#LeMieParole – Creatività

Chi mi conosce sa quanto io sia creativo. Il mio cervello lavora a mille giri al secondo (forse è per questo che ho bisogno sempre di mangiare e di dormire). Ho sempre qualche cosa che naviga nella mia mente, qualche idea che nasce.

Tutto ciò nasce dalla curiosità. Non mi accontento di ciò che vedo o sento, ho sempre bisogno di indagare le cause, di trovare dei motivi, delle connessioni. Davanti a delle situazioni mi diverto ad individuare i dettagli più nascosti, e a creare connessioni bizzarre!
Da questo deriva il mio “tristissimo” umorismo, eppure, analizzandolo bene, esso racchiude una certa grandezza creativa: fare battute improvvisate sul momento necessita di una grande velocità di elaborazione dei dati, degli eventi, delle situazioni.

Dunque: creatività. Ovviamente la creatività non nasce da sè ma è frutto di numerosi fattori e non è nemmeno un qualcosa che nasce dal nulla. Fin da piccolo la mia creatività è stata fortemente stimolata, soprattutto da  mio padre: mi raccontava storie e mi spingeva ad incuriosirmi delle cose, delle piccole cose. Se non fosse stato per lui, forse, non sarei quel che sono! Mi ricordo che quando ero piccolo mi portava spesso in vari musei oppure in giro per Roma. Un giorno mi portò ai fori romani e, camminando, mi disse: “su quel sasso si è seduto Romolo” ed io cominciai a costruire una storia, a trovare delle motivazioni logiche secondo le quali Romolo sarebbe dovuto passare di lì.

Ecco un altro fattore da cui nasce la creatività: l’esigenza di trovare delle risposte nuove più soddisfacenti di quelle già trovate da altri.

E poi c’è anche la voglia di essere diverso: quante volte ho sognato di andare nella preistoria, o nel medioevo! Ma la linea del tempo non era un limite: prendevo cartoncino e pennarelli, costruivo oggetti e via…un tutto nel passato, insieme al mio fedelissimo Mr.Poppy, fedelissimo orso bianco di peluche.

Creatività, dunque, come rimedio all’ordinario e come strumento di indipendenza: perchè accontentarsi di una minestra riscaldata se si può mangiare un piatto mai mangiato da nessun’altro?

il-bello-di-essere-creativi

#Bellezza Ovunque – Inside Out

Inside_Out_film_2015

La prima cosa che si potrebbe pensare riguardo questo film è che ” è un cartone animato per bambini”. Falso. “Inside Out” , film  della Pixar del 2015, è indicato anche per un pubblico “adulto”. Anzi… a dirla tutta, secondo me, andrebbe sconsigliato al pubblico under 9-10 anni poichè, con la sua grande semplicità, riesce ad essere, in molti punti, assai toccante e drammatico.

La trama è semplice: Riley e la sua famiglia si trasferiscono dal Minnesota a San Francisco, a causa di impegni lavorativi del papà. I veri protagonisti del film sono, tuttavia, Gioia ed i suoi compagni ossia le emozioni di Riley: Gioia – Tristezza – Rabbia – Paura – Disgusto. Gioia è l’artefice dei momenti felici della bambina ed ha, fra le sue preoccupazioni principali, anche quella di tenere lontana Tristezza, per evitare di avere ricordi negativi. Tuttavia, durante il primo giorno di scuola qualcosa va storto e, per motivi che non vi dico, per non rovinarvi la visione del film, Gioia e Tristezza vengono espulse dal quartiere generale e vengono catapultate nella “memoria a lungo termine”, un labirinto di scaffali da cui è difficilissimo uscire. Qui incontreranno Bing Bong, un elefante rosa frutto delle fantasie infantili di Riley, che le aiuterà a tornare a casa. Nel frattempo, senza il comando di Gioia, Riley non riesce più ad essere allegra e, pian piano, ogni aspetto della sua personalità finisce per sgretolarsi fino a renderla completamente apatica. L’unico modo per sistemare la situazione è che Gioia e Tristezza tornino al loro posto… ci riusciranno? (Tranquilli, non vi rovinerò il finale)


Inside-Out

Ora qualche riflessione personale. Chi non avesse ancora visto il film è avvisato!

Ogni emozione è essenziale. Mi è capitato di leggere, in varie librerie, titoli come “frena l’ira” o “soffoca la rabbia” oppure “basta tristezza!” o “elimina le tue paure” ma anche “scatenate la gioia”. Cosa voglio dire con questo? L’immaginario collettivo etichetta come POSITIVO la Gioia e NEGATIVO tutto il resto: la paura e la tristezza (per non parlare della rabbia) vanno represse mentre la gioia va manifestata.

Non è così, non può essere così!

Innanzitutto: a cosa serve e cos’è un’EMOZIONE?

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.

Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo.

(Da Wikipedia)

L’emozione (dal latino “emovere” ossia “trasportare fuori”) è il mezzo con cui il nostro corpo si relaziona con l’esterno. Cercare di soffocare determinate emozioni significa troncare determinati stimoli, interrompere, in un certo senso, il rapporto IO-MONDO.

Il male del Giorno d’oggi è proprio questo: voler soffocare le emozioni. Abbiamo paura di aver paura, diventiamo tristi se siamo tristi, proviamo disgusto ad essere disgustati e ci arrabbiamo se proviamo rabbia. E’ vero: a volte nasce una specie di “senso di colpa” quando si è, per esempio, arrabbiati, come se fosse sbagliato. In realtà nessuno fa caso al fatto che anche l’eccessiva gioia è nociva: avete presente quegli individui odiosi che non prendono nulla sul serio e che sono sempre frizzanti, anche quando, per esempio, devono consolare qualcuno per un lutto?

S. Paolo dice:

“Benedite quelli che vi perseguitano, benedite e non maledite. RALLEGRATEVI CON QUELLI CHE SONO ALLEGRI, PIANGETE CON QUELLI CHE PIANGONO.” (Romani 12:14-15)

La risposta è, come sempre, nell’equilibrio. Anche nel film ciò è palese: non si possono sostituire le emozioni: quando subiamo un torto dobbiamo arrabbiarci, non possiamo essere spaventati; quando c’è un evento positivo dobbiamo essere gioiosi, non tristi!

Ma noi non facciamo quasi mai così! Cerchiamo sempre di fare di testa nostra… e questo accade perché non sappiamo minimamente cosa siano le emozioni e come funzionano. E da questo nasce la sofferenza: dal non sapere come funziona in ostro corpo! Il corpo è il mezzo attraverso il quale TU puoi vivere: non c’è vita senza corpo. Un corpo con emozioni sballate o senza emozioni è un corpo senza vita, un corpo non funzionante.

Abbiamo bisogno di riscoprirci, di scoprire le nostre emozioni… Abbiamo bisogno, per vivere, di andare alla ricerca delle emozioni perdute (come nel film) e come fare?

  • Con la fantasia (Bing Bong)
  • Con il pensiero (il treno)

ma, soprattutto, con la coscienza che “tutto concorre al bene…” e che non occorre sopprimere la tristezza per essere felici!

 

Inside Out… dentro fuori… da noi verso il mondo…