Il respiro di Dio

Cosa potrei desiderare da un titolo così?
Bhe, sicuramente è un titolo importante, da cui ci si aspetta qualcosa di profondo.

Metto subito le mani avanti: non si tratta di un saggio di teologia ma solo di una personale riflessione sul tema… già… ma qual’è questo tema?

Qualche giorno fa mi è capitato di rileggere il brano della creazione dell’uomo, tratto dal libro della Genesi:

[…] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. […]

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Dio crea Adamo, l’uomo, soffiando nelle radici di un “pupazzetto” plasmato d’argilla.
Ma il testo, nella versione italiana, non si limita a dire “soffiare “ma dice, invece, che Dio “soffiò un alito di vita“.  Ma non mi accontento di leggere questa traduzione. Nell’originale ebraico, il termine utilizzato è נִשְׁמַת חַיִּים che, traslitterato, diventa nishmàt khayìym; in greco αὐτοῦ πνοὴν ζωῆς, che traslitterato è aftoú pnoín zoís. Insomma: in ogni traduzione il concetto è sempre lo stesso.

Mi sono chiesto, però, una cosa: cosa faccio quando soffio? Bhè, emetto una certa quantità di fiato verso l’esterno, in pratica porto all’esterno l’aria che sta dentro il mio corpo. L’analogia ARIA – VITA non è scontata, sebbene sembri banale: l’uomo ha bisogno di aria per vivere. Dunque, soffiando, io disperdo un pò della “mia” aria, dell’aria che mi appartiene…ossia della mia vita! Stando al racconto biblico, dunque, Dio effonde nell’uomo, che fino a quel momento era solo terra, parte della sua vita… detto in altre parole, Dio dona all’uomo parte della Sua vita.

Ora occorre chiarire bene cosa intende il testo con “Vita”, in greco, si può dire in due modi: ζωή (Zoè) o βίος (Bios). La traduzione utilizza il termine ζωή. ζωή, però, non significa semplicemente vita bensì significa “essenza”. Mentre Bios indica i modi in cui si vive, le modalità con le quali la vita si manifesta, Zoè è un principio universale, è il motore della vita stessa, ciò che rende la vita tale. Dio, dunque, effonde la sua ζωή, ossia la sua essenza, ciò che lo caratterizza, ciò che lo fa essere.

Ora un’altra riflessione: se io soffio, il mio soffio si dirige verso ciò sul quale soffio. Nulla di difficile. Dunque, se Dio soffia sull’uomo, nell’uomo, il suo soffio entra in lui, ne rimane “appiccicato”. Il soffio di Dio diventa il soffio dell’uomo: ζωή di Dio diventa ζωή dell’uomo, uomo e Dio condividono, da ora, la stessa essenza. Ecco perchè, allora, poco prima di questo brano la genesi dice che:

E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza

L’uomo non è Dio, rimane pur sempre una creatura ma condivide con il suo creatore la sua essenza.

Ora che abbiamo appurato questo, occorre da chiarire quale sia l’essenza di Dio. L’essenza è la parte più importante, che costituisce la natura di un essere. Sappiamo,attraverso il salmo 135, che Dio “è buono”. Il salmo 135 continua chiarendo il perchè Dio sia buono: è buono poichè eterna è la sua misericordia. 

Quel “è” specifica l’essenza, ciò che lo distingue: la bontà, ossia la capacità di amare senza misura. L’essenza di Dio, dunque, è la bontà. Nelle lingue dei popoli antichi, però, il termine “buono” corrispondeva al termine “bello”: Dio è bello. Ecco, allora, qual’è la sua essenza, la sua ζωή: la Bellezza.

La Bellezza è il soffio che Dio ha effuso nell’uomo, è la bellezza l’essenza dell’uomo.

L’uomo ha ricevuto da Dio la Sua Bellezza, come un tesoro geloso da custodire ma non per dominare o per essere superiore ma per essere “buono”, gradevole insomma… pienamente vivo!

La Bellezza è il soffio con cui Dio ha creato la vita ed è l’essenza stessa della vita.

Mi chiedo, allora, perchè noi uomini, che siamo fatti di BELLEZZA, invece di custodire questo tesoro, lo sprechiamo e lo perdiamo? Perchè, se siamo BELLEZZA, ci costruiamo forme fittizie che la imitino? Perchè se SIAMO BELLEZZA allora CERCHIAMO la Bellezza fuori di noi, come se fosse qualcosa di esterno?

Il racconto biblico risponde anche a questo: l’uomo, creato ad immagine di Dio, perde questa immagine attraverso il peccato. L’immagine, ossia la forma, la MORPHE’ (Ecco perchè ho scelto di intitolare così questo blog ), intrisa di Bellezza  che era quella” a somiglianza di Dio” si sciupa, si perde  e ci pone nella condizione opposta a quella originaria. Sebbene essenzialmente fatti di BELLEZZA ecco perchè la ricerchiamo sempre nell’esterno,perchè l’abbiamo persa, come una ruota sgonfia: essa è fatta per contenere l’aria ma, di fatto, non la contiene… come noi che, fatti per “contenere” la Bellezza, di fatto non la conteniamo.

Ma in questo non deve esserci angoscia, pensando che sia finita e che non ci siano vie d’uscita: Dio, che questa Bellezza non la perde, ci viene incontro per ridarcela e lo fa ponendosi nella nostra stessa condizione, svuotandosi per riempirci.

Dunque: l’uomo diventa, nella creazione, immagine di Dio poichè ne eredita la Bellezza. Tale Bellezza viene dissipata, sprecata, così l’uomo perde tale immagine. Dio, però, amando l’uomo, capovolge i termini e prende Egli stesso l’immagine sciupata dell’uomo, per ridare l’originaria dignità.

