Il respiro di Dio

Cosa potrei desiderare da un titolo così?
Bhe, sicuramente è un titolo importante, da cui ci si aspetta qualcosa di profondo.

Metto subito le mani avanti: non si tratta di un saggio di teologia ma solo di una personale riflessione sul tema… già… ma qual’è questo tema?

Qualche giorno fa mi è capitato di rileggere il brano della creazione dell’uomo, tratto dal libro della Genesi:

[…] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. […]

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Dio crea Adamo, l’uomo, soffiando nelle radici di un “pupazzetto” plasmato d’argilla.
Ma il testo, nella versione italiana, non si limita a dire “soffiare “ma dice, invece, che Dio “soffiò un alito di vita“.  Ma non mi accontento di leggere questa traduzione. Nell’originale ebraico, il termine utilizzato è נִשְׁמַת חַיִּים che, traslitterato, diventa nishmàt khayìym; in greco αὐτοῦ πνοὴν ζωῆς, che traslitterato è aftoú pnoín zoís. Insomma: in ogni traduzione il concetto è sempre lo stesso.

Mi sono chiesto, però, una cosa: cosa faccio quando soffio? Bhè, emetto una certa quantità di fiato verso l’esterno, in pratica porto all’esterno l’aria che sta dentro il mio corpo. L’analogia ARIA – VITA non è scontata, sebbene sembri banale: l’uomo ha bisogno di aria per vivere. Dunque, soffiando, io disperdo un pò della “mia” aria, dell’aria che mi appartiene…ossia della mia vita! Stando al racconto biblico, dunque, Dio effonde nell’uomo, che fino a quel momento era solo terra, parte della sua vita… detto in altre parole, Dio dona all’uomo parte della Sua vita.

Ora occorre chiarire bene cosa intende il testo con “Vita”, in greco, si può dire in due modi: ζωή (Zoè) o βίος (Bios). La traduzione utilizza il termine ζωή. ζωή, però, non significa semplicemente vita bensì significa “essenza”. Mentre Bios indica i modi in cui si vive, le modalità con le quali la vita si manifesta, Zoè è un principio universale, è il motore della vita stessa, ciò che rende la vita tale. Dio, dunque, effonde la sua ζωή, ossia la sua essenza, ciò che lo caratterizza, ciò che lo fa essere.

Ora un’altra riflessione: se io soffio, il mio soffio si dirige verso ciò sul quale soffio. Nulla di difficile. Dunque, se Dio soffia sull’uomo, nell’uomo, il suo soffio entra in lui, ne rimane “appiccicato”. Il soffio di Dio diventa il soffio dell’uomo: ζωή di Dio diventa ζωή dell’uomo, uomo e Dio condividono, da ora, la stessa essenza. Ecco perchè, allora, poco prima di questo brano la genesi dice che:

E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza

L’uomo non è Dio, rimane pur sempre una creatura ma condivide con il suo creatore la sua essenza.

Ora che abbiamo appurato questo, occorre da chiarire quale sia l’essenza di Dio. L’essenza è la parte più importante, che costituisce la natura di un essere. Sappiamo,attraverso il salmo 135, che Dio “è buono”. Il salmo 135 continua chiarendo il perchè Dio sia buono: è buono poichè eterna è la sua misericordia. 

Quel “è” specifica l’essenza, ciò che lo distingue: la bontà, ossia la capacità di amare senza misura. L’essenza di Dio, dunque, è la bontà. Nelle lingue dei popoli antichi, però, il termine “buono” corrispondeva al termine “bello”: Dio è bello. Ecco, allora, qual’è la sua essenza, la sua ζωή: la Bellezza.

La Bellezza è il soffio che Dio ha effuso nell’uomo, è la bellezza l’essenza dell’uomo.

L’uomo ha ricevuto da Dio la Sua Bellezza, come un tesoro geloso da custodire ma non per dominare o per essere superiore ma per essere “buono”, gradevole insomma… pienamente vivo!

La Bellezza è il soffio con cui Dio ha creato la vita ed è l’essenza stessa della vita.

Mi chiedo, allora, perchè noi uomini, che siamo fatti di BELLEZZA, invece di custodire questo tesoro, lo sprechiamo e lo perdiamo? Perchè, se siamo BELLEZZA, ci costruiamo forme fittizie che la imitino? Perchè se SIAMO BELLEZZA allora CERCHIAMO la Bellezza fuori di noi, come se fosse qualcosa di esterno?

Il racconto biblico risponde anche a questo: l’uomo, creato ad immagine di Dio, perde questa immagine attraverso il peccato. L’immagine, ossia la forma, la MORPHE’ (Ecco perchè ho scelto di intitolare così questo blog ), intrisa di Bellezza  che era quella” a somiglianza di Dio” si sciupa, si perde  e ci pone nella condizione opposta a quella originaria. Sebbene essenzialmente fatti di BELLEZZA ecco perchè la ricerchiamo sempre nell’esterno,perchè l’abbiamo persa, come una ruota sgonfia: essa è fatta per contenere l’aria ma, di fatto, non la contiene… come noi che, fatti per “contenere” la Bellezza, di fatto non la conteniamo.

Ma in questo non deve esserci angoscia, pensando che sia finita e che non ci siano vie d’uscita: Dio, che questa Bellezza non la perde, ci viene incontro per ridarcela e lo fa ponendosi nella nostra stessa condizione, svuotandosi per riempirci.

Dunque: l’uomo diventa, nella creazione, immagine di Dio poichè ne eredita la Bellezza. Tale Bellezza viene dissipata, sprecata, così l’uomo perde tale immagine. Dio, però, amando l’uomo, capovolge i termini e prende Egli stesso l’immagine sciupata dell’uomo, per ridare l’originaria dignità.

Ecco perchè considero sbagliato pensare che la vita faccia schifo, che sia inutile, brutta, anche quando effettivamente così sembra essere: siamo fatti DI bellezza PER ESSERE bellezza… e nonostante la vita sembra dirci l’opposto, in noi questo seme eterno rimane sempre vivo.

L’uomo nasce dalla terra, secondo il racconto biblico, ossia dalla polvere: tranquillo, amico! Anche se la tua vita sembra polvere ricordati che sei destinato a ricevere il soffio che ti da la vita…

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Anche se ti sembra che la tua vita sia brutta, ricorda che in essa c’è il seme eterno della Bellezza!

#BellezzaOvunque – Tutto ciò che avremmo potuto essere io e te…

downloadTutti, o quasi, conoscono “Braccialetti Rossi“, principalmente grazie alla serie TV. In pochi sanno che “Braccialetti Rossi“, prima di essere una serie TV, è una serie di libri scritti dallo scrittore spagnolo Albert Espinosa. Espinosa è uno scrittore brillante, che concilia semplicità di parole con profondità di contenuti. Un esempio di questo “mix” è dato da “Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te“.

A prima vista, un titolo simile potrebbe essere associato ad una trama “smielata“: la solita storia d’amore non corrisposta fra due persone. Eppure non è così: mai giudicare un libro dalla copertina.

Marcos è un ragazzo che possiede il dono di riuscire a leggere i pensieri, le emozioni e i ricordi delle persone  guardandole semplicemente negli occhi, e sfrutta questo talento lavorando per la polizia, che lo chiama per risolvere i casi più complessi.

L’esistenza di Marcos sta, però, per essere sconvolta: un giorno riceve la notizia della morte di sua madre, a cui era molto legato. Marcos, preso dallo shock, decide di acquistare un costoso farmaco che, una volta somministrato, consente di restare sveglio per sempre: dal momento in cui la madre è morta, infatti, non riesce più a dormire, a causa di orribili incubi.

Poco prima di utilizzare il farmaco riceve però la telefonata dal capo della polizia, il quale gli chiede di recarsi presso la loro stazione per cercare di leggere la mente di un extraterrestre appena catturato, il cui aspetto è quello di un semplice adolescente.

Nonostante gli sforzi, Marcos non riesce a captare i pensieri dell’extraterrestre, soprannominato “lo straniero“, il quale, tuttavia, riesce a entrare nella mente di Marcos.

All’improvviso “lo straniero” avanza due richieste a Marcos: per prima cosa deve aiutarlo a fuggire dalla polizia, che lo sta seviziando da giorni per estorcergli ogni tipo di informazione; l’altra richiesta è che Marcos deve recarsi in giornata in un determinato teatro per incontrare una ragazza di cui si era invaghito, ma con cui non aveva mai scambiato una sola parola. Marcos non capisce il senso della seconda richiesta, ma decide di aiutare l’alieno.

Così, mentre il capo della polizia facilita l’evasione dello “straniero”, Marcos si reca a teatro dove riesce a fare la conoscenza della ragazza. Mentre i due prendono un caffè, il capo della polizia avvisa telefonicamente Marcos che “lo straniero” lo aspetta nella città di Salamanca. Marcos parte immediatamente per la nuova destinazione insieme alla ragazza appena conosciuta.

Giunti a Salamanca incontrano “lo straniero”, che acconsente di raccontare loro tutta la scioccante verità: ogni essere umano ha a disposizione sei vite, da trascorrere su sei pianeti differenti. La Terra ospita coloro che stanno vivendo la seconda esistenza, mentre “lo straniero” proviene dal terzo pianeta. Arrivati sul quarto pianeta si riceve il dono di leggere nella mente altrui, dono che per errore della natura Marcos ha ricevuto in anticipo. Sul quinto pianeta invece viene concesso di avere memoria delle quattro vite precedenti e di quella successiva. Cosa ci sia dopo la sesta vita, nessuno lo sa.

“Lo straniero”, che sempre per errore ha ricevuto in anticipo il dono della conoscenza di tutte e sei le vite concesse agli umani, è tornato sulla Terra per rivedere un’ultima volta l’amata moglie, da cui era stato separato in giovane età a causa di un grave incidente. Purtroppo è arrivato in ritardo: la donna, oramai vecchissima, è morta da poche ore. Ai tre non resta quindi che andare a visitare la salma della donna, che viveva proprio a Salamanca. Giunti nella casa della defunta, “lo straniero” consegna a Marcos un foglietto in cui è scritto il motivo per cui ha voluto che incontrasse la ragazza a teatro. Dopodiché, si sdraia accanto al corpo della moglie e spira.

Marcos e la ragazza vanno a riposare in un albergo vicino e decidono di leggere cosa c’è scritto sul biglietto, scoprendo così…

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Tutto ciò che avremmo potuto essere…” è un libro stupendo. Non è la classica storia d’amore infantile e scontata. Questo libro parla d’amore, ma di un amore “puro”, un amore “maturo”.

L’amore è, certamente, il tema principale a cui, però, si legano altri temi: il lutto, l’essenza della vita, il destino, il rapporto genitori/figli…

Tutto nasce da un dolore ma il dolore non può essere la mèta. La mèta di tutto è l’amore.

Quindi, per riassumere: dov’è la Bellezza in questo libro? La Bellezza sta nel riuscire a percepire il legame profondo che ci lega con chi abbiamo attorno. Molte volte diamo per scontati i rapporti che viviamo. Poi, però, la vita ci mette davanti alla cruda verità: la morte o l’allontanamento. E così ci ritroviamo in uno stato di profonda depressione, di morte interiore. Ma la vita va oltre tutto ciò! Siamo nati per essere eterni e l’eternità altro non è che il momento in cui “TU VIVI”, in cui ami, in cui ti rendi conto di chi hai accanto e del legame misterioso che ti lega. La morte non avrà mai l’ultima parola, poichè alla fine di tutto c’è l’amore. Questo è un libro che parla di Bellezza, che parla dell’Eternità.

Vi consiglio sinceramente di leggerlo. Forse rimarrete un pò “delusi” dalla storia, e dall’epilogo… non vi stupite se non riuscirete a capire tutto subito…

Ma vi assicuro che, a tempo debito, ogni parola andrà al suo posto.

#PiccoloPrincipe – Capitolo I

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Un libro per bambini non può non cominciare che così: con un disegno.
E’ proprio a partire da un disegno che l’autore comincia la sua analisi delle differenze fra bambini ed adulti: il bambino,  con il disegno, va oltre la realtà, oltre le cose scontate, ed arriva direttamente all’essenza delle cose. Ma “i grandi” non riescono a percepire l’essenza e si soffermano all’apparenza della realtà:

boaMostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”.
Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.

Il protagonista realizza un disegno, ma “i grandi non lo capiscono“.
Questo accade di continuo:quando un “bambino” (ossia qualcuno che si stupisce delle piccole cose belle) trasmette la bellezza ad un “grande”, egli, senza dubbio, non riuscirà a comprenderla! Una volta, sull’autobus, mi imbattei in una bambina che alitava sul finestrino, scriveva, alitava nuovamente ed osservava la scritta scomparire. Fatto ciò rideva. Poi cercò l’attenzione della mamma e lei, di tutta risposta, le ordinò di smettere. E’ un pò come fare un disegno che non  viene capito. Nel mondo dei grandi, infatti, ossia di coloro i quali cercano di capire tutto, tutto deve avere un senso, tutto deve essere logico. Ciò che non lo è va eliminato, come l’alitare sui vetri degli autobus.

Il protagonista del libro, allora, realizza un altro disegno, un disegno “adulto”, sperando, questa volta, di essere compreso, ma neanche questa volta ciò accade.

 

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Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Il disegno,nel mondo degli adulti, non è essenziale. Essenziale è la grammatica, l’aritmetica, la storia… E’ essenziale, per gli adulti, tutto ciò che fa capire come funziona la vita. Ma gli adulti, in realtà, non capiscono nulla della vita e di cosa significa vivere. I grandi vivono nel loro mondo ed il mondo, si sa, è pieno d’imperfezioni. I grandi hanno paura delle imperfezioni e cercano di renderle perfette, hanno paura dell’incomprensibile e cercano di trovare spiegazioni. I grandi non hanno posto, nel loro cuore, per la bellezza.

Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un pò sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi è stata molto utile.
A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza è di grande aiuto.

Nel mondo degli adulti tutto è utile a qualcosa. E la Bellezza a cosa serve?

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Anche il protagonista del libro cresce, ma lo fa nel modo corretto: cresce rimanendo bambino.

Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva.
Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “È un cappello”. E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

I “grandi” non comprendono la Bellezza, non comprendono le stelle, le foreste, i boa. I grandi comprendono solo ciò che è utile.

E tu, che stai leggendo, come vivi la tua vita?
Da adulto, cercando di rendere tutto logico e comprensibile oppure da bambino, contemplando e stupendoti della bellezza che è attorno a te e meravigliandoti delle piccole cose belle?

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Cos’è che vedi?

 

#BellezzaOvunque – “La tua bellezza, F. Renga”

Oggi parliamo di musica.

Ci sono molte canzoni che parlano di Bellezza, io ne ho scelta una in particolare: “La tua Bellezza” di Francesco Renga (Se non la conoscete, eccola qua: La Tua Bellezza – Renga )

 

occhi

Mentre aspetto che tutto finisca
E ti guardo perché sei perfetta
Sei la cosa che più mi spaventa

Ogni giorno ci capita di osservare la Bellezza ed a volte questa bellezza ci spaventa. E’ normale, è ciò che i poeti chiamano sublime. Il primo livello della bellezza è quel che viene definito “sentimento del bello” ed avviene quando ci si imbatte in qualcosa di piacevole, che soddisfa i nostri sensi. Tuttavia c’è un qualcosa di maggiore, di migliore: il sublime, piacere profondo dell’anima che si prova osservando la potenza e la vastità di un qualcosa di così incommensurabile che potrebbe sovrastare, annientare, l’osservatore stesso. A me capita osservando il tramonto o le stelle.

Non dobbiamo nasconderci che la Bellezza fa paura. Ne siamo spaventati, proprio perchè essa è incommensurabile, impensabile, assai più grande di ciò che siamo noi.

Il sublime, sempre più sbriciolato dalla conoscenza, non si ricompone facilmente in unità davanti alla nostra mente, e così gradualmente siamo privati della cosa più alta che ci era stata concessa, dell’unità che ci innalza al pieno sentimento dell’infinito. Per contro, quanto più cresce la conoscenza, tanto più diventiamo piccoli. Mentre prima stavamo di fronte al tutto come giganti, poi ci sentiamo nani di fronte alle parti.
Johann Wolfgang Goethe

viandante sul mare di nebbia

Viandante su mare di nebbia (Caspar David Friedrich)

Mentre togli il vestito di fretta
Non rimane che la meraviglia
Che la tua pelle nuda risveglia

Ovviamente Renga sta parlando di una donna vera. In realtà il discorso potrebbe benissimo essere esteso ad un piano più “simbolico”: togliendo i nostri “vestiti”, ossia tutte quelle sovrastrutture, le nostre elucubrazioni, pregiudizi e maschere, non rimane che la meraviglia.  

Anche la nudità  è ancella della Bellezza, poichè permette di osservare la Bellezza dal vivo. Si ha paura di spogliarsi di sè, perchè le nostre sicurezze, le nostre maschere, i nostri “vestiti”, ci danno sicurezza. Ma è la semplicità, l’essere nudi, che risveglia la meraviglia, la bellezza.

Se la tua bellezza è
Furiosa e nobile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me

Renga definisce la Bellezza “furiosa e nobile”. Cosa avrà voluto dire?

I due termini sono opposti, ossimorici. La bellezza è impeto e tranquillità, impazienza e meditazione. E’ impossibile definire la Bellezza se non facendola coincidere con il tutto. E non dobbiamo andare lontano per trovare la bellezza: basta solo scoprire la “parte migliore”.

Ognuno ha una parte migliore. Mi piace pensare che la Bellezza sia la cartina tornasole della propria anima: vediamo bellezza nelle cose nella misura in cui vediamo bellezza in noi. E ciò che è magnifico: solo scoprendo la nostra Bellezza potremmo accorgerci di ciò che ci circonda.

Se la tua bellezza è
La tua bellezza[…]                                                                                                         Ogni mio desiderio si incendia

Questa frase mi ha sconvolto. Se riuscissimo a vivere la nostra bellezza,

così com’è, senza costrutti mentali, senza pregiudizi o maschere, allora la nostra vita s’incendierà. Vivere la propria bellezza renderà la nostra vita un fuoco vivo.

A volte c’è la tentazione di vivere la Bellezza altrui, di fingerci ciò che non siamo… questo è ciò che fisicamente accade quando ci si trucca o si cambia taglio o colore di capelli oppure quando si cerca di sesso-fiammeapparire altro, per essere migliori di ciò che siamo.

La bellezza è l’eternità che si mira in uno specchio.

Kahlil Gibran

 

 

Se la tua bellezza è
Furiosa e fragile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me

Se la tua bellezza è furiosa e fragile, allora essa è qualcosa che somiglia alla parte migliore di me. Solo se riusciamo a vivere la bellezza che abbiamo nella nostra anima come un qualcosa di forte e fragile allo stesso tempo allora essa verrà mostrata come “la nostra parte migliore. Non dobbiamo avere paura di mostrarci nudi o fragili, anche se ciò ci rende vulnerabili ai graffi del mondo. Tuttavia, dice il piccolo principe,

Bisogna pur sopportare qualche bruco se si vogliono conoscere le farfalle: sembra che siano così belle..

 

Renga conclude nel migliore dei modi:

Se la tua bellezza è
La tua bellezza è…

Se vivi la tua bellezza sarai bellezza. E’ questa la più grande verità.

Questo è l’augurio che vi faccio, cari lettori.

#BellezzaCome… Kenosis (Svuotamento)

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Qualche tempo fa, una mia cara amica suora mi diede la leggere un brano tratto da un’epistola Paolina, la lettera ai Filippesi, per la precisione. L’ho letta attentamente e proprio questa lettura mi ha fatto venir voglia di cominciare a cerare la Bellezza. Ecco perchè.

Cominciamo con il leggere il brano (Fil 2,5-9):

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

Comincio con il dire che, la traduzione italiana, non rende giustizia alla profondità del testo: nell’originale,Paolo, scrive:

ὃς ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων οὐχ ἁρπαγμὸν ἡγήσατο τὸ εἶναι ἴσα θεῷ, (Versetto 6)

Quello che nella versione italiana è ” essendo di natura divina” in greco è μορφῇ θεοῦ (Morphè Theon) e, testualmente tradotto,sarebbe: ” […] essendo nella forma di Dio. ” Ma cosa vuol dire che Cristo era “nella forma di Dio” ? Come forse avrete letto nella presentazione di questo blog, la parola μορφῇ (Morphè) non vuol dire solo FORMA ma anche Bellezza, essenza che corrisponde all’apparenza. Riassumendo, dunque, Cristo, ab origine, possedeva la stessa Bellezza di Dio. Personalmente questa frase mi ha colpito molto. La Bellezza, come detto già in altri momenti, non risiede solo nella perfezione ma anche nell’imperfezione ed è proprio questo che ha spinto Cristo a “Non considerare un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” . Capita, molto spesso, che l’idea di Bellezza fissa nella nostra mente sia quella di “perfezione”: Bello=Perfetto. Così, ci ritroviamo a considerare questa (presunta) nostra perfezione come un tesoro geloso, da tenere per noi. Così facendo,ci ritroviamo soli. Tuttavia, la Bellezza, quella vera, non è stasi ma movimento; Bellezza è giungere all’essenza delle cose. E’ proprio questo movimento (definito da Paolo “Kenosis”) la chiave di tutto questo discorso. Kenosis deriva da ἐκένωσεν ( Ekenosen) a sua volta derivante dal verbo ” Kenoo” ossia “spogliare, rendere deserto”. Questo potrebbe sembrare un paradosso. Ma non lo è. La bellezza è passare dal PERFETTO all’ ESSENZIALE, da ciò che è “detto” a ciò che è “vissuto”. Proteggere la Bellezza chiudendola in una teca di vetro non significa salvaguardarla bensì distruggerla, al contrario, mettendola in movimento, in discussione, ossia SVUOTANDOCI dalla certezza di averla, significa essere un gradino più vicini a possederla (possedere completamente la Bellezza è un esperienza che non può accadere in questa dimensione fisica, poichè la Bellezza è pura essenzialità, un fenomeno che va oltre i nostri sensi).

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l'aroma?

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l’aroma?

Questa Kenosis, svuotamento, genera un passaggio dalla μορφῇ θεοῦ alla μορφὴν δούλου ( Morphè doulon). δούλου significa,  secondo la communis opinio, “Schiavo” eppure, consultando un dizionario di greco, troveremmo, insieme a suddetto significato, anche quello di “colui che si sottomette alla volontà altrui“. Comincia a delinearsi un percorso più chiaro. Passare dalla certezza del Perfetto all’incertezza dell’essenziale, dalla certezza di poter decidere da sè a quella di piegarsi al volere altrui. Al giorno d’oggi siamo tutti paladini della libertà… ma cos’è la libertà? Sicuramente non è far di testa propria. Siamo così prigionieri che non ci accorgiamo nemmeno della Bellezza attorno a noi. Facciamo di tutto per trovare la bellezza eppure basta solo una cosa: lasciarsi guidare. E non sto parlando solamente a livello religioso: lasciarsi guidare da un sorriso, da un tramonto, da uno sguardo. Sono queste le più belle cose.

Tutto ciò coincide con un “umiliarsi”. Tutti noi abbiamo paura di questa parola poiché nessuno vuole umiliarsi. Tutti vorrebbero decidere da sè e nessuno vuole sottomettersi alle decisioni altrui. Così facendo ci chiudiamo sotto una teca di vetro privando il mondo della nostra bellezza e privando noi della bellezza del mondo.

Abbiamo paura della Bellezza poiché essa non dipende da noi. E tutto ciò che non dipende da noi ci fa paura.

San Paolo, attraverso l’esempio di Cristo, vuole spingerci a questo: rinunciare alle certezze che crediamo di avere e di aprire gli occhi alla Bellezza. Lasciarci guidare dalla Bellezza, Sottometterci alla Bellezza.

Eppure è proprio l’umiliazione e la sottomissione alla Bellezza che conducono all’ “esaltazione”. Svuotarsi, dunque, non per annullare la propria bellezza ma per centuplicarla!

E noi, uomini e donne coraggiosi del XXI secolo, abbiamo il CORAGGIO di piegarci alla Bellezza?

#Riflessioni – Piccole Cose Belle

Ma allora che ci guadagni?
Ci guadagno”, disse la volpe, ”il colore del grano”.

(Il Piccolo Principe, A. De Saint Exupery)

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Nello scorso post (La Bellezza salverà il mondo ma…) ho scritto quanto, secondo me, al giorno d’oggi la Bellezza sia piegata all’idea di guadagno e di utile. E non è un caso che cominci questo nuovo post con una citazione in cui compare la parola “Guadagni”.

Procediamo con ordine.

La citazione proviene da uno dei libri più importanti della mia vita: “Il Piccolo Principe”. Nel passo in questione, il piccolo principe si trova a dialogare con una volpe: egli è alla ricerca di amici e spera che lei possa colmare questa esigenza (o bisogno. per rimanere in tema). La volpe, filosofa delle piccole cose, risponde dicendo:

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”

In questa risposta io non vedo un rifiuto bensì un progetto di vita: Addomesticami, fammi tua!

Questa parola fa molta paura. Molte persone detestano il riferirsi ad una persona come ad un possesso. Da una parte è giusto. Ma qui c’è di più: La volpe sta semplicemente chiedendo al piccolo principe di avere cura di lei, di accorgersi delle piccole cose belle che contraddistinguono il suo essere, di non lasciare che lei sia uguale ad altri.

Questo è un pò il dramma del giorno d’oggi. Siamo talmente presi dal nostro mondo, dalla nostra soggettività, che non ci accorgiamo delle piccole cose belle accanto a noi e, come se non bastasse, viviamo con superficialità ciò che abbiamo. Questo accade perchè formiamo legami basati solamente sull’utile.

Anche Addomesticando (Ad- Domus, verso casa), ossia facendo proprie le cose, le persone e le situazioni, avremmo un guadagno: il colore del grano. Molti se ne fregano ma io vi dico che, in realtà,questo è uno dei più grandi tesori.

Il colore del grano è simbolo di tutto ciò che esiste di piccolo e di bello, simbolo delle piccole cose belle. Addomesticando il mondo e le persone, andando in profondità, si avrà come ricompensa la bellezza delle piccole cose, che molte volte trascuriamo, purtroppo.

E come si fa a capire che qualcosa è una “Piccola Cosa Bella”? Ho individuato alcuni indizi:

  1. Gratuità. Vi svelo un segreto: Le cose belle sono tutte gratuite. I soldi non sono il centro della vita.
  2. Semplicità. In questa parola rientrano molte cose: semplice è ciò che è piccolo, ciò che non si pone con la forza, ciò che non è frutto di lavoro, sudore e sforzo, ma frutto della vita stessa.
  3. Gioia. Non so se siete mai stati felici. E’ come se una forza primordiale avvolgesse le proprie viscere. Non si può spiegare, si deve vivere. Molte volte crediamo di essere felici eppure siamo solo contenti. La felicità è di più, la Felicità è tutto!

Siamo circondati di piccole cose belle, ed ognuno ha le proprie. Sono sicuro che quasi nessuno ci ha mai fatto caso.

Ora vi lancio una provocazione: riuscite a trovare almeno 5 piccole cose belle nella vostra vita?

Io vi dirò le mie:

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  1. Guardare le stelle, magari in compagnia di una persona speciale.
  2. Il profumo dei libri.
  3. Le nuvole.
  4. I Tramonti
  5. I Gesti inattesi, i sorrisi, le risate, il sapere di esserci anche quando non si è presenti.

Queste sono le mie PCB (Piccole cose belle)… e le vostre?