di peso in uno dei forni crematori, o disciolta in una delle camere a gas, o resa allo stato larvale in uno dei blocchi della fame… vita lì, non ce né… ma ci sono gli alberi…

Unione fra uomo e Dio? Affermava Primo Levi:

C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo

Può un Dio esistere e, allo stesso tempo, dimenticarsi di uomini e di bambini, lasciandoli morire  in quell’inferno? Dio sembra essere lontano, sembra non esserci… ma ci sono gli alberi…

Speranza: dov’è la speranza? forse si è impigliata  nel filo spinato? oppure è inciampata in una di quelle corde che venivano usate per impiccare… o forse, anche la speranza, si è lasciata morire, come fecero molti… Speranza lì, non ce né.. ma ci sono gli alberi…

 

Da quando sono entrato fino ad ora, e forse per sempre, mi sono chiesto il perchè di quegli alberi! Non trovavo risposta, forse perchè non c’era… eppure a  tutto c’è risposta…
L’albero è lì, fermo, testimone di un doloroso canto; l’albero è lì, fermo, come monito a chi deciderà di varcare quei cancelli: la morte non avrà mai l’ultima parola perchè, anche in mezzo alla desolazione, c’è un seme di speranza; l’albero è lì per gridare con un assordante silenzio che anche in mezzo al deserto nero dell’esistenza umana può nascere una foresta…

Non c’è Vita  ad Auschwitz… ma c’è Auschwitz affinchè, nei cuori di chi verrà, non ci sia più morte!

Vi invito, amici miei, ad andare in quel luogo, a camminare fra quegli alberi; vi invito a respirare in silenzio il pianto degli innocenti… forse, proprio facendo questo, vi potrete rendere di quanto l’uomo possa realizzare dimenticandosi di Dio, dimenticandosi dell’altro, dell’amore, della pietà, e costruendo un monumento al proprio io…

Auschwitz è un monumento a ciò che l’uomo può diventare lasciando libera la bestia che è in sè…

Auschwitz non è un luogo nel quale contemplare  ciò che è accaduto… bensì un luogo in cui osservare ciò che ancora potrà accadere se non si metterà un blocco all’odio verso l’altro, verso Dio, verso la vita…

 

Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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