Ditemi se questa è una poesia…

Entro a gamba tesa nella questione: il Nobel alla letteratura a Bob Dylan è meritato o no? E’ possibile che un tale premio possa essere dato ad un cantante?

Si.

E vi spiego perchè (sempre partendo da ciò che io penso).

La letteratura rappresenta una “sintesi organica dell’anima e del pensiero d’un popolo”, ovvero uno specchio della rispettiva società in un tempo definito e che varia di opera in opera.

La Letteratura è, dunque, quel costrutto sociologico che, attraverso dei simboli fa emergere i sentimenti condivisi da un dato gruppo di persone (magari un popolo oppure una subcultura) in un dato periodo. Non esiste una rappresentazione organica e stabile di letteratura poichè, ogni popolo in ogni tempo, ha una diversa sensibilità.

La letteratura, sebbene derivi dalla parola “littera” ossia “lettera” ha un’origine che si discosta totalmente da questo termine: le prime letterature, infatti, cominciarono a diffondersi in un periodo in cui la scrittura non era ancora esistente o, comunque, non ancora ampiamente diffusa. Un esempio sono gli Aedi, cantori dell’antica Grecia che andavano di corte in corte a declamare i miti ed i racconti di dei ed eroi.

Ecco, sebbene ci sia da sempre un dibattito su questa faccenda, è innegabile che letteratura ed oralità siano sempre state collegate. La scrittura, infatti, è sempre stata, perlomeno in passato, quando era alto il livello di illetteratismo, strumento per pochi fortunati fruitori… la lingua orale, invece, era per tutti! Ed è proprio dall’oralità che nascono certi generi letterari come il mito e la fiaba, per esempio.

Dunque: la letteratura è la rappresentazione simbolica dei sentimenti di una determinata cultura. Stando a questa definizione, Primo Levi faceva letteratura? Si, perchè esprimeva i sentimenti della sua etnia durante il periodo della Shoah; Virgilio faceva letteratura? Si, perchè esprimeva i sentimenti del popolo latino durante il periodo dell’impero di Augusto… e così via, potrei fare mille esempi.

Ora, stando a queste premesse: un cantante può essere considerato produttore di letteratura? Io penso proprio di si, proprio in virtù di tutto ciò che ho scritto precedentemente. Il cantante, ovviamente non sempre, riesce a tracciare, attraverso lo strumento della musica, il ritratto di un  periodo storico ben definito in cui egli è inserito, alla stregua  di un aedo o di un poeta: il poeta scrive, il poeta canta. Strumento diverso, stessa funzione.

Avete presente certi brani di Mogol o di Dè Adrè o di Lucio Dalla? Non sono poesie? Io penso proprio di si, e la musica è solo uno strumento con cui esprimere tale testo.
Ma allora dove sta il problema, se tutto è così ovvio?

Il problema sta nel fatto che, purtroppo, siamo abituati a ragionare a “compartimenti stagni”: una canzone è canzone; un quadro è un quadro. STOP.

Ed invece no: le espressioni dell’ingegno umano non possono essere classificare rigidamente poichè sono frutto di un qualcosa che rigidamente non può essere classificato!

Il caro Alessandro Baricco ( che se non avesse scritto ” ‘900” non penso che sarebbe potuto definirsi scrittore, stando ai suoi stessi ragionamenti) ha avuto il coraggio (e non lo dico in senso dispregiativo o retorico…) di esprimere la sua idea: “Cosa c’entra Dylan con la letteratura?

E’ stato coraggioso, certo, ma anche molto ignorante… nel senso che, proprio lui che si definisce scrittore e uomo colto, ha ignorato (ed è per questo che ho detto ignorante) quale sia  l’essenza del concetto di letteratura. Baricco, per citarne uno, avrà avuto i suoi buoni motivi: non gli piace Dylan o magari ha rosicato perchè avrebbe voluto lui il premio…perfetto, tutte motivazioni lecite… ma ciò non toglie che chiedersi cosa c’entri Dylan con la Letteratura sia qualcosa di inappropriato.

Discutere sterilmente è inutile! L’unica cosa che possiamo  fare è metterci le cuffiette e perderci nella poesia musicale… perchè si… Questa è Poesia!

b926140689605ae5f0b25c5712162e1a

Annunci

#Bellezza Ovunque – Please, please me…

download

11 Gennaio 1963: esce il secondo singolo inciso dei Beatles, il primo ad essere diffuso in Italia. “Please please me” è il primo disco di successo della Band e mi sembrava doveroso ricordarlo in questa sede (visto che si parla di bellezza).

