#Bellezza Ovunque – Inside Out

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La prima cosa che si potrebbe pensare riguardo questo film è che ” è un cartone animato per bambini”. Falso. “Inside Out” , film  della Pixar del 2015, è indicato anche per un pubblico “adulto”. Anzi… a dirla tutta, secondo me, andrebbe sconsigliato al pubblico under 9-10 anni poichè, con la sua grande semplicità, riesce ad essere, in molti punti, assai toccante e drammatico.

La trama è semplice: Riley e la sua famiglia si trasferiscono dal Minnesota a San Francisco, a causa di impegni lavorativi del papà. I veri protagonisti del film sono, tuttavia, Gioia ed i suoi compagni ossia le emozioni di Riley: Gioia – Tristezza – Rabbia – Paura – Disgusto. Gioia è l’artefice dei momenti felici della bambina ed ha, fra le sue preoccupazioni principali, anche quella di tenere lontana Tristezza, per evitare di avere ricordi negativi. Tuttavia, durante il primo giorno di scuola qualcosa va storto e, per motivi che non vi dico, per non rovinarvi la visione del film, Gioia e Tristezza vengono espulse dal quartiere generale e vengono catapultate nella “memoria a lungo termine”, un labirinto di scaffali da cui è difficilissimo uscire. Qui incontreranno Bing Bong, un elefante rosa frutto delle fantasie infantili di Riley, che le aiuterà a tornare a casa. Nel frattempo, senza il comando di Gioia, Riley non riesce più ad essere allegra e, pian piano, ogni aspetto della sua personalità finisce per sgretolarsi fino a renderla completamente apatica. L’unico modo per sistemare la situazione è che Gioia e Tristezza tornino al loro posto… ci riusciranno? (Tranquilli, non vi rovinerò il finale)


Inside-Out

Ora qualche riflessione personale. Chi non avesse ancora visto il film è avvisato!

Ogni emozione è essenziale. Mi è capitato di leggere, in varie librerie, titoli come “frena l’ira” o “soffoca la rabbia” oppure “basta tristezza!” o “elimina le tue paure” ma anche “scatenate la gioia”. Cosa voglio dire con questo? L’immaginario collettivo etichetta come POSITIVO la Gioia e NEGATIVO tutto il resto: la paura e la tristezza (per non parlare della rabbia) vanno represse mentre la gioia va manifestata.

Non è così, non può essere così!

Innanzitutto: a cosa serve e cos’è un’EMOZIONE?

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.

Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo.

(Da Wikipedia)

L’emozione (dal latino “emovere” ossia “trasportare fuori”) è il mezzo con cui il nostro corpo si relaziona con l’esterno. Cercare di soffocare determinate emozioni significa troncare determinati stimoli, interrompere, in un certo senso, il rapporto IO-MONDO.

Il male del Giorno d’oggi è proprio questo: voler soffocare le emozioni. Abbiamo paura di aver paura, diventiamo tristi se siamo tristi, proviamo disgusto ad essere disgustati e ci arrabbiamo se proviamo rabbia. E’ vero: a volte nasce una specie di “senso di colpa” quando si è, per esempio, arrabbiati, come se fosse sbagliato. In realtà nessuno fa caso al fatto che anche l’eccessiva gioia è nociva: avete presente quegli individui odiosi che non prendono nulla sul serio e che sono sempre frizzanti, anche quando, per esempio, devono consolare qualcuno per un lutto?

S. Paolo dice:

“Benedite quelli che vi perseguitano, benedite e non maledite. RALLEGRATEVI CON QUELLI CHE SONO ALLEGRI, PIANGETE CON QUELLI CHE PIANGONO.” (Romani 12:14-15)

La risposta è, come sempre, nell’equilibrio. Anche nel film ciò è palese: non si possono sostituire le emozioni: quando subiamo un torto dobbiamo arrabbiarci, non possiamo essere spaventati; quando c’è un evento positivo dobbiamo essere gioiosi, non tristi!

Ma noi non facciamo quasi mai così! Cerchiamo sempre di fare di testa nostra… e questo accade perché non sappiamo minimamente cosa siano le emozioni e come funzionano. E da questo nasce la sofferenza: dal non sapere come funziona in ostro corpo! Il corpo è il mezzo attraverso il quale TU puoi vivere: non c’è vita senza corpo. Un corpo con emozioni sballate o senza emozioni è un corpo senza vita, un corpo non funzionante.

Abbiamo bisogno di riscoprirci, di scoprire le nostre emozioni… Abbiamo bisogno, per vivere, di andare alla ricerca delle emozioni perdute (come nel film) e come fare?

  • Con la fantasia (Bing Bong)
  • Con il pensiero (il treno)

ma, soprattutto, con la coscienza che “tutto concorre al bene…” e che non occorre sopprimere la tristezza per essere felici!

 

Inside Out… dentro fuori… da noi verso il mondo…

# Riflessioni – Apollineo e Dionisiaco

imagesLa storia della filosofia è dominata da immagini, più o meno forti, rimaste per sempre nell’immaginario collettivo. Per citare degli esempi: Achille e la tartaruga di Zenone, la caverna di Platone, il pendolo di Schopenhauer o il “Sol dell’Avvenire” della filosofia comunista del novecento. Tuttavia, in questo florilegio di immagini, ce n’è una che mi colpisce particolarmente: mi riferisco al dualismo Apollineo-Dionisiaco proposto da Nietzsche nel volume “La nascita della tragedia dallo spirito della musica“. Diciamoci la verità: Nietzsche non inventa nulla di nuovo.Egli, infatti, eredita il dualismo di Eraclito facendo però derivare ogni coppia di opposti ( caos-calma, luce-oscurità, inquieto-sereno ecc..) da un’ unica coppia: Apollineo e Dionisiaco. Con tali categorie, il filosofo tedesco desiderava delineare gli impulsi che erano alla base dello spirito e dell’arte dei greci. Tali “modi d’essere” prendono forma attraverso la figura di due divinità del mondo greco: Apollo e Dioniso.

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Apollo è, nella mitologia greca, il dio del sole e della poesia, simbolo dell’equilibrio e della calma

 

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Dioniso, invece, è il dio del vino e della vendemmia, simbolo della frenesia e dello slancio vitale.

 

Nietzsche priva queste divinità del loro originario senso “divino” e li rende simboli atti a rappresentare due grandi stati d’animo dell’uomo: lo spirito Apollineo è quel tentativo di spiegare la realtà attraverso costruzioni mentali ordinate, negando il caos che è proprio della realtà e non considerando il naturale dinamismo della vita. Lo spirito apollineo è la componente razionale e razionalizzante dell’individuo.

Dall’altra parte si trova il Dionisiaco, ossia l’impulso alla vita presente nell’uomo.

Non voglio farvi una lezione di filosofia. Vi ho parlato di questo solo per permettervi di capire ciò che ho intenzione di dire: Quando si parla di opposti si tende, di solito, a schierarsi da una parte  dall’altra, reputando un polo “giusto” e l’altro “sbagliato”. La mia domanda è: possiamo scegliere anche nel caso di Apollineo e Dionisiaco?

Io credo di no. Pensare di incasellare la vita è una cosa, a parer mio, abominevole. Io sono un essere umano, ciò che di più movimentato ed instabile esista. Non posso incasellare la mia esistenza in modo certo.

La vita, come già dicevano Socrate e Platone, è ricerca: ricerca di sè. Il senso della vita non è incasellarsi in una categoria piuttosto che in un’altra quanto, piuttosto, riuscire a godere della vita per ciò che è, ricercandone il senso più profondo.

A differenza di Nietzsche, che vedeva nell’Apollineo una delle più grandi sciagure del genere umano, io ritengo che anche in esso ci sia del bene, del buono. L’Apollineo è necessario per ritrovare la serenità, per innescare il processo di ricerca interiore di sè, per fare un pò di silenzio nella vita.

Ma la vita non può essere solo riflessione, pensiero e tranquillità: è necessario che, a volte, il Dionisiaco prenda il sopravvento.

Dunque: dov’è la verità?

…Nel mezzo direbbero i latini

…Nella ricerca direbbe Socrate

 

La nostra esistenza passa costantemente attraverso questi due stati ed è una grazia che ciò accada! Immaginate un individuo solo Apollineo: che noia! Allo stesso tempo immaginatene uno solo Dionisiaco: troppo superficiale, troppo frenetico!

L’uomo dovrebbe essere in grado di riuscire a godere di entrambi i momenti poiché entrambi fanno si che l’uomo possa definirsi tale.

Non abbiate paura di attraversare diversi stati, diversi momenti: tutto concorre al fine ultimo della vita, la felicità. L’unica cosa da fare è cercare di non bloccarsi in un determinato stato:

La saggezza non sta nella stasi né nel cambiamento, ma nella loro dialettica. (Octavio Paz)