Il Segreto del Successo

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Riflettevo su una cosa: quali sono i segreti del successo di un libro (o di un libro di successo) ?

Per prima cosa la copertina: deve essere allegra, deve colpire l’occhio. Sarebbe meglio fosse colorata, con qualche immagine particolare. Se è vero che non si deve giudicare un libro dalla copertina, è vero anche che la copertina dice molto del libro… amanti del vintage a parte, libri con una copertina “triste” non son destinati ad essere letti dal grande pubblico…

Poi il titolo: deve essere accattivante, deve acchiappare l’attenzione del lettore, con semplicità e chiarezza. Il titolo viene dopo l’immagine ma è quasi più importante: se la copertina deve colpire, il titolo deve catturare! Molti scrittori hanno fatto successo anche con titoli composti da una sola parola… Pensate a “1984” di Orwell o ” ‘900″ di Baricco. Un libro con un titolo troppo lungo non è un libro commerciale: i titoli lunghi devono essere compresi e la lunghezza non aiuta! Figuriamoci, poi, se è scritto in una lingua strana o se contiene qualche giro di parole o figure retoriche varie…

Poi il prezzo: deve essere accessibile a tutti, non deve costare troppo… altrimenti non tutti potrebbero permetterselo, a maggior ragione al giorno d’oggi: a causa della crisi, il tasso di vendita dei libri è drasticamente diminuito: sempre meno persone leggono… Pubblicare libri con prezzi elevati potrebbe essere il lasciapassare per l’insuccesso, garantito al 100%

Non dobbiamo scordarci  anche i canali di diffusione: per essere letto, un libro deve essere comprato… e per essere comprato deve poter essere visto! Vendere libri in piattaforme online può non essere vantaggioso,  poichè non tutti dispongono dei mezzi (o dell’attitudine) per comprare libri online.

Infine, per avere successo, un libro deve essere pubblicizzato: ormai tutto gira attorno al marketing! Se un prodotto non è pubblicizzato, difficilmente rischia di essere visto… ma la semplice pubblicità non basta: al giorno d’oggi c’è un giro di pubblicità così ampio che, per emergere, è necessario essere incisivi… molto incisivi!

Ora voglio fare un gioco. Abbiamo parlato dei segreti di un libro di un libro di successo: copertina accattivante, titolo chiaro, prezzo basso, reperibile e pubblicizzato. E se volessimo un libro senza successo? Basterebbe avere una copertina scura, triste, cupa; un titolo lungo ed incomprensibile, magari in una lingua diversa dall’italiano… facciamo, per esempio, l’ebraico! Immaginiamo anche che questo libro abbia un prezzo alto (supponiamo 15.00 euro + spese di spedizione), che sia venduto solo online e che non sia molto pubblicizzato. Aggiungiamo, poi, per dare il colpo di grazia, un genere di nicchia, non molto apprezzato dal grande pubblico… supponiamo la poesia! Ecco… unite tutti questi elementi ed otterrete un libro destinato a non avere successo… otterrete “Qòl Demamah Daqqah“, il mio libro di Poesie.

Lo dico senza retorica: ho scritto un libro senza successo. Ovviamente non avrei mai pensato di poter vincere il Nobel o Lo Strega ma speravo comunque di poter essere apprezzato perlomeno da una piccola fetta di pubblico che ricerca, nella lettura, una via per comprendere meglio sé stesso! Niente, Qòl Demamah Daqqah è stato un vero e proprio fallimento… e non lo dico perché ho venduto solo 5 copie (tutte ad amici e parenti…) ma perché non sono riuscito nell’intento che mi ero prefissato: trasmettere ciò che avevo dentro l’anima al maggior numero di persone… Proprio così: viviamo in un secolo in cui tutti possono dire la propria. Bello. L’unico problema, però, è che così facendo si perde il peso, il valore, di ciò che viene detto! Questo libro è audace perchè non cerca il successo attraverso ciò che è commerciale o superficiale bensì attraverso ciò che è nascosto, attraverso ciò che necessita di comprensione.

Forse è stato un mio errore di valutazione: pensare che la gente avesse  bisogno di “senso”. Mi sbagliavo… o meglio… la gente ha bisogno di senso ma, senza dubbio, non si mette  a  cercarlo fra le pagine di un libro di poesie autoprodotto da un ragazzo sconosciuto di 22 anni. Sono stato presuntuoso su questo.

Evidentemente il successo letterario non è roba per me. Pensavo di poter emergere ed invece continuo a stare nascosto.

Mi fermerò? No di certo! Se rinunciassi al mio sogno perchè le persone che sono attorno a me sono troppo prese dalla superficie delle cose per cercare il senso, sarei un fallito! Nella  vita son stato di tutto: uno stronzo, un bravo ragazzo, un bastardo, un calcolatore, un romantico, un sognatore, un bugiardo, uno che dice la verità… ma mai e poi mai ho intenzione di essere un fallito!

Ho imparato, fin da piccolo, a credere nei sogni nonostante le circostanze… e forse è proprio questo il segreto del successo!

Ripartire dalla Bellezza | Lettera aperta al ministro dell’istruzione

Alla cortese attenzione del ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca Valeria Fedeli

 

Egregia signora ministro,

prima di cominciare metto subito le mani avanti: per parlare con lei ho scelto di utilizzare questa forma, quella della lettera aperta, non tanto per scadere in un malsano populismo o per cavalcare l’onda di un malcontento generale che, ormai da molto, interessa ciò che lei, in questo momento storico, è chiamata a rappresentare nel nome della Repubblica, bensì perché desidero che quanto ho in mente (e nel cuore) le arrivi davanti agli occhi il più presto possibile, senza perdersi fra le miriadi di lettere che, sicuramente, ogni giorno raggiungono lei ed il suo staff. Fatte queste doverose precisazioni, posso cominciare. Il mio nome è Giunta Federico, ho 22 anni e, non so per quale strano motivo, desidero con tutto il cuore diventare insegnante della scuola pubblica italiana, più precisamente insegnante della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. In questo preciso momento storico, questa scelta è molto impegnativa sotto tanti punti di vista: per prima cosa ho deciso di restare, di costruire il mio futuro in un paese ormai in coma da molti anni, in un paese che non garantisce un futuro dignitoso non solo ai giovani (come sempre sentiamo dire nei talk televisivi o leggiamo sui giornali) ma anche alle altre generazioni, negando diritti essenziali ed inviolabili come sanità e lavoro. Negando il futuro, ovviamente, la scuola è la prima che va in crisi poiché proprio nel futuro pone le sue basi: una scuola che non insegna (che non in-segna), che non imprime dentro l’anima dei fanciulli la Bellezza per la vita e lo stupore per l’esistenza, non fa altro che formare individui ignoranti, frustrati, spenti, inermi, che si fanno abbindolare da qualsiasi cosa leggano o ascoltino. Certo, individui ignoranti sono più facili da sedurre (da sé-durre, condurre a sé): individui che non hanno imparato cosa sia la Bellezza non potranno viverla, non potranno mostrarla, non potranno insegnarla ai loro figli ed i loro figli, non avendola imparata, non potranno viverla, mostrarla ed insegnarla ai loro figli. Persone che non conoscono e non vivono la Bellezza, sono persone senza vita, poiché la Bellezza (= lo stupore, la gioia di vivere il quotidiano, con tutti i suoi grigiori) è ciò che rende viva l’anima. La scuola uccide le anime. Mi rendo conto che queste parole potrebbero sembrare semplice demagogia… no, non lo sono! Non lo sono perché non sono stato io a pronunciarle io per la prima volta bensì il professor Lombardo Radice, pedagogista e filosofo italiano degli anni ’30. Come vede, questo, non è un male d’oggi bensì un male antico, che lo Stato, di qualsiasi colore dipinto, non è mai riuscito a sanare. Io ho deciso di investire in questo paese, ho deciso di diventare insegnante per sanare questo male: la rivoluzione, cara ministra, non si fa con le leggi bensì con le idee e con i sorrisi: le prime sono il motore, i secondi il carburante. La vera rivoluzione inizia quando qualcuno si rende conto che, nel grigio, oltre al nero c’è anche un po’ di bianco. Ecco perché questa scelta, che a molti sembra scellerata, per me è una scelta naturale. Ho avuto la fortuna, durante la mia carriera da studente, di incontrare molti insegnanti in gamba: sono loro la vera “Buona Scuola”, non leggi scritte asetticamente da dietro una scrivania! La vera buona scuola è fatta da tanti anonimi maestri e professori che, ogni giorno, si alzano dal letto desiderosi di realizzare qualcosa per il futuro, qualcosa di buono per i ragazzi che gli sono stati affidati, nonostante le difficoltà e gli intralci che la burocrazia, la legislazione e la società stessa producono nel loro percorso.  Fortuna più grande è stata, però, incontrare insegnanti incapaci, svogliati, frustrati: detestare gente così è facile, capire il perché del loro comportamento è, però, l’unica via d’uscita. Della totalità degli insegnanti, quelli che hanno la “vocazione” (ossia quelli che fanno il loro lavoro non pensando tanto alla busta paga ma per amore di ciò che sono chiamati a fare) sono veramente pochi. La restante parte fa questo lavoro considerandolo un lavoro come gli altri. Non possiamo giudicare queste persone però possiamo provare ad entrare nella loro testa. Sono sicuro che la frase più ricorrente sia “chi me lo fa fare di spaccarmi in due per adolescenti/bambini che se ne fregano di quel che dico?”. Ragionamento legittimo, anche se non condiviso (perlomeno da me). L’errore a monte di questo ragionamento sta nel “sistema” stesso: come può un insegnante mostrare la Bellezza e la gioia di vivere se lo Stato per cui lavora non gli permette, a lui per primo, di vivere questa Bellezza? Come può un insegnante dire ad un bambino che la vita è bella se, lui per primo, pensa che la vita non lo sia? Questo è il problema, cara signora ministra! Lo stato non garantisce agli insegnanti il sostegno che necessitano per ESSERE insegnanti. L’Italia non ha bisogno di persone che facciano gli insegnanti bensì di persone che SIANO insegnanti, che amino il loro lavoro ma che, ancora di più, amino il futuro e credano in esso. Non parlo solo per sentito dire o per conoscenze teoriche o per astruse filosofie: in questi giorni sto svolgendo il Tirocinio previsto dalla mia università presso un istituto comprensivo di Roma: la scuola vera è un mondo totalmente diverso sia dalla scuola che viene insegnata sia da quella che viene descritta dalle leggi: la scuola reale, la vera “Buona scuola” è una realtà che va avanti cercando di mettere le pezze alle mancanze che lo Stato stesso – e mi duole il cuore nel dirlo – produce. Le pare normale che, per stampare fotocopie, bisogni chiedere ai genitori? La stessa cosa vale per l’acquisto del materiale: non bastano libri per stare a scuola, anzi… forse i libri non sono nemmeno così essenziali! Le scuole italiane non dispongono di sufficienti mezzi per garantire una didattica stimolante ma nemmeno per garantire i servizi igienici essenziali: carta igienica, salviette umidificate, cerotti… sa che tutto ciò viene acquistato grazie alla generosità dei genitori? Forse la nuova ed ampollosa denominazione di questo ministero ha fatto dimenticare a lei, ed ai suoi predecessori, che la scuola è PUBBLICA, aperta a tutti e che il suo funzionamento deve essere garantito dallo stato stesso, sia dal punto di vista didattico che pratico. Le pare normale che il rapporto insegnante/studente sia di 1 a, se tutto va bene, 25? Nella classe di scuola dell’infanzia in cui sto svolgendo il tirocinio, la maestra ha una classe di 28 bambini, tre dei quali con problemi e bisognosi di assistenza speciale. Forse sarà colpa dell’insenante ma ancora il dono dell’ubiquità non lo ha ottenuto! Non sempre le maestre di sostegno sono disponibili e quando ciò accade lei si trova a doversi districare fra tutte le esigenze di ogni bambino: è sola con la responsabilità di 28 anime che le grava sulla testa. Come si può ovviare al problema? Faccia andare noi, i futuri maestri, quelli che come me studiano: ci faccia scendere in campo, ci faccia lavorare mentre studiamo! Il decorso legale della facoltà di Scienze della Formazione primaria è di cinque anni, tre dei quali corredati di tirocinio “diretto”. Tale tirocinio, tuttavia, copre una fetta irrisoria dell’anno accademico, circa un mese. Perché non ci dà la possibilità di poter affiancare gli insegnanti fin da ora? Sarebbe un aiuto per tutti: noi potremmo fare esperienza, e magari guadagnare qualche cosa per porre le basi per un futuro indipendente e autonomo (si, ritengo che sia giusto che tale servizio venga retribuito, anche quello spacciato per “tirocinio” o per “stage”, perché non trovo dignitoso far svolgere qualsiasi tipo di lavoro senza paga, non tanto per il “guadagno” ma perché, altrimenti, non si può parlare di lavoro ma di sfruttamento… e lo sfruttamento produce frustrazione e la frustrazione produce malcontento ed il malcontento è la strada verso la crisi), senza gravare sulle famiglie; gli insegnanti sarebbero alleggeriti del fardello che li sovrasta; lo Stato non avrebbe il problema di avere tanti giovani disoccupati. Questa soluzione, tuttavia, non risolve il problema: ogni problema ha sia natura pratica che filosofica: così si potrebbe risolvere la pratica… la filosofia va risolta con un impegno maggiore, un impegno a livello burocratico e sociale. E’ necessario ripartire e le basi giuste sulle quali farlo sono: DIGNITA’ DELLA PERSONA, non solo di chi viene da paesi lontani, ma di tutti; STUPORE E BELLEZZA, essenziali per una crescita completa e sana. Io ho fiducia in lei, ho fiducia nello Stato… ma lei, signora ministra, deve aiutarmi ad alimentare questa fiducia: si faccia carico di queste problematiche, si faccia carico di queste esigenze! Aiuti i bambini a crescere in un ambiente che li renda uomini e donne in grado di amare, in grado di stupirsi, in grado di pensare! Non abbandoni i figli di questo paese, non abbandoni gli insegnanti che ogni giorno dedicano il loro tempo e la loro anima per venire incontro alle loro esigenze. La invito a non fidarsi di quanto teorici ed esperti le dicono: vada nelle scuole, osservi i veri problemi… e realizzi soluzioni! Ecco, questa è la vera rivoluzione che possiamo fare insieme in questo paese: andare oltre i problemi, andare verso alle soluzioni… e le soluzioni non piovono dal cielo! Ascolti gli insegnanti, dialoghi con loro, sia aperta anche alle critiche…ma faccia qualcosa! Più tempo passa, più le condizioni di salute di questo paese peggiorano. Io credo in questo paese, credo nel suo operato… ma ancora di più credo nella scuola italiana, di cui voglio ardentemente far parte, per senso di responsabilità nei confronti della Bellezza che ci ha creati e che, ogni giorno ci circonda.

 

La ringrazio per il tempo dedicato alla lettura di queste parole.

Distinti saluti,

Giunta Federico.