I Beatles avevano ottenuto un certo successo al loro debutto con Love Me Do, ma al di fuori di Liverpool e Amburgo erano ancora praticamente sconosciuti. Questo anche perché quando Love Me Do entrò nelle classifiche inglesi il gruppo era ancora impegnato nell’ultima stagione ad Amburgo ed era quindi impossibilitato a promuovere attivamente il disco in patria. Tuttavia, il loro produttore George Martin sentiva che si trattava di un inizio promettente e decise di andare avanti con un secondo singolo. Lo stesso Martin afferma che la versione originale di Please Please Me era troppo malinconica, troppo lenta, di conseguenza secondo lui aveva scarse possibilità di diventare la grande hit che il gruppo stava aspettando. John Lennon aveva concepito Please Please Me come un blues lento sullo stile di Roy Orbison. L’ispirazione gli venne ascoltando Orbison che cantavaOnly the Lonely alla radio ma anche da una canzone di Bing Crosby che recitava “Please lend a little ear to my pleas” (con la parola “please” ripetuta due volte, anche se nel secondo caso è senza la ‘e’ finale ed assume un altro significato). Dalla combinazione di Roy Orbison e Bing Crosby venne fuori Please Please Me. George Martin ascoltò la canzone per la prima volta nella seconda sessione di Love Me Do (quella dell’11 settembre 1962). La sua prima impressione fu che il brano avesse bisogno di essere “tirato un po’ su” per cui chiese ai Beatles di modificarla, soprattutto aumentandone il ritmo. Con le modifiche apportate secondo le richieste di Martin, il produttore capì immediatamente che Please Please Me sarebbe stato un successo.

(Da Wikipedia)

 

Ora vorrei soffermarmi sul testo:

Last night I said these words to my girl
I know you never even try, girl
Come on, come on, come on, come on

Please, please me, woha yeah, like I please you

(= Per favore, fai che io ti piaccia, oh si,  come tu piaci a me)

Il brano inizia con un ragazzo, innamorato, che chiede alla ragazza di cui è innamorato di innamorarsi, a sua volta, di lui (è pazzesco quanto le canzoni dei Beatles sembrino essere autobiografiche, rispetto a me!)

You don’t need me to show the way, love
Why do I always have to say, love

tradotto sarebbe:

Non hai bisogno che ti mostri come, amore
Perché devo sempre dirlo, amore?

Non c’è bisogno, in amore, di dire sempre “t’amo” e nemmeno di dare costantemente dimostrazioni eclatanti! L’innamorato della canzone, invece, è costretto a ripetere i suoi sentimenti, a mostrarli, poichè la ragazza di cui è innamorato, evidentemente, non riesce a comprendere la profondità del suo sentimento…

I don’t want to sound complaining
But you know there’s always rain in my heart
I do all the pleasing with you,
It’s so hard to reason with you
Oh yeah, why do you make me blue?

tradotto diventa:

Non voglio che sembri che io mi lamenti
Ma sai c’è sempre pioggia nel mio cuore
Faccio di tutto per farmi piacere
È così difficile ragionare con te
Oh sì perché mi fai diventare triste?

Questa situazione di non-corrispondenza rende triste il protagonista che afferma di avere la “pioggia nell cuore“. Capita, a chi non è corrisposto, di sentire scrosciare la pioggia  nel cuore. E’ difficile, in casi come questi, cercare di far cambiare idea all’altro: l’amore è un sentimento che non può essere imposto. Pertanto, siccome forse nulla può cambiare, tutto ricomincia allo stesso modo, come accade in amore: prima si rimane delusi, poi ci si propone di cambiare ma, alla fine, si ricade sempre nella stessa trappola… perchè, diciamocelo, a volte l’amore è una trappola, una bella trappola eh, ma pur sempre una trappola, capace di generare sentimenti contrastanti in meno di un secondo!

Ed ecco che tutto finisce come è iniziato:

Last night I said these words to my girl
I know you never even try, girl
Come on, come on, come on, come on
Please, please me, wo yeah, like I please you

Oh yeah, like I please you
Oh yeah, like I please you

La canzone è meravigliosa: allegra nelle tonalità, triste nelle parole, proprio come l’amore: triste e gioioso allo stesso tempo.

La Bellezza, oltre tutto ciò, sta forse anche nel fatto che si basa su un “doppio senso”: la parola inglese “Please”, infatti, vuol dire sia “piacere” sia “per favore“. A me, e ripeto: a me!, sembra quasi che il protagonista stia chiedendo scusa del fatto che sia innamorato… ma non può farci nulla: l’amore è amore e non guarda in faccia a nessuno!