Ecco perchè considero sbagliato pensare che la vita faccia schifo, che sia inutile, brutta, anche quando effettivamente così sembra essere: siamo fatti DI bellezza PER ESSERE bellezza… e nonostante la vita sembra dirci l’opposto, in noi questo seme eterno rimane sempre vivo.

L’uomo nasce dalla terra, secondo il racconto biblico, ossia dalla polvere: tranquillo, amico! Anche se la tua vita sembra polvere ricordati che sei destinato a ricevere il soffio che ti da la vita…

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Anche se ti sembra che la tua vita sia brutta, ricorda che in essa c’è il seme eterno della Bellezza!

#BellezzaCome… Kenosis (Svuotamento)

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Qualche tempo fa, una mia cara amica suora mi diede la leggere un brano tratto da un’epistola Paolina, la lettera ai Filippesi, per la precisione. L’ho letta attentamente e proprio questa lettura mi ha fatto venir voglia di cominciare a cerare la Bellezza. Ecco perchè.

Cominciamo con il leggere il brano (Fil 2,5-9):

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

Comincio con il dire che, la traduzione italiana, non rende giustizia alla profondità del testo: nell’originale,Paolo, scrive:

ὃς ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων οὐχ ἁρπαγμὸν ἡγήσατο τὸ εἶναι ἴσα θεῷ, (Versetto 6)

Quello che nella versione italiana è ” essendo di natura divina” in greco è μορφῇ θεοῦ (Morphè Theon) e, testualmente tradotto,sarebbe: ” […] essendo nella forma di Dio. ” Ma cosa vuol dire che Cristo era “nella forma di Dio” ? Come forse avrete letto nella presentazione di questo blog, la parola μορφῇ (Morphè) non vuol dire solo FORMA ma anche Bellezza, essenza che corrisponde all’apparenza. Riassumendo, dunque, Cristo, ab origine, possedeva la stessa Bellezza di Dio. Personalmente questa frase mi ha colpito molto. La Bellezza, come detto già in altri momenti, non risiede solo nella perfezione ma anche nell’imperfezione ed è proprio questo che ha spinto Cristo a “Non considerare un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” . Capita, molto spesso, che l’idea di Bellezza fissa nella nostra mente sia quella di “perfezione”: Bello=Perfetto. Così, ci ritroviamo a considerare questa (presunta) nostra perfezione come un tesoro geloso, da tenere per noi. Così facendo,ci ritroviamo soli. Tuttavia, la Bellezza, quella vera, non è stasi ma movimento; Bellezza è giungere all’essenza delle cose. E’ proprio questo movimento (definito da Paolo “Kenosis”) la chiave di tutto questo discorso. Kenosis deriva da ἐκένωσεν ( Ekenosen) a sua volta derivante dal verbo ” Kenoo” ossia “spogliare, rendere deserto”. Questo potrebbe sembrare un paradosso. Ma non lo è. La bellezza è passare dal PERFETTO all’ ESSENZIALE, da ciò che è “detto” a ciò che è “vissuto”. Proteggere la Bellezza chiudendola in una teca di vetro non significa salvaguardarla bensì distruggerla, al contrario, mettendola in movimento, in discussione, ossia SVUOTANDOCI dalla certezza di averla, significa essere un gradino più vicini a possederla (possedere completamente la Bellezza è un esperienza che non può accadere in questa dimensione fisica, poichè la Bellezza è pura essenzialità, un fenomeno che va oltre i nostri sensi).

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l'aroma?

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l’aroma?

Questa Kenosis, svuotamento, genera un passaggio dalla μορφῇ θεοῦ alla μορφὴν δούλου ( Morphè doulon). δούλου significa,  secondo la communis opinio, “Schiavo” eppure, consultando un dizionario di greco, troveremmo, insieme a suddetto significato, anche quello di “colui che si sottomette alla volontà altrui“. Comincia a delinearsi un percorso più chiaro. Passare dalla certezza del Perfetto all’incertezza dell’essenziale, dalla certezza di poter decidere da sè a quella di piegarsi al volere altrui. Al giorno d’oggi siamo tutti paladini della libertà… ma cos’è la libertà? Sicuramente non è far di testa propria. Siamo così prigionieri che non ci accorgiamo nemmeno della Bellezza attorno a noi. Facciamo di tutto per trovare la bellezza eppure basta solo una cosa: lasciarsi guidare. E non sto parlando solamente a livello religioso: lasciarsi guidare da un sorriso, da un tramonto, da uno sguardo. Sono queste le più belle cose.

Tutto ciò coincide con un “umiliarsi”. Tutti noi abbiamo paura di questa parola poiché nessuno vuole umiliarsi. Tutti vorrebbero decidere da sè e nessuno vuole sottomettersi alle decisioni altrui. Così facendo ci chiudiamo sotto una teca di vetro privando il mondo della nostra bellezza e privando noi della bellezza del mondo.

Abbiamo paura della Bellezza poiché essa non dipende da noi. E tutto ciò che non dipende da noi ci fa paura.

San Paolo, attraverso l’esempio di Cristo, vuole spingerci a questo: rinunciare alle certezze che crediamo di avere e di aprire gli occhi alla Bellezza. Lasciarci guidare dalla Bellezza, Sottometterci alla Bellezza.

Eppure è proprio l’umiliazione e la sottomissione alla Bellezza che conducono all’ “esaltazione”. Svuotarsi, dunque, non per annullare la propria bellezza ma per centuplicarla!

E noi, uomini e donne coraggiosi del XXI secolo, abbiamo il CORAGGIO di piegarci alla Bellezza?