Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale,

sono entrato, ormai da un pò di tempo, in quella parte di vita in cui, a Natale, non si desiderano più regali che possono essere comprati ma solo doni che possono essere desiderati, desiderati soltanto poiché non possono essere comprati, né fatti a mano: dei doni che solo la vita può darti.

Per questo Natale, desidero Tempo, perché non sembra mai abbastanza quello che si ha: tempo per rendermi conto di chi sono, tempo per imparare e per dimenticare quel che già so, tempo per conoscere meglio me stesso ed il mondo che mi circonda, tempo per imparare ad amare ed a lasciarmi amare;

Coraggio, perché senza coraggio il tempo non ha nessun valore: coraggio di cogliere l’attimo, di vivere ogni singolo momento come se fosse l’ultimo (o l’unico), coraggio di spendere tutto me stesso, coraggio di andare avanti nonostante tutto, attorno, vada nel verso sbagliato.

Pazienza, perché senza pazienza non ha senso essere coraggiosi: pazienza per saper aspettare il momento giusto, l’occasione per cui vale la pena vivere e per essere coraggiosi, pazienza per essere in grado di sopportare tutto ciò che si frappone fra me ed il mio sogno.

Persone, perché se non si hanno persone con cui condividere la propria vita, non ha senso avere tempo, o coraggio o pazienza: persone che siano diversamente uguali da me, persone con cui crescere, persone con cui litigare, persone con cui parlare e persone con cui stare in silenzio.

Ma fra tutte le  persone che potrai donarmi, ne vorrei una speciale: una con cui essere me stesso, perché non si può mostrare il nostro io a tutti, non si possono donare le perle ai porci. Una persona con cui ridere, una persona con cui piangere, una persona con cui litigare e con cui fare l’amore, una persona da accarezzare, con l’anima, con le parole, con i baci; una persona che sia legata a me, che non si lasci confondere da qualche parola messa fuori posto, o da naturali ed illogiche gelosie: una persona che mi completi, che sia mia senza appartenermi, una persona che si prenda la parte migliore di me e che non la disperda fra i soffi del vento.

Questo vorrei per Natale,
perché solo questo è ciò per cui vale la pena vivere.

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#Riflessioni – Tanti Auguri Paolo

Paolo_Borsellino

È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola
(Paolo Borsellino)

Il 19 Gennaio 1940 nasceva, a Palermo, Paolo Borsellino.
Tutti ne ricordano la data di morte, quasi nessuno quella della nascita,ad essere sinceri nemmeno io!

Eppure è assai importante ricordare che oggi, 76 anni fa, nasceva uno dei più grandi paladini della legalità. Un eroe? Non saprei… cosa può voler dire “essere un eroe”? Secondo me un eroe è qualcuno che vive straordinariamente una vita ordinaria, che è la stessa definizione che attribuisco alla parola “santo”. Vivere straordinariamente la propria vita non significa dover compiere imprese grandiose, eclatanti… significa “stare al posto proprio“, avere il coraggio di opporti alla paura di vivere, il coraggio di arrendersi a quelle logiche che piegano la mente e che sporcano la coscienza. Essere un eroe significa assumersi la responsabilità di vivere, ogni giorno. Disse Borsellino:

Io accetto, ho sempre accettato più che il rischio […] le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto, in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro.

Non è vero che qualcuno è un eroe se non ha paura. Avere paura rientra nell’essere umano. tuttavia:

La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti. (Paolo Borsellino)

Siamo abituati a pensare che gli eroi siano quei “supereroi” che vegliano su di noi, persone che fanno cose straordinarie… eppure ognuno di noi può essere un eroe!

We can be Heroes
Just for one day

(Heroes, David Bowie)

Si è eroi quando si comincia a vivere proiettati verso la bellezza, la vera  Bellezza; quando si vive l’attimo eterno; quando si accetta ogni conseguenza, anche la morte. Siamo eroi quando accettiamo di morire per ciò in cui crediamo:

È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. (Paolo Borsellino)

Allora si, possiamo dire che Paolo Borsellino sia un eroe, morto per liberare un paese meraviglioso dalla puzza della disonestà. Ma la morte di Borsellino, come quella di Falcone o Impastato o Chinnici o di altri, non deve limitarsi ad essere un simulacro da adorare bensì un riferimento per poter gridare:

We can be Heroes
Just for one day,

Possiamo essere eroi…
anche solo per un giorno…

Basta,infatti, un giorno per realizzare l’eternità!

 

 

#BellezzaCome… Kenosis (Svuotamento)

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Qualche tempo fa, una mia cara amica suora mi diede la leggere un brano tratto da un’epistola Paolina, la lettera ai Filippesi, per la precisione. L’ho letta attentamente e proprio questa lettura mi ha fatto venir voglia di cominciare a cerare la Bellezza. Ecco perchè.

Cominciamo con il leggere il brano (Fil 2,5-9):

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

Comincio con il dire che, la traduzione italiana, non rende giustizia alla profondità del testo: nell’originale,Paolo, scrive:

ὃς ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων οὐχ ἁρπαγμὸν ἡγήσατο τὸ εἶναι ἴσα θεῷ, (Versetto 6)

Quello che nella versione italiana è ” essendo di natura divina” in greco è μορφῇ θεοῦ (Morphè Theon) e, testualmente tradotto,sarebbe: ” […] essendo nella forma di Dio. ” Ma cosa vuol dire che Cristo era “nella forma di Dio” ? Come forse avrete letto nella presentazione di questo blog, la parola μορφῇ (Morphè) non vuol dire solo FORMA ma anche Bellezza, essenza che corrisponde all’apparenza. Riassumendo, dunque, Cristo, ab origine, possedeva la stessa Bellezza di Dio. Personalmente questa frase mi ha colpito molto. La Bellezza, come detto già in altri momenti, non risiede solo nella perfezione ma anche nell’imperfezione ed è proprio questo che ha spinto Cristo a “Non considerare un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” . Capita, molto spesso, che l’idea di Bellezza fissa nella nostra mente sia quella di “perfezione”: Bello=Perfetto. Così, ci ritroviamo a considerare questa (presunta) nostra perfezione come un tesoro geloso, da tenere per noi. Così facendo,ci ritroviamo soli. Tuttavia, la Bellezza, quella vera, non è stasi ma movimento; Bellezza è giungere all’essenza delle cose. E’ proprio questo movimento (definito da Paolo “Kenosis”) la chiave di tutto questo discorso. Kenosis deriva da ἐκένωσεν ( Ekenosen) a sua volta derivante dal verbo ” Kenoo” ossia “spogliare, rendere deserto”. Questo potrebbe sembrare un paradosso. Ma non lo è. La bellezza è passare dal PERFETTO all’ ESSENZIALE, da ciò che è “detto” a ciò che è “vissuto”. Proteggere la Bellezza chiudendola in una teca di vetro non significa salvaguardarla bensì distruggerla, al contrario, mettendola in movimento, in discussione, ossia SVUOTANDOCI dalla certezza di averla, significa essere un gradino più vicini a possederla (possedere completamente la Bellezza è un esperienza che non può accadere in questa dimensione fisica, poichè la Bellezza è pura essenzialità, un fenomeno che va oltre i nostri sensi).

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l'aroma?

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l’aroma?

Questa Kenosis, svuotamento, genera un passaggio dalla μορφῇ θεοῦ alla μορφὴν δούλου ( Morphè doulon). δούλου significa,  secondo la communis opinio, “Schiavo” eppure, consultando un dizionario di greco, troveremmo, insieme a suddetto significato, anche quello di “colui che si sottomette alla volontà altrui“. Comincia a delinearsi un percorso più chiaro. Passare dalla certezza del Perfetto all’incertezza dell’essenziale, dalla certezza di poter decidere da sè a quella di piegarsi al volere altrui. Al giorno d’oggi siamo tutti paladini della libertà… ma cos’è la libertà? Sicuramente non è far di testa propria. Siamo così prigionieri che non ci accorgiamo nemmeno della Bellezza attorno a noi. Facciamo di tutto per trovare la bellezza eppure basta solo una cosa: lasciarsi guidare. E non sto parlando solamente a livello religioso: lasciarsi guidare da un sorriso, da un tramonto, da uno sguardo. Sono queste le più belle cose.

Tutto ciò coincide con un “umiliarsi”. Tutti noi abbiamo paura di questa parola poiché nessuno vuole umiliarsi. Tutti vorrebbero decidere da sè e nessuno vuole sottomettersi alle decisioni altrui. Così facendo ci chiudiamo sotto una teca di vetro privando il mondo della nostra bellezza e privando noi della bellezza del mondo.

Abbiamo paura della Bellezza poiché essa non dipende da noi. E tutto ciò che non dipende da noi ci fa paura.

San Paolo, attraverso l’esempio di Cristo, vuole spingerci a questo: rinunciare alle certezze che crediamo di avere e di aprire gli occhi alla Bellezza. Lasciarci guidare dalla Bellezza, Sottometterci alla Bellezza.

Eppure è proprio l’umiliazione e la sottomissione alla Bellezza che conducono all’ “esaltazione”. Svuotarsi, dunque, non per annullare la propria bellezza ma per centuplicarla!

E noi, uomini e donne coraggiosi del XXI secolo, abbiamo il CORAGGIO di piegarci alla Bellezza?