#BellezzaCome – Conversione

download (4)Oggi, 25 Gennaio, ricorre la memoria liturgica della Conversione di San Paolo. Ma sappiamo cos’è una conversione?

Innanzitutto non significa cambiare idea, sarebbe troppo riduttivo! La conversione è qualcosa che contempla un cambiamento radicale del proprio io; un cambiamento di direzione della propria vita.

Il termine conversione suggerisce l’immagine di una persona che, accorgendosi di camminare su una strada sbagliata, decide di tornare sui suoi passi e di incamminarsi in una direzione diversa. La conversione è una presa di coscienza “esistenziale” che può avvenire in seguito all’azione persuasiva di una terza persona oppure alla considerata riflessione personale. Si decide, così, di cambiare il corso della propria vita, riorientando i propri atteggiamenti e comportamenti secondo criteri diversi da quelli seguiti fino a quel momento. (Da Wikipedia)

Il cambio di vita è un qualcosa che va oltre le proprie idee, la propria ragione o i propri sentimenti. Per essere vera, una conversione, deve giungere fino all’anima, sconvolgendola.

Convertirsi può voler dire anche, in un certo senso, ritrovare sè stessi, riunificare il proprio io scisso fra ESSERE e DOVER ESSERE (o essere imposto).

Il principio della conversione comincia dal prendere coscienza di non essere completo, o felice: si capisce, dunque, di non vivere la propria vita come piena Bellezza! Da questo deriva un momento di crisi. Benedetta sia la crisi! L’uomo ne ha paura, la fugge, considerandola negativa… tutt’altro!

Crisi deriva dal greco κρίσις, decisione. Tale termine deriva dal verbo Krino, ossia dividere, separare, discernere. La crisi è, dunque, un momento di separazione che implica la presa di decisione riguardo qualcosa.

Dunque, la presa di coscienza di una vita infelice e non vissuta nell’ottica della Bellezza, porta alla crisi, ossia ad un momento di scissione fra un prima, dominato dall’infelicità, dalla depressione e dalla tristezza, ed un dopo, guidato dalla Bellezza e dalla gioia di vivere.

La conversione, in realtà, non è un “allontanamento da sè” ma un “rientrare in sè“.

 

Per poter convertire il proprio cuore e la propria anima occorre una Grazia: non è facile accorgersi della schifezza della propria vita, e non è facile nemmeno decidere di cambiare il proprio atteggiamento. Ciò può avvenire solo se si è folgorati dalla Bellezza, dalla vera Bellezza. Ma occorre avere fede nella Bellezza, fiducia nel suo modo d’agire.

 

Ecco, dunque, a cosa serve la festa di oggi: a prendere coscienza di sè. Bisogna domandarsi: Sto vivendo la BELLEZZA? A questo serve l’esempio dei santi: a farci aprire gli occhi…

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#Riflessioni – Messaggio per un albero senza chioma

downloadQualche giorno fa ho fatto leggere un mio post ( L’ora per cominciare a star bene ) e lui mi ha risposto, spiazzandomi, “io faccio parte degli alberi senza chioma“. E’ una frase forte da dire, significa ammettere di non avere prospettive nella propria vita, di essere depresso, in un certo senso. Ma è anche una cosa positiva da dire, poichè denota il culmine di un processo di ricerca di sè che ha fatto comprendere di non stare bene. E lo sapete bene: per cominciare a star bene bisogna ammettere di star male. E lui è sulla buona strada. Devo ammettere che l’affermazione mi ha un pò spiazzato ed ho risposto, forse ingenuamente, “bhè, la chioma cresce curando le radici“. Quando si ha davanti una persona in difficoltà sarebbe meglio astenersi da frasi eccessivamente filosofeggianti… eppure, in quel momento, mi è venuta in mente quella. Sarà stata l’ispirazione, eppure un qualcosa di buon ce lo vedo… ecco perchè.

Curare le proprie radici. Cosa significa? Senza dubbio assicurarsi che ciò da cui traiamo vita non sia rinsecchito. Dicendo “radici” tutti pensano subito alla famiglia, quindi questa mia affermazione potrebbe essere convertita in “fai pace con la tua famiglia“. No, sarebbe troppo facile. Radice è tutto ciò da cui traiamo forza: sogni, amicizie, situazioni, ricordi… anche la famiglia, perchè no, ma solo come una delle tante possibili realtà. Curare le proprie radici significa accertarsi che ciò da cui traiamo forza non sia un’illusione, un idolo, un’ombra. La causa più diffusa di “depressione” è la delusione a seguito di un’illusione. Non avere chioma significa aver dato fiducia alle cose sbagliate.

Curare le proprie radici significa accertarsi di avere dei “dispensatori di energia vitale” efficienti ed efficaci. Quelli inutili, senza vita, sono da tagliare. Senza dialettica.

Come si fa a capire se un qualcosa è una radice o un idolo? provo a darvi delle linee guida, ma ricordate che si tratta di riflessioni personali, tratte da momenti di meditazione personale. Non sto proclamando nessuna “Verità Assoluta”.

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  1. Ciò che da la vita non pretende di ricevere alcunché in cambio.    Un amore che dice “Ti amo se mi ami” non è amore, non è qualcosa da cui trarre energia: è un idolo e va tagliato. Riguardo a ciò, mi viene in mente una splendida canzone di Faber De Andrè, La Ballata dell’Amore Cieco , in cui una donna chiede, in cambio del suo amore, di compiere gesti atroci.
  2. Ciò che da la vita rispetta la tua libertà. I filosofi, nel corso dei secoli, hanno definito l’uomo in tanti modi: animale sociale, “lupus homini“, calderone di pulsioni ecc… ma io, nella mia completa ignoranza, vi dico che l’uomo è principalmente LIBERTA’ (e ciò non significa libertinaggio, ossia anarchia, ossia fare come si vuole senza limiti… ma su questo farò un post ad hoc). Dire che l’uomo è libertà significa ammettere il suo libero arbitrio, ossia la sua indipendenza da scelte di terzi. Un qualcosa che dice “devi anche se pensi che sia sbagliato o anche se non ti va” non è una radice, ma un idolo e va tagliato. E’ necessario dire, però, che certe cose fanno bene anche se vanno contro ciò che si vuole (mi viene in mente l’alzarsi presto per andare a scuola), per questo è necessario chiarire che essere liberi non significa fare solo ciò che si vuole, ma fare ciò che è giusto che si faccia. “Ciò che da la vita rispetta la tua libertà” mi fa pensare ad una dinamica che si verifica sopratutto nei “gruppi”. Ad ogni “festa”, celebrazione o evento è quasi obbligatorio stare insieme, pena l’esclusione. Ma questo è sbagliato! Ho visto i gruppi più “vitali” del mondo divenire idoli… ed il passaggio è brevissimo.
  3. Ciò che da la vita non genera ansia o preoccupazione. La maggior parte di ciò che ci “rende forti” produce ansia e preoccupazione. Esempio: ballare. cosa bellissima, grande fonte di vita e di energia. Ma quando, passando davanti ad uno specchio o stando davanti ad una coppa di gelato, si ha l’ansia dei chili in più non è più fonte d’energia, ma un idolo, una fonte di sofferenza. Potrei fare mille esempi. Ciò che da la forza non genera ansia, ma vita.

 

Chiarite le proprie radici (fonti di energia e forza) e tagliate le fonti d’ansia (idoli) vedrete che la chioma comincerà a crescere.

E’ necessario avere delle radici, altrimenti non potrà fiorire nessuna chioma.

Capisco che sia facile dirlo… ma farlo? Rinunciare a ciò che si crede “buono” è una cosa atroce, una gran fatica. Ma è una fatica necessaria, una vera e propria lotta… ma la Bellezza  implica una lotta, una sofferenza, un combattimento. Un pò come la nascita di una perla.

La bellezza nasconde storie dolorose, ma sono le storie che fanno bella la vita. La bellezza della vita non è avere una vita bella ma aver la forza di rendere bella la propria vita.

La bellezza è una chioma folta, ricca di frutti e fiori, una chioma che nasce da una radice… come una perla che nasce da un frammento di un predatore.

Curare le radici significa, alla fine della fiera, imparare a distinguere ciò che da la vita da ciò che toglie vita e dare importanza a ciò per cui vale la pena dare importanza e togliere importanza a ciò che è inutile.

E’ un passo doloroso, ma necessario.