#BellezzaOvunque – Tutto ciò che avremmo potuto essere io e te…

downloadTutti, o quasi, conoscono “Braccialetti Rossi“, principalmente grazie alla serie TV. In pochi sanno che “Braccialetti Rossi“, prima di essere una serie TV, è una serie di libri scritti dallo scrittore spagnolo Albert Espinosa. Espinosa è uno scrittore brillante, che concilia semplicità di parole con profondità di contenuti. Un esempio di questo “mix” è dato da “Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te“.

A prima vista, un titolo simile potrebbe essere associato ad una trama “smielata“: la solita storia d’amore non corrisposta fra due persone. Eppure non è così: mai giudicare un libro dalla copertina.

Marcos è un ragazzo che possiede il dono di riuscire a leggere i pensieri, le emozioni e i ricordi delle persone  guardandole semplicemente negli occhi, e sfrutta questo talento lavorando per la polizia, che lo chiama per risolvere i casi più complessi.

L’esistenza di Marcos sta, però, per essere sconvolta: un giorno riceve la notizia della morte di sua madre, a cui era molto legato. Marcos, preso dallo shock, decide di acquistare un costoso farmaco che, una volta somministrato, consente di restare sveglio per sempre: dal momento in cui la madre è morta, infatti, non riesce più a dormire, a causa di orribili incubi.

Poco prima di utilizzare il farmaco riceve però la telefonata dal capo della polizia, il quale gli chiede di recarsi presso la loro stazione per cercare di leggere la mente di un extraterrestre appena catturato, il cui aspetto è quello di un semplice adolescente.

Nonostante gli sforzi, Marcos non riesce a captare i pensieri dell’extraterrestre, soprannominato “lo straniero“, il quale, tuttavia, riesce a entrare nella mente di Marcos.

All’improvviso “lo straniero” avanza due richieste a Marcos: per prima cosa deve aiutarlo a fuggire dalla polizia, che lo sta seviziando da giorni per estorcergli ogni tipo di informazione; l’altra richiesta è che Marcos deve recarsi in giornata in un determinato teatro per incontrare una ragazza di cui si era invaghito, ma con cui non aveva mai scambiato una sola parola. Marcos non capisce il senso della seconda richiesta, ma decide di aiutare l’alieno.

Così, mentre il capo della polizia facilita l’evasione dello “straniero”, Marcos si reca a teatro dove riesce a fare la conoscenza della ragazza. Mentre i due prendono un caffè, il capo della polizia avvisa telefonicamente Marcos che “lo straniero” lo aspetta nella città di Salamanca. Marcos parte immediatamente per la nuova destinazione insieme alla ragazza appena conosciuta.

Giunti a Salamanca incontrano “lo straniero”, che acconsente di raccontare loro tutta la scioccante verità: ogni essere umano ha a disposizione sei vite, da trascorrere su sei pianeti differenti. La Terra ospita coloro che stanno vivendo la seconda esistenza, mentre “lo straniero” proviene dal terzo pianeta. Arrivati sul quarto pianeta si riceve il dono di leggere nella mente altrui, dono che per errore della natura Marcos ha ricevuto in anticipo. Sul quinto pianeta invece viene concesso di avere memoria delle quattro vite precedenti e di quella successiva. Cosa ci sia dopo la sesta vita, nessuno lo sa.

“Lo straniero”, che sempre per errore ha ricevuto in anticipo il dono della conoscenza di tutte e sei le vite concesse agli umani, è tornato sulla Terra per rivedere un’ultima volta l’amata moglie, da cui era stato separato in giovane età a causa di un grave incidente. Purtroppo è arrivato in ritardo: la donna, oramai vecchissima, è morta da poche ore. Ai tre non resta quindi che andare a visitare la salma della donna, che viveva proprio a Salamanca. Giunti nella casa della defunta, “lo straniero” consegna a Marcos un foglietto in cui è scritto il motivo per cui ha voluto che incontrasse la ragazza a teatro. Dopodiché, si sdraia accanto al corpo della moglie e spira.

Marcos e la ragazza vanno a riposare in un albergo vicino e decidono di leggere cosa c’è scritto sul biglietto, scoprendo così…

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Tutto ciò che avremmo potuto essere…” è un libro stupendo. Non è la classica storia d’amore infantile e scontata. Questo libro parla d’amore, ma di un amore “puro”, un amore “maturo”.

L’amore è, certamente, il tema principale a cui, però, si legano altri temi: il lutto, l’essenza della vita, il destino, il rapporto genitori/figli…

Tutto nasce da un dolore ma il dolore non può essere la mèta. La mèta di tutto è l’amore.

Quindi, per riassumere: dov’è la Bellezza in questo libro? La Bellezza sta nel riuscire a percepire il legame profondo che ci lega con chi abbiamo attorno. Molte volte diamo per scontati i rapporti che viviamo. Poi, però, la vita ci mette davanti alla cruda verità: la morte o l’allontanamento. E così ci ritroviamo in uno stato di profonda depressione, di morte interiore. Ma la vita va oltre tutto ciò! Siamo nati per essere eterni e l’eternità altro non è che il momento in cui “TU VIVI”, in cui ami, in cui ti rendi conto di chi hai accanto e del legame misterioso che ti lega. La morte non avrà mai l’ultima parola, poichè alla fine di tutto c’è l’amore. Questo è un libro che parla di Bellezza, che parla dell’Eternità.

Vi consiglio sinceramente di leggerlo. Forse rimarrete un pò “delusi” dalla storia, e dall’epilogo… non vi stupite se non riuscirete a capire tutto subito…

Ma vi assicuro che, a tempo debito, ogni parola andrà al suo posto.

#PiccoloPrincipe – Capitolo I

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Un libro per bambini non può non cominciare che così: con un disegno.
E’ proprio a partire da un disegno che l’autore comincia la sua analisi delle differenze fra bambini ed adulti: il bambino,  con il disegno, va oltre la realtà, oltre le cose scontate, ed arriva direttamente all’essenza delle cose. Ma “i grandi” non riescono a percepire l’essenza e si soffermano all’apparenza della realtà:

boaMostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”.
Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.

Il protagonista realizza un disegno, ma “i grandi non lo capiscono“.
Questo accade di continuo:quando un “bambino” (ossia qualcuno che si stupisce delle piccole cose belle) trasmette la bellezza ad un “grande”, egli, senza dubbio, non riuscirà a comprenderla! Una volta, sull’autobus, mi imbattei in una bambina che alitava sul finestrino, scriveva, alitava nuovamente ed osservava la scritta scomparire. Fatto ciò rideva. Poi cercò l’attenzione della mamma e lei, di tutta risposta, le ordinò di smettere. E’ un pò come fare un disegno che non  viene capito. Nel mondo dei grandi, infatti, ossia di coloro i quali cercano di capire tutto, tutto deve avere un senso, tutto deve essere logico. Ciò che non lo è va eliminato, come l’alitare sui vetri degli autobus.

Il protagonista del libro, allora, realizza un altro disegno, un disegno “adulto”, sperando, questa volta, di essere compreso, ma neanche questa volta ciò accade.

 

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Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Il disegno,nel mondo degli adulti, non è essenziale. Essenziale è la grammatica, l’aritmetica, la storia… E’ essenziale, per gli adulti, tutto ciò che fa capire come funziona la vita. Ma gli adulti, in realtà, non capiscono nulla della vita e di cosa significa vivere. I grandi vivono nel loro mondo ed il mondo, si sa, è pieno d’imperfezioni. I grandi hanno paura delle imperfezioni e cercano di renderle perfette, hanno paura dell’incomprensibile e cercano di trovare spiegazioni. I grandi non hanno posto, nel loro cuore, per la bellezza.

Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un pò sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi è stata molto utile.
A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza è di grande aiuto.

Nel mondo degli adulti tutto è utile a qualcosa. E la Bellezza a cosa serve?

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Anche il protagonista del libro cresce, ma lo fa nel modo corretto: cresce rimanendo bambino.

Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva.
Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “È un cappello”. E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

I “grandi” non comprendono la Bellezza, non comprendono le stelle, le foreste, i boa. I grandi comprendono solo ciò che è utile.

E tu, che stai leggendo, come vivi la tua vita?
Da adulto, cercando di rendere tutto logico e comprensibile oppure da bambino, contemplando e stupendoti della bellezza che è attorno a te e meravigliandoti delle piccole cose belle?

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Cos’è che vedi?

 

#BellezzaOvunque – L’essenziale è (in)visibile agli occhi…

Non si vede bene che con il cuore.
L’essenziale e’ invisibile agli occhi.

(Il Piccolo principe, A. De Saint Exupery)

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Ieri ho visto il film de “Il Piccolo Principe”. E’ un bel film, anche se molti sostengono il contrario. La chiave di lettura del film è data proprio la frase-simbolo del libro di Saint Exupery: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo è un film essenziale, che mischia poesia a pragmatismo, dolcezza e tenerezza alla drammaticità di alcuni momenti.

Di sicuro, questo film, non è la trascrizione del libro: se lo vedete sperando di vedere “Il Piccolo Principe” rimarrete sicuramente delusi. Certo, il libro costituisce la base su cui la pellicola è costruita, ma non ci si sofferma ad esso, si va oltre.

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Tutto si snocciola a partire dalla vita di una bambina (di cui, mi sembra, non venga mai detto il nome) e di sua madre, donna assai pragmatica e dedita alle cose che, a suo dire, sono essenziali, come il lavoro, lo schema di vita, l’ordine ecc… Le due si trasferiscono in una nuova casa e fanno la conoscenza di un vecchietto strampalato, loro nuovo vicino di casa, il quale, pian piano, insegnerà alla bambina che l’essenziale, che sua madre va tanto fiera, è, in realtà, invisibile agli occhi.

Il tema principale è, per l’appunto, “l’essenziale”. Cos’è essenziale? Nelle prime scene ci troviamo in un’accademia, a cui la bambina desidera accedere. Sui muri, grigi, campeggia un poster “BE ESSENTIAL” (Sii Essenziale) eppure c’è qualcosa che non convince: tutto questo mondo grigio che ci viene presentato, sebbene venga definito essenziale, sembra, al contrario, un mondo triste, un mondo di continuo sforzo, un mondo in cui non c’è posto per la bellezza ma solo per una fredda routine.

La Bellezza è invisibile e non può essere controllata, posseduta, dominata. La Bellezza (che è la vera cosa essenziale) non può essere gestita attraverso schemi o tabelle, non può essere incasellata nè controllata. La Bellezza va solo vissuta ed è ciò che fa il vecchietto protagonista del film, il quale, alla fine della fiera, altri non è che l’aviatore del romanzo, emanazione dello stesso De Saint Exupery.

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.

piccolo_principe_film_r439_thumb400x275Questo è il guaio più grande, ciò che di peggio possa accadere ad una persona: dimenticare. Nel film si parla anche di questo: rimanere bambini, ossia continuare a stupirsi delle piccole cose, non è una certezza. Non bisogna dare per scontato che, crescendo, si continui a stupirsi delle piccole cose belle. Tutto ciò viene reso con un’immagine che ai puristi del romanzo avrà di certo fatto rabbrividire ma che, se vista con il cuore, assume un significato su cui riflettere: anche il piccolo principe può crescere, anche lui può piegarsi alle dinamiche del mondo degli adulti. Nemmeno per lui, simbolo di determinati valori, c’è la certezza di non dimenticare. Ma il peccato più grande non è crescere ma dimenticare. Dimenticare è la cosa più facile, basta poco per dimenticare.

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Come fare a ricordare? semplice, contemplando una rosa, rimettendosi davanti alla Bellezza. Solo la Bellezza ispira la Bellezza, solo la Bellezza può rendere una vita “Essenziale”, non altro. Il piccolo principe, cresciuto, torna bambino grazie alla rosa ed al tramonto. E’ la Bellezza che fa si che TU possa essere Essenziale, non i numeri o le cifre.

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?” Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora soltanto credono di conoscerlo.

E’ un bel film, anche tecnicamente: unisce tecnica 3d ad un gradevole STOP MOTION (riservato alle “citazioni” del romanzo”).

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Io vi consiglio di vederlo, di assaporarlo. Per guardarlo non usate, però, gli occhi e soprattutto non aspettatevi di vedere il libro. Non c’è da stupirsi di questo: sarebbe stato impossibile trasporre un capolavoro di questa portata “parola per parola“, delle modifiche andavano fatte. Vi consiglio, quando entrate, di mettere da parte l’adulto che è in voi e sarà come tornare bambini, almeno per un pò

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#Riflessioni – L’ora per cominciare a star bene

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Arriva un momento, nella vita di ciascuno di noi, in cui tutti i nodi arrivano al pettine; un momento in cui capisci che hai perso tanto di quel tempo dietro a delle situazioni inutili, senza senso,vane; Arriva un momento in cui ti trovi solo, in silenzio, a fare i conti con te stesso; un momento in cui pensi: “Cosa ho realizzato finora?”

E’ uno dei momenti più belli e più terribili della propria vita. Il momento in cui ti fermi, ti volti per vedere la strada che hai percorso  e poi ricominci a camminare, verso il nuovo.

L’errore più grande è rimanere fermi a guardare dietro di sè, a contemplare il futuro. Ho sempre sostenuto che l’uomo fosse come un albero: radici al passato, tronco al presente, chioma al futuro. Un albero senza radici è un albero morto, come è morto un albero senza chioma/rami: significa che non cresce, che è senza vita.

Vedo degli alberi del genere, senza chioma, nei cuori di quelli che odiano il proprio passato, di quelli che non hanno fatto pace con ciò che è stato, che non hanno fatto i conti con la propria storia. Gente triste, senza vita.

Io, invece, mi sento di appartenere alla categoria di alberi che ancora non sono alberi: avete presente quelle pianticelle che rimangono piccole per molto tempo? Ecco, io sono una di quelle. Fa paura crescere, ma bisogna affrontare questo momento…

Bisogna pur sopportare qualche bruco se si vogliono conoscere le farfalle: sembra che siano così belle… (Antoine De Saint Exupery, il Piccolo Principe)

Crescere è un’esperienza dolorosa, come lo è nascere: non a caso chi nasce piange. Ed anche crescendo si piange, o con gli occhi o con il cuore. Si può rimanere in fase di stallo per molto tempo, si può dire “Hey, Vita, aspetta un attimo” ma non può essere per sempre. La vita rispetta i tuoi tempi, ma tu devi fare attenzione a rispettare i tempi della vita. E’ questo l’essenziale.

Arriva il momento in cui ti accorgi di essere una nave ancorata in mezzo all’oceano, un bruco morto in una crisalide. Arriva il momento in cui cominciare a star bene… ed è ORA quel momento. Non rimandare a dopo il momento in cui cominciare a star bene.

Abbandona ciò che ti fa star male, è tanto facile!

Abbandona le situazioni che non puoi cambiare: scappa da tutto, ma non scappare mai da te.

Non accontentarti di soffrire, la vita è di più! La vita è bellezza. Non credete a chi dice chela vita è sofferenza. Certo, c’è anche quella. Ed è indispensabile. Ma non è la fine.

Tutte le storie che amiamo hanno una fine, ma è proprio perché finiscono che ne può cominciare un’altra (Mr. Magorium e la botega delle meraviglie)