La volpe e l’uva

Da qualche giorno, Realtime sta trasmettendo una pubblicità piuttosto particolare: ci sono alcune persone, più o meno famose, che dicono alcune frasi/slogan sull’amore, ribadendo quanto esso sia universale ed uguale per tutti. Inizialmente non ho prestato troppa attenzione alla faccenda, pensando che si trattasse della solita campagna pubblicitaria a sostegno del cosiddetto “amore arcobaleno” tuttavia, più la guardavo più c’era una frase che non mi convinceva pienamente: e allora cambiamo le regole. Lì per lì pensavo si riferisse alla questione etica, nel senso: facciamo cambiare la mentalità della gente che pensa che non sia così. Ma avete presente quella sensazione che arriva quando c’è qualcosa che non va, qualcosa che non quadra? Perchè chiedere una petizione per cambiare la mentalità? Le petizioni non sono per le idee ma per delle questioni pratiche… Così mi sono informato ed ho letto questo:

http://www.lastampa.it/2017/02/14/societa/real-time-allaccademia-della-crusca-la-parola-amore-deve-essere-di-genere-neutro-PqvAZNzfQOqbid7sqyy24H/pagina.html

Real Time all’Accademia della Crusca: la parola “amore” deve essere di genere neutro

 

Ecco cos’era che non mi quadrava… Qui non si parla semplicemente di “etica” o di ideologia: la questione si fa più seria. Siamo veramente arrivati a questo punto?

Realtime motiva la sua campagna dicendo che Se i pregiudizi partono dal linguaggio, è arrivato il momento di cambiare anche la lingua, che è un pò la versione rivisitata della favola della volpe e dell’uva…Ma stiamo scherzando?

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Non ritengo che le discriminazioni dipendano dalla lingua ma da come essa viene usata! A parte il fatto, poi, che in italiano non esiste il genere neutro… per non far sentire discriminate queste persone, allora, dovremmo cambiare l’intera struttura della lingua?

L’idea che mi sono fatto negli ultimi mesi, con tutta questa faccenda dell’amore arcobaleno, è che si parla tanto di “diversità” ma che nessuno, dall’una nè dall’altra parte della “barricata”, abbia capito cosa significhi questa parola! Si parla tanto dell'”abolire le differenze” come se fosse una santa crociata verso un mondo migliore… ma nessuno si ricorda che, l’ultima volta che qualcuno ha provato a togliere le differenze, la questione è finita con i gulag e con i campi di sterminio! Eh già: togliere le differenze, appianarle, equivale ad imporre un totalitarismo! Forse riderete di me e penserete che che sia esagerato… ma fate attenzione, perchè da un momento all’altro potreste trovarvi, anzi… potremmo trovarci in una condizione completamente opposta rispetto a quella desiderata!

Invece di togliere le differenze, nessuno parla mai di “accogliere” le differenze: no, questa faccenda dell’accoglienza è decisamente snobbata! A prescindere da quel che penso della questione, sono dell’idea che togliere le differenze sia il modo migliore per fare discriminazione: la vera, unica, grande soluzione rimane l’accoglienza, l’inclusione. Questo non significa togliere le differenze bensì non lasciare che la differenza dell’altro lo metta in una condizione di subordinazione.

Ma come faremo a vivere in pace se ognuno vorrebbe che la propria “diversità” fosse la “regola” per tutti?

Mi fa male leggere queste notizie, mi fa male perchè mi fa capire che l’uomo ormai s’è perso in un labirinto che altro non fa che disorientarlo… Addirittura si parla di cambiare la lingua… certo… è molto più facile imporre una verità che accettare la verità altrui… questa è una dinamica antica, una dinamica pericolosa!

Io spero che la Crusca non ceda a questo “ricatto mediatico” anche se, con la faccenda di petaloso, ha dimostrato di essere abbastanza volubile…

Quale sarà il prossimo passo? Chiamare un bambino maschio Antonella o una femmina Aldo?

Credo che le differenze siano il motore dell’esistenza: siamo sicuri che toglierle faccia bene alla nostra vita?

 

Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale,

sono entrato, ormai da un pò di tempo, in quella parte di vita in cui, a Natale, non si desiderano più regali che possono essere comprati ma solo doni che possono essere desiderati, desiderati soltanto poiché non possono essere comprati, né fatti a mano: dei doni che solo la vita può darti.

Per questo Natale, desidero Tempo, perché non sembra mai abbastanza quello che si ha: tempo per rendermi conto di chi sono, tempo per imparare e per dimenticare quel che già so, tempo per conoscere meglio me stesso ed il mondo che mi circonda, tempo per imparare ad amare ed a lasciarmi amare;

Coraggio, perché senza coraggio il tempo non ha nessun valore: coraggio di cogliere l’attimo, di vivere ogni singolo momento come se fosse l’ultimo (o l’unico), coraggio di spendere tutto me stesso, coraggio di andare avanti nonostante tutto, attorno, vada nel verso sbagliato.

Pazienza, perché senza pazienza non ha senso essere coraggiosi: pazienza per saper aspettare il momento giusto, l’occasione per cui vale la pena vivere e per essere coraggiosi, pazienza per essere in grado di sopportare tutto ciò che si frappone fra me ed il mio sogno.

Persone, perché se non si hanno persone con cui condividere la propria vita, non ha senso avere tempo, o coraggio o pazienza: persone che siano diversamente uguali da me, persone con cui crescere, persone con cui litigare, persone con cui parlare e persone con cui stare in silenzio.

Ma fra tutte le  persone che potrai donarmi, ne vorrei una speciale: una con cui essere me stesso, perché non si può mostrare il nostro io a tutti, non si possono donare le perle ai porci. Una persona con cui ridere, una persona con cui piangere, una persona con cui litigare e con cui fare l’amore, una persona da accarezzare, con l’anima, con le parole, con i baci; una persona che sia legata a me, che non si lasci confondere da qualche parola messa fuori posto, o da naturali ed illogiche gelosie: una persona che mi completi, che sia mia senza appartenermi, una persona che si prenda la parte migliore di me e che non la disperda fra i soffi del vento.

Questo vorrei per Natale,
perché solo questo è ciò per cui vale la pena vivere.

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Se non ami…

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In tanti, forse in troppi, hanno parlato dell’Amore: lo hanno analizzato, fatto a pezzi e rimontato, stravolto, trasformato, declamato… ma forse nessuno lo ha capito fino in fondo. E questo non è qualcosa di cui stupirsi: è impossibile comprendere l’amore nella sua integrità, nella sua globalità. Perchè? Bhè, perchè l’amore è qualcosa che va al di sopra delle razze, delle età, delle nazionalità e, allo stessso tempo, è come un diamante che proietta la luce in mille fasci diversi. L’amore è per sua  natura un paradosso: universale e specifico allo stesso tempo. Ed è per questo che è incomprensibile. I greci, per citare un esempio, avevano individuato diversi “tipi” d’amore: eros, quello erotico; agape, quello spirituale; philia, quello legato all’amicizia; storge, quello legato ai figli; Xenia, quello legato agli ospiti. Già da una semplice questione  lessicale è possibile capire quanto l’amore sia un fenomeno complesso. E’ un pò come una fonte che, scorrendo a valle, porta l’acqua a diversi argini che, scorrendo in direzioni diverse, diventano fiumi diversi avendo però la stessa  origine. Ed ecco l’amore: ognuno gli da la propri interpretazione ma, risalendo, troveremo sempre la stessa origine, la stessa fonte.

riassunto-cyrano-de-bergeracUna cosa è certa: l’amore è essenza della vita, e forse è proprio ciò che determina la vita. A parte il fatto che nasciamo da un atto d’amore, dobbiamo considerare il fatto che la nostra vita non ha mai completamente senso finché non ci apriamo all’amore. Di questo ci parla, ovviamente, l’arte. Un esempio che calza a pennello, per capire quanto l’amore determini il senso della vita che viviamo è “Cyrano De Bergerac” di Rostand. Opera meravigliosa, profonda, terribilmente vera. Cyrano è un uomo “multitasking” diremmo oggi, ossia si dedica a varie passioni: abile poeta, abile spadaccino, fine filosofo, esperto astronomo. L’unica cosa che Cyrano non conosce è la paura: sempre pronto ad affrontare la vita, a deriderla se necessario, a scoprirla. Ma di una sola cosa Cyrano  ha paura: di dichiarare il suo amore alla donna di cui è innamorato, la cugina Rossana. Fino all’ultimo le nasconde il suo sentimento, prima a causa della timidezza, poi a causa dell’amicizia che lo lega a Cristiano, il ragazzo di cui Rossana è innamorata e poi anche dall’età, e dai corsi della vita. Insomma: Cyrano non ha paura di niente ma ha paura di amare. Ed io penso che una delle più belle frasi sull’amore sia quella che Egli pronuncia in punto di morte e, paradossalmente, è una frase che non parla direttamente di amore:

Astronomo, filosofo eccellente.
Musico, spadaccino, rimatore,
del ciel gran viaggiatore
gran maestro di tic tac.
Amante – non per sè – molto eloquente
Qui riposa Cirano
Ercole Saviniano
signore di Bergerac,
che in vita sua fu tutto
e non fu niente

Fu tutto e fu niente…  Nella vita puoi essere tutto, un astronomo, un poeta, uno spadaccino, un parlatore… ma se non hai il coraggio di amare, non sei niente.

Ecco perchè una santa, una volta, disse che il contrario dell’amore è il possesso: puoi avere tutto nella vita, puoi essere tutto nella vita… ma l’amore è un qualcosa che va oltre.

Guardate Cyrano, che passò una vita ad amare una donna ma fino all’ultimo la paura lo avvolse e lo spinse a tutto, a tutto ciò che una persona dotata di senso considererebbe follia: aiutare il proprio rivale ad amare la propria amata. Quella di Cyrano, sebbene piena, non è vita… poichè non è vita quella senza amore.

O amici miei, questa non è utopia, e voi lo sapete bene poichè, tutti voi, sentite che in fondo, nonostante tutto quel che facciate, vi manchi qualcosa… è proprio quel qualcosa in più ciò che il mondo chiama amore. L’amore non è amore perchè si adegua al mondo, l’amore è amore perchè rende un pianeta qualsiasi un “mondo”. Si, quest’ultima potrebbe sembrare una frase smielata, forse lo è… o forse no!

Fatto sta che, per quanto incomprensibile, l’amore è la base della vita, senza il quale possiamo “esser tutto ed essere niente

Amore & Psiche

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Una battuta del film “Il giovane favoloso” afferma:

Amava ad occhi chiusi, senza sapere chi fosse l’amato: non c’è favola più bella di Amore e Psiche

Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Amore e Psiche è una fabula raccontata da molti scrittori dell’antichità, in particolare da Apuleio che, nel suo Metamorphoseon, gli dedica 3 degli 11 libri  di cui è composta l’opera.
La vicenda è molto semplice: lei ama lui, lui ama lei ma lei non sa che lui è il dio Cupido. I due si incontrano solo di notte, nel buio più totale. Ma si sa, la curiosità è donna: la bella Psiche (la cui bellezza eguagliava quella di Venere) non resiste ed una notte, mentre il suo amante dormiva, prende una lampada e… la fioca luce della fiamma mostra l’identità del passionale amante. Poi vabbè, come sempre nei miti, alcune divinità si arrabbiano, ci sono sfide da risolvere per placare l’ira, mostri e cose strane. Ma comunque tutto si risolve e lei può amare lui, senza problema.

Insomma, Leopardi afferma che “non c’è fabula più bella di Amore e Psiche” ma è possibile che una favola in cui due si amano senza nemmeno conoscersi possa essere definita la più bella?  Così su due piedi direi di no: per amare qualcuno, in teoria, bisognerebbe conoscerlo, bisognerebbe apprezzarne i tratti fisici, il pensiero ecc… Qui i due si amano senza sapere niente!
Questo mi fa pensare alla mia esperienza personale: le ragazze che mi piacciono sono sempre molto esigenti, cercano il particolare, vogliono conoscere prima di ricambiare e se qualcosa non va…allora non c’è niente da fare! Basta un piccolo “difetto” per troncare sul nascere una possibile bella storia d’amore…

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Ma siamo sicuri che sia possibile conoscere qualcuno fino in fondo e, soprattutto, che sia possibile che l’amore sia determinato dalla conoscenza? Questa bella fabula è la prova che, per amarsi, non occorre “essere fisicamente attraenti” o “intellettualmente dotati”… basta solo saper amare, e nell’amore un pò di mistero non guasta mai…

Ci siamo persi la bellezza dell’amore proprio a causa del desiderio di conoscere e controllare ogni aspetto di chi abbiamo davanti. Ricordate la fabula? I guai iniziano quando lei accende la luce.

Amre e Psiche che si abbracciano di Antonio Canova, 1788-1793

 

Aveva ragione Giacomino: Amore e Psiche è proprio la fabula più bella, forse proprio perchè non è una fabula bensì un esempio di vita vera, ciò acui tutti dovremmo mirare… Amava ad occhi chiusi, senza sapere chi fosse l’amato e, dunque, lo amava senza tornaconto, lo amava nella misura in cui era amata! Che bello poter amare così… e poter essere amati così, senza aspettarsi nulla, senza rimanerci male perchè, dopo un pò, il partner mostra aspetti che prima non ci aveva mostrato. Amare senza vedere, che traguardo magnifico: amare solo guidati dal cuore e dall’anima (Psiche, in greco, è l’anima… ma anche, in un’accezione più moderna, la mente): amare con anima, mente e corpo ma senza lasciarsi guidare dall’occhio ossia dalla pretesa. L’occhio vede e guida… a volte verso il bene, a volte verso ciò che noi pensiamo sia il bene.

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Non mi stancherò mai di dirlo… Non c’è fabula più bella di Amore e Psiche… e quanto vorrei, un giorno, essere un pò come Psiche…

Quando l’uomo diventa bestia

scimmia-uomoL’uomo è, in fin dei conti, un animale. Un animale un pò particolare: egli è dotato di una facoltà meravigliosa e terrificante, il pensiero, che gli consente di ergersi sopra gli altri animali, sopra la natura, sopra tutto… una facoltà che,purtroppo, a volte lo rende il peggiore fra gli animali, il più crudele fra le bestie. A tal proposito, Mark Twain, affermava che:

Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele. È l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo

E purtroppo aveva ragione! Occorre,però, chiarire una cosa. Spesso, per delineare dei lati negativi di qualcuno, siamo soliti dire: “Sei una bestia” o “sei un animale” come se ciò potesse rappresentare un’offesa… Gli animali, poverini, hanno l’unico difetto di essere sottomessi ad una logica causa-effetto:hanno fame? Mangiano. Hanno sonno? Riposano. Provano amore (o desiderio, o attrazione)? si accoppiano. Attenzione a quando diciamo: “gli animali sono soggetti ai loro istinti“. Ne siamo sicuri? Io credo, che fra tutti gli animali, l’unico soggetto ai propri istinti sia l’uomo che, guarda caso, è l’unico dotato di ragione! Un uomo mangia senza fame, beve senza sete, si accoppia senza amore… e a volte lo fa con violenza! L’uomo agisce contro gli stimoli per il solo scopo di provare piacere: l’uomo uccide per piacere, stupra per piacere, offende per piacere! Qualche giorno fa i giornali hanno passato la notizia di una 15enne stuprata da suoi coetanei. Alcuni di loro hanno dichiarato: “ci annoiavamo!” altri “volevamo solo divertirci“o, peggio ancora, “volevamo vedere come reagiva“. Ecco, questo significa essere una bestia!

Il buon vecchio Arthur (Schopenhauer, per chi non fosse suo amico…) lo aveva detto: siamo tutti parte di una piramide cosmica, basata sul principio di consapevolezza… gli animali non hanno consapevolezza di sè, ecco tutto! Un’animale non pensa: un animale agisce e, nell’agire, segue l’istinto ossia la facoltà che lo contraddistingue. Con l’istinto, l’animale, soccorre il suo simile in difficoltà (un leone non soccorrerà mai una gazzella… ma una gazzella si chinerà sempre per leccare le ferite di un’altra gazzella), nutre chi è affamato, protegge i suoi piccoli. Ecco: sono questi gli effetti dell’istinto? Ma allora non sarebbe stato meglio nascere lupi o pesci o gatti? Perchè nascere animali dotati di un qualcosa che ci piega verso il male?

Queste sono elucubrazioni che solo un animale dotato di pensiero può comprendere…
Ma io penso che tutto questo, ossia il pensare ed il capire, sia indirizzato al poter percepire la Bellezza. Vero, c’è tanto male in questo mondo ma è anche vero che c’è tanta tantissima Bellezza, Bellezza messa lì apposta per noi, animali dotati di pensiero! Siamo al mondo così come siamo per essere partecipi di qualcosa di grande, di immenso, che agli animali sfuggirà però sempre.
Ma è anche vero, che con questa nostra facoltà, siamo liberi di non fare uso di questa Bellezza e, anzi, di distruggerla… Ecco, dunque, perchè l’uomo è la bestia più crudele: perchè può utilizzare la sua facoltà distintiva non per essere sè stesso ma per andare contro sè, contro la sua natura! La leonessa non sgozzerebbe mai il leoncino, il salmone non offenderà il sarago che gli nuota vicino perchè ha un colore di squame diverso dal suo… in poche parole: gli animali, che non sono consapevoli di essere animali, sono ciò che sono: animali, per l’appunto! Noi, uomini, che sappiamo ciò che siamo, possiamo decidere di non esserlo…ed ecco che nasce il male e la sofferenza!

L’uomo è

  • Un animale relazionale… ma se si sottrae alla relazione è solo un animale;
  • Un animale amante… ma se nega l’amore è solo un animale;
  • Un animale creante… ma se invece di creare distrugge è solo un animale;
  • Un animale pensante… ma se invece di pensare si fa guidare dall’attimo è solo un animale…

 

Ecco, cari amici, smettiamola di arrovellarci su chi, fra noi, sia bestiale o meno, se quelli che uccidono qualcuno, su quelli che mandano a quel paese quando freni di scatto o quelli che amano persone dello stesso sesso… smettiamo di classificare Bestie e non bestie… Cominciamoci a chiedere: io sono chi sono? Ossia, sono un animale che utilizza la sua facoltà per raggiungere la Bellezza oppure per arricchirsi e soddisfare un istinto passeggero?

Chiediamoci questo, e cerchiamo una risposta… e forse, solo facendolo, potremmo veramente dirci UOMINI!

Serendipità, le felici scoperte che facciamo per caso

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Pensate un pò a Cristoforo Colombo che, volendo scoprire una rotta alternativa per le Indie scopre l’america, o all’entomologo tedesco Wilhelm Kattwinkel che, inseguendo una farfalla, scopre la Gola di Olduvai o, ancora, a William Herschel, che scopre Urano mentre cercava delle comete… Cosa accomuna tutti questi uomini? Senza dubbio il fatto che hanno trovato qualcosa che non pensavano di trovare mentre cercavano qualcos’altro. C’è una parola che identifica questo: Serendipità.

 

Serendipità è un termine inventato da Horace Walpole nel XVIII secolo. Non so a voi, ma a me questa parola piace, e piace anche ciò che essa rappresenta: in fondo, la vita stessa è serendipità! Siamo costantemente alla ricerca di qualcosa eppure facciamo costantemente scoperte che ci lasciano di stucco. Se cercassimo qualcosa che già conosciamo non avremmo problemi a trovarla… la serendipità nasce proprio dal non conoscere ciò che si cerca! La vita è serendipità: ogni uomo cerca, consapevolmente o meno, la felicità. Ogni atto o azione o pensiero è mirato a raggiungere la felicità o, comunque, la serenità. Ma che sapore ha la felicità? Che colore ha la felicità? Ognuno se la immagina diversamente, secondo quelli che sono i propri metri di giudizio… ma… se non fosse quella la felicità? E se mentre siamo in cammino ci capitasse davanti agli occhi qualcosa che ignoriamo perchè considerata “inutile” che però, è ciò che cercavamo?

Questo è il grande mistero della vita. Tuttavia la Bellezza sta proprio in questo: lasciarsi stupire dalla serendipità, dal trovare qualcosa di inaspettato, lasciarsi sconvolgere i piani!

Ogni campo della vita è avvolto dal mantello nebuloso della Serendipità: pensate all’anima gemella. Ognuno cerca quella che, secondo i propri gusti, potrebbe essere l’anima gemella eppure, dopo un’estenuante ricerca, ci si accorge che la persona che cercavamo è accanto a noi, e che magari lo è stata sempre… senza che noi ce ne accorgessimo, o magari, a priori, la escludevamo…ma alla fine si è rivelata essere proprio lei quella che cercavamo…

La grandezza delle cose, delle cose belle, sta nella loro propensione alla serendipità…
I nostri più grandi problemi arrivano quando tappiamo le ali alla serendipità, come se Colombo avesse detto: “Ma chissene!” e fosse tornato indietro, fregandosene della terra scoperta. A volte occorre mettere da parte i propri piani, lasciarsi guidare dal corso naturale  delle cose… e magari chissà, la nostra America è proprio dietro l’angolo…

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#LeMieParole – Vita

Eccoci arrivati alla fine,perlomeno per ora. Oggi sono 21. Negli ultimi anni non ho mai apprezzato i compleanni: detesto la gente ipocrita che ti ignora quotidianamente ma che si ricorda solo di farti gli auguri.

Tuttavia qualcosa in me è cambiato, il modo di pensare, nello specifico. Il compleanno non deve essere un’occasione per ricevere auguri o regali (che sono comunque ben accetti!) bensì un’occasione per riflettere sul dono della vita. Già: non ci sarebbe compleanno senza vita; non ci sarebbe il desiderio di amare, la creatività, il perseguire un sogno, l’amicizia, le emozioni, la poesia senza la vita; e non ci sarebbe vita senza mamma.

Parlo troppo poco di mia madre e questo a lei da fastidio. Eppure dovrebbe sapere che sono proprio le cose più preziose quelle che vengono protette di più!

Dicono che dovrei chiamarla concetto antropologico… no, grazie! Preferisco chiamarla mamma! Un concetto antropologico non sente i tuoi sussulti ancora prima di un’ecografia, non divide il suo cibo con te quando ancora non hai nemmeno una bocca, non si emoziona guardando una testolina rosa uscire dal suo corpo, non piange a seguito di piccoli scherzi (o doni) che la vita ti fa, non prova emozioni quando viene pronunciata la prima parola, non si arrabbia quando fai di testa tua… finendo per sbattere contro un muro; un concetto antropologico non prova emozioni così forti come le prova una mamma. Diciamola questa parola: Mamma!

Amo la vita e sono sicuro che sia dono di Dio. Tuttavia come la benzina ha bisogno di un motore per avere senso, così questo grande dono di Dio ha bisogno di una MAMMA e di un PAPA’ per assumere significato! Siamo nel secolo in cui ognuno trova da se le sue soluzioni…ciò non sostituisce il senso delle cose vere: non c’è vita senza mamma! IO non avrei vita senza la mia mamma e senza il mio papà.

Un papà è chi trasmette la passione, la voglia, il sentimento; ma chi da il via è la mamma, con i suoi violenti gemiti in sala parto.

Un concetto antropologico non prova emozione nel sapere di avere dentro di se un’altra vita, non prova emozione nel sapere che fra le sue braccia c’è il frutto di un amore divino, infinito!

Dunque, è questa la vita: un amore che prende forma, giorno dopo giorno; L’energia non viene mai distrutta… così l’amore: assume sempre forme diverse, e queste forme sono VITA! Dove c’è amore c’è vita e dove c’è vita c’è Dio.

 

Grazie a Dio,
Grazie a Papà,

Grazie alla mia mamma!

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#LeMieParole – Amore

Forse sarò scontato ma, una delle parole della mia vita è AMORE.
La mia vita è, in un certo senso, sempre stata una ricerca d’amore. Questo non significa che non ci sia nessuno che mi ami… eppure, fin da piccolo, percepisco un vuoto nel mio cuore, come se mancasse una parte di me. Pensare a ciò mi fa venire in mente il mito dell’androgino raccontato da Platone o alla vicenda della creazione  di Eva a partire dalla costola di Adamo. In fondo, ognuno di noi è incompleto. Dopo 20 anni posso affermare che l’amore è questo: completamento di sè.

La vita va avanti grazie agli opposti, e questo già lo diceva  Eraclito. Non esiste nulla senza opposto: non c’è luce senza ombra, vita senza morte… non c’è uomo senza donna. Io non sarò mai completamente uomo finchè non troverò una donna che completi il mio essere.

Ciò, però, non esclude che io abbia sperimentato altri tipi di amore.
I greci distinguevano il sentimento amoroso in diverse tipologie: Eros, l’amore fisico e carnale, Philos, l’amore fraterno, Agape, l’amore perfetto e disinteressato.

Philos è quel legame che ti lega ad altre persone, persone che condividono con te qualcosa, che ti completano, in un certo senso… Philos è l’amicizia profonda, quella più difficile da raggiungere. Philos ci lega indissolubilmente a qualcuno, sia esso un compagno di vita o semplicemente un buon amico o la persona da cui si è imparato a fidarsi. Per qualcuno al di fuori del rapporto di philos, potrebbe assomigliare un po’ all’eros, quando un uomo e una donna hanno un rapporto così stretto, ma fino a quando l’ amicizia è solo conoscenza e non si superano i propri confini, il philos può continuare a legare platonicamente come veri fratello e sorella per molto più a lungo di quanto gli altri si possano aspettare. Ho sperimentato Philos poche volte nella vita; alcune volte, invece, Philos è degenerato in altro, producendo molti danni, danni irrimediabili… tuttavia, per quanto portatrice di sofferenze, questa è una condizione necessaria:

“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

Capita di soffrire quando ci si lascia addomesticare….

Poi ho sperimentato agape, anzi… lo sperimento ogni giorno, negli ultimi mesi molto di più rispetto al passato: l’ Agape è l’unico amore veramente perfetto e incondizionato, non può essere realizzato da persone l’ uno per l’ altra, siccome le persone sempre pongono dei limiti sull’ amore in qualche modo. La perfezione trovata in Dio nella creazione, resta quindi in ogni quadro, come l’esempio a cui l’umanità dovrebbe aspirare. Cercando di raggiungere un tale rapporto con un altro dà alla persona un livello molto più forte di eros e philos degli altri esseri umani. L’Agape è un Amore senza limiti, che sconvolge le viscere…

Queste tre forme di amore coesistono e l’uomo è incompleto e sofferente se non gode di tutte e tre. Ritengo che la ricerca dell’Amore sia il fondamento di ogni vita e la vita non è vita senza ricerca.

Mi auguro, dunque, di poter proseguire questa ricerca, mettendo da parte l’insoddisfazione di non aver trovato, finora, l’appagamento di questa  mia sete d’amore Eros.

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#Riflessioni – Perdere per guadagnare

Ripropongo, ancora una volta, la frase di Enrico Petrillo, sulla quale ho riflettuto ieri:

Chiara aveva scoperto che il contrario dell’amore è il possesso. Quando comprenderai che una cosa, un amore, una relazione è veramente tuo? Quando sarai libero di perderlo. Perché quando hai la libertà di perderlo, ti accorgi che quello è un dono di Dio

Ieri ho parlato del contrario dell’amore, che è il possesso. Ora: cosa significa “quando sarai libero di perderlo?”

Siamo fatti così: ci affezioniamo alle persone, alle cose, a tutto. La nostra natura è questa: quella di affezionarci, di legarci a qualcuno o a qualcosa, che sia una persona, una cosa, un’idea. Quando ci affezioniamo sembra di aver vinto qualcosa, di aver trovato un tesoro, di aver guadagnato una grande fortuna. Non è cattiveria questa: è natura.

Che sia una persona, un soprammobile, un vestito o un 30 e lode, la situazione è sempre la stessa. Se qualcuno ci dicesse: ok, hai preso 30 e lode. Ora, però, devi rinunciare a questo voto. Nessuno lo farebbe, perlomeno non io. Questo perchè? Perchè quel qualcosa è NOSTRO, solo nostro.

Tuttavia, con le persone, non è così. Ogni individuo, in quanto tale, ha una propria libertà ed il rispetto di essa è la base di ogni rapporto. Quai nessuno mette mai in contro questo: Amo qualcuno ergo quel qualcuno DEVE amarmi, per forza. E’ una regola.

Ma questo non è amore bensì possesso. Crediamo di amare le persone eppure le possediamo come si possiede un orologio o un barboncino o una banconota.

3477220Dire: “essere libero di perderlo” significa, per l’appunto, mettere in conto la libertà di quel qualcuno in un rapporto. Questo non significa rinunciare ad amare… no… anzi: significa amare ancora di più. E non sto tessendo una lode agli amori non corrisposti o platonici! Sto semplicemente dicendo che l’amore è, innanzitutto, libertà ed essa implica anche questo. Quando mettiamo in conto di perdere chi amiamo non stiamo smettendo di amarlo ma stiamo solamente cominciando ad amare veramente.

quando hai la libertà di perderlo, ti accorgi che quello è un dono di Dio

Capire che chi si ama ha una propria libertà ed arrivare a rispettarla è un dono di DIO, una grazia. Non è tanto l’amore in sè ad essere un dono quanto CAPIRE cosa l’amore sia. Quando amerai qualcuno così tanto da arrivare a comprenderne la propria libertà allora proprio in quel momento stai amando. E l’amore tutto crede, tutto spera, tutto sopporta… anche una situazione non corrisposta, anche un fallimento, anche un litigio. Tutto sopporta l’amore.

#BellezzaCome -Una rosa e le sue spine

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La rosa è, da sempre, simbolo di Bellezza e lo è anche se possiede delle spine. Siamo anche noi, in fondo, come una rosa. Siamo,infatti, Bellezza. Ognuno di noi ha un seme di Bellezza nel proprio cuore. Anche noi, come il fiore, abbiamo delle spine, delle protezioni verso il mondo esterno.

Io ti amo, rosa mia, anche se hai tutte quelle spine e non ne vorrei una in meno di tutte quelle che hai. 

Come si fa ad amare una rosa, a considerarla simbolo di Bellezza, anche se ha tutte quelle spine?

“Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?” 
“Una pecora mangia tutto quello che trova”. 

“Anche i fiori che hanno le spine?” 
“Sì. Anche i fiori che hanno le spine”. 

“Ma allora le spine a che cosa servono?” 
Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. […]
“Le spine a che cosa servono?” Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta. 
Ero irritato per il mio bullone e risposi a casaccio: 
“Le spine non servono a niente, e’ pura cattiveria da parte dei fiori”. 
“Oh!” 

Ma dopo un silenzio mi getto’ in viso con una specie di rancore: 
“Non ti credo! I fiori sono deboli. Sono ingenui. 
Si rassicurano come possono. Si credono terribili con le loro spine…” […]

Una rosa fragile si crede protetta dalle rose che ha, ma basta una forbice o una ruota di bicicletta per distruggerla. Le spine di una rosa altro non sono che la manifestazione della sua fragilità e noi amiamo le persone (che sono le rose) anche in virtù della loro fragilità, anzi… noi amiamo solo cose fragili perché anche noi, in un modo o nell’altro, siamo fragili.

Io non vorrei mai una rosa senza spine poiché una rosa senza spine non sarebbe una rosa, ma un fiore  che profuma solamente. Ma noi amiamo la fragilità, IO amo la fragilità.

Sono le difese che noi ci costruiamo che mostrano quanto siamo fragili.

Non bisogna aver paura delle proprie fragilità e nemmeno pensare che chi si ha intorno non ci ami a causa di queste “spine” o che non voglia altro che toglierle.
Non bisogna aver paura delle proprie fragilità, non bisogna odiare le proprie spine, anzi… bisogna metterle nelle mani di qualcuno affinché quel qualcuno possa sentire il profumo di vita che emaniamo.

Noi siamo una rosa. TU sei una rosa, la mia rosa… e non sei mia affinchè io possa possederti e comandarti! Sei la mia rosa perchè è te  che ho addomesticato, è il tuo profumo che desidero sentire, è il tuo colore che desidero contemplare.

Ma tu, o rosa mia, non lo comprendi, e pensi che io voglia togliere le tue spine.
No, non c’è rosa senza spine… e non è una rosa una rosa senza spine.