#PiccoloPrincipe – Capitolo II

Il Secondo capitolo comincia con una tragedia, anzi… con una serie di tragedie.

Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano, nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me nè un meccanico, nè dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto.
Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana. La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio.

In poche parole: cosa succede? Succede che il mondo logico degli adulti in cui il protagonista viveva sta cadendo a pezzi. La solitudine esistenziale è causata proprio da questo: vivere in un mondo “logico” in cui si è perso lo stupore per le piccole cose. I legami veri, quelli forti, quelli che durano per la vita, si basano proprio sulle piccole cose belle (Ne parlo qui… ). Nel mondo logico degli adulti si è destinati alla solitudine, si è destinati a star soli: sia nel corpo che nello spirito. Solo due anime che condividono la stessa sensibilità riescono a rompere questa solitudine. Legami veri, in un mondo “adulto” non sono possibili.  L’amicizia, l’amore, l’allegria non possono essere spiegati.

Gli adulti, invece, desiderano avere tutto chiaro. Ed è per questo che sono soli.

L’unico modo per uscire dalla solitudine è fare esperienza delle piccole cose belle, ed è proprio ciò che accade al protagonista: in un deserto incontra il piccolo principe.

Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: “Mi disegni, per favore, una pecora?”
“Cosa?”
“Disegnami una pecora”

La Bellezza non ha logica, la Bellezza non ha fine (se non sè stessa): a cosa serve, infatti, disegnare una pecora in mezzo ad un deserto? A NULLA! La Bellezza arriva così nella nostra vita, di soppiatto, quando ancora siamo addormentati nel sonno della tristezza, nel sonno della solitudine, nel sonno delle nostre relazioni malate. Sono sicuro che anche a voi saranno capitate situazioni simili, e forse  nemmeno ve ne siete accorti! Anzi, forse avrete pensato “questa cosa/situazione non serve a nulla! meglio lasciarla perdere!“. Questo accade quando non siamo educati alla bellezza...

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“Per piacere, disegnami una pecora…”
Quando un mistero è così sovraccarico, non si osa disubbidire. Per assurdo che mi sembrasse, a mille miglia da ogni abitazione umana, e in pericolo di morte, tirai fuori dalla tasca un foglietto di carta e la penna stilografica.

Ancora una volta ci troviamo davanti ad un disegno. Disegnare è considerato essere un qualcosa di riservato ai bambini.

Ma poi ricordai che i miei studi si erano concentrati sulla geografia, sulla storia, sull’aritmetica e sulla grammatica e gli dissi, un pò di malumore, che non sapevo disegnare. Mi rispose:
“Non importa. Disegnami una pecora…”
Non avevo mai disegnato una pecora e allora feci per lui uno di quei disegni che avevo fatto tante volte: quello del boa dal di dentro; e fui sorpreso di sentirmi rispondere:
“No, no, no! Non voglio l’elefante dentro il boa. Il boa è molto pericoloso e l’elefante molto ingombrante. Dove vivo io tutto è molto piccolo. Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora”.
Feci il disegno.

Lo guardò attentamente, e poi disse: “No! Questa pecora è malaticcia. Fammene un’altra”. Feci un altro disegno.


Il mio amico mi sorrise gentilmente, con indulgenza.

“Lo puoi vedere da te”, disse, “che questa non è una pecora. È un ariete. Ha le corna”.
Rifeci il disegno una terza volta, ma fu rifiutato come i precedenti.

“Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che possa vivere a lungo”.

Anche disegnare può diventare un’attività da adulti. Lo diventa quando si cerca di piegare il disegno a certe logiche…

Da notare che la Bellezza riconosce la Bellezza (No, no, no! Non voglio l’elefante dentro il boa. Il boa è molto pericoloso e l’elefante molto ingombrante) e che non necessita di “certezze”. Noi, invece, chi più chi meno, cerchiamo sempre certezze, in ogni situazione. Ma la Bellezza è un bene fragile, non può essere definita con rigore e certezza. Per questo la Bellezza è stata abbandonata dall’uomo: perché è fragile, e l’uomo, che è ugualmente fragile, desidera avere certezze e realtà concrete. 

Questa volta la mia pazienza era esaurita, avevo fretta di rimettere a posto il mio motore. Buttai giù un quarto disegno. E tirai fuori questa spiegazione:
“Questa è soltanto la sua cassetta. La pecora che volevi sta dentro”.

Fui molto sorpreso di vedere il viso del mio piccolo giudice illuminarsi. “Questo è proprio quello che volevo.”

Questa volta il protagonista entra nella logica della bellezza. La bellezza non è un piatto del fast food ma un piatto servito sotto una cloche (sapete cos’è una cloche?), di cui non sai nulla fino al momento in cui lo assapori. La Bellezza è questo.

Ed è così che il piccolo principe fa la sua apparizione: con semplicità, con “illogicità”, proprio come un re dei re che nasce, sotto forma di bambino, in una stalla di un piccolo villaggio della giudea.

Questa è la Bellezza: una piccola ed illogica meraviglia.

 

#PiccoloPrincipe – Capitolo I

03

Un libro per bambini non può non cominciare che così: con un disegno.
E’ proprio a partire da un disegno che l’autore comincia la sua analisi delle differenze fra bambini ed adulti: il bambino,  con il disegno, va oltre la realtà, oltre le cose scontate, ed arriva direttamente all’essenza delle cose. Ma “i grandi” non riescono a percepire l’essenza e si soffermano all’apparenza della realtà:

boaMostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero: “Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”.
Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.

Il protagonista realizza un disegno, ma “i grandi non lo capiscono“.
Questo accade di continuo:quando un “bambino” (ossia qualcuno che si stupisce delle piccole cose belle) trasmette la bellezza ad un “grande”, egli, senza dubbio, non riuscirà a comprenderla! Una volta, sull’autobus, mi imbattei in una bambina che alitava sul finestrino, scriveva, alitava nuovamente ed osservava la scritta scomparire. Fatto ciò rideva. Poi cercò l’attenzione della mamma e lei, di tutta risposta, le ordinò di smettere. E’ un pò come fare un disegno che non  viene capito. Nel mondo dei grandi, infatti, ossia di coloro i quali cercano di capire tutto, tutto deve avere un senso, tutto deve essere logico. Ciò che non lo è va eliminato, come l’alitare sui vetri degli autobus.

Il protagonista del libro, allora, realizza un altro disegno, un disegno “adulto”, sperando, questa volta, di essere compreso, ma neanche questa volta ciò accade.

 

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Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.

Il disegno,nel mondo degli adulti, non è essenziale. Essenziale è la grammatica, l’aritmetica, la storia… E’ essenziale, per gli adulti, tutto ciò che fa capire come funziona la vita. Ma gli adulti, in realtà, non capiscono nulla della vita e di cosa significa vivere. I grandi vivono nel loro mondo ed il mondo, si sa, è pieno d’imperfezioni. I grandi hanno paura delle imperfezioni e cercano di renderle perfette, hanno paura dell’incomprensibile e cercano di trovare spiegazioni. I grandi non hanno posto, nel loro cuore, per la bellezza.

Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani. Ho volato un pò sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi è stata molto utile.
A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza è di grande aiuto.

Nel mondo degli adulti tutto è utile a qualcosa. E la Bellezza a cosa serve?

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Anche il protagonista del libro cresce, ma lo fa nel modo corretto: cresce rimanendo bambino.

Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato. Cercavo di capire così se era veramente una persona comprensiva.
Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “È un cappello”. E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle. Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte. E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.

I “grandi” non comprendono la Bellezza, non comprendono le stelle, le foreste, i boa. I grandi comprendono solo ciò che è utile.

E tu, che stai leggendo, come vivi la tua vita?
Da adulto, cercando di rendere tutto logico e comprensibile oppure da bambino, contemplando e stupendoti della bellezza che è attorno a te e meravigliandoti delle piccole cose belle?

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Cos’è che vedi?

 

#BellezzaOvunque – L’essenziale è (in)visibile agli occhi…

Non si vede bene che con il cuore.
L’essenziale e’ invisibile agli occhi.

(Il Piccolo principe, A. De Saint Exupery)

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Ieri ho visto il film de “Il Piccolo Principe”. E’ un bel film, anche se molti sostengono il contrario. La chiave di lettura del film è data proprio la frase-simbolo del libro di Saint Exupery: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo è un film essenziale, che mischia poesia a pragmatismo, dolcezza e tenerezza alla drammaticità di alcuni momenti.

Di sicuro, questo film, non è la trascrizione del libro: se lo vedete sperando di vedere “Il Piccolo Principe” rimarrete sicuramente delusi. Certo, il libro costituisce la base su cui la pellicola è costruita, ma non ci si sofferma ad esso, si va oltre.

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Tutto si snocciola a partire dalla vita di una bambina (di cui, mi sembra, non venga mai detto il nome) e di sua madre, donna assai pragmatica e dedita alle cose che, a suo dire, sono essenziali, come il lavoro, lo schema di vita, l’ordine ecc… Le due si trasferiscono in una nuova casa e fanno la conoscenza di un vecchietto strampalato, loro nuovo vicino di casa, il quale, pian piano, insegnerà alla bambina che l’essenziale, che sua madre va tanto fiera, è, in realtà, invisibile agli occhi.

Il tema principale è, per l’appunto, “l’essenziale”. Cos’è essenziale? Nelle prime scene ci troviamo in un’accademia, a cui la bambina desidera accedere. Sui muri, grigi, campeggia un poster “BE ESSENTIAL” (Sii Essenziale) eppure c’è qualcosa che non convince: tutto questo mondo grigio che ci viene presentato, sebbene venga definito essenziale, sembra, al contrario, un mondo triste, un mondo di continuo sforzo, un mondo in cui non c’è posto per la bellezza ma solo per una fredda routine.

La Bellezza è invisibile e non può essere controllata, posseduta, dominata. La Bellezza (che è la vera cosa essenziale) non può essere gestita attraverso schemi o tabelle, non può essere incasellata nè controllata. La Bellezza va solo vissuta ed è ciò che fa il vecchietto protagonista del film, il quale, alla fine della fiera, altri non è che l’aviatore del romanzo, emanazione dello stesso De Saint Exupery.

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.

piccolo_principe_film_r439_thumb400x275Questo è il guaio più grande, ciò che di peggio possa accadere ad una persona: dimenticare. Nel film si parla anche di questo: rimanere bambini, ossia continuare a stupirsi delle piccole cose, non è una certezza. Non bisogna dare per scontato che, crescendo, si continui a stupirsi delle piccole cose belle. Tutto ciò viene reso con un’immagine che ai puristi del romanzo avrà di certo fatto rabbrividire ma che, se vista con il cuore, assume un significato su cui riflettere: anche il piccolo principe può crescere, anche lui può piegarsi alle dinamiche del mondo degli adulti. Nemmeno per lui, simbolo di determinati valori, c’è la certezza di non dimenticare. Ma il peccato più grande non è crescere ma dimenticare. Dimenticare è la cosa più facile, basta poco per dimenticare.

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Come fare a ricordare? semplice, contemplando una rosa, rimettendosi davanti alla Bellezza. Solo la Bellezza ispira la Bellezza, solo la Bellezza può rendere una vita “Essenziale”, non altro. Il piccolo principe, cresciuto, torna bambino grazie alla rosa ed al tramonto. E’ la Bellezza che fa si che TU possa essere Essenziale, non i numeri o le cifre.

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?” Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora soltanto credono di conoscerlo.

E’ un bel film, anche tecnicamente: unisce tecnica 3d ad un gradevole STOP MOTION (riservato alle “citazioni” del romanzo”).

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Io vi consiglio di vederlo, di assaporarlo. Per guardarlo non usate, però, gli occhi e soprattutto non aspettatevi di vedere il libro. Non c’è da stupirsi di questo: sarebbe stato impossibile trasporre un capolavoro di questa portata “parola per parola“, delle modifiche andavano fatte. Vi consiglio, quando entrate, di mettere da parte l’adulto che è in voi e sarà come tornare bambini, almeno per un pò

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#Riflessioni – Piccole Cose Belle

Ma allora che ci guadagni?
Ci guadagno”, disse la volpe, ”il colore del grano”.

(Il Piccolo Principe, A. De Saint Exupery)

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Nello scorso post (La Bellezza salverà il mondo ma…) ho scