Caro Roberto…

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Caro Roberto,

tu non lo sai ma grazie a te ho cominciato ad amare la Commedia di Dante, a studiarla, a cercare di capirla fino in fondo. Ogni volta che ti vedevo in televisione era un piacere per me, giovane sognatore:  davi ossigeno ai miei sogni, al mio desiderio di divenire un divulgatore d cultura, una persona intelligente e colta. Caro Roberto, eri, insomma, un archetipo dell’intellettuale che io sarei voluto diventare: sensibile, preparato su tutto, pronto a stupirsi. In te rimaneva vivo il fanciullino di cui Pascoli parlava, e ciò era propri quel che io volevo per me. Una volta ho anche cercato di contattarti: volevo mandarti il mio libro di poesie, volevo sapere cosa ne pensassi e magari, perchè no, un aiuto per pubblicarlo.

Poi ho capito una cosa: che anche tu eri come gli altri, come quelli che, per molti anni, nei tuoi monologhi, hai “combattuto”. Ogni uomo ha un prezzo, anche quello che sembra non averne.  Anche tu, caro Roberto, hai trovato il tuo prezzo. Forse ti sei rivelato per quello che realmente sei: il maestro del  dire tanto senza dire nulla! Sei un sofista, caro Roberto! I tuoi discorsi sulla libertà, sul coraggio di perseguire i propri sogni, sull’amore sembravano essere qualcosa più di un discorso: sembravano parole vissute, rappresentazione di un modello di vita che tu stesso vivevi. Invece no: erano solo parole.
E pensare che, quando i miei amici ti attaccavano additandoti come un comunista strapagato e falso, io ti ho sempre difeso!

Sei talmente famoso e “grande” che di quello che sto scrivendo non ti importerà nulla… ma sappi che hai lasciato un grande vuoto dentro me, caro Roberto! Ma la colpa è mia: sono io che mi solo illuso che tu potessi essere un modello da seguire… invece no, sei solo un grande dissimulatore, un grande attore (e questo è il tuo mestiere, no?).

Ricordati,  caro Roberto, che la dignità è un qualcosa che non può essere venduta altrimenti si rischia di perdere la denominazione di “persona”. Avrei potuto scrivere meglio questo intervento ma c’è  troppa amarezza in me… mi dispiace, caro Roberto, che tu ti sia mostrato in questa veste.

Ti auguro una buona vita,

distinti saluti.

 

Federico Giunta,
un ragazzo che sarebbe voluto diventare come te… ma che ora come ora preferisce mantenere la sua dignità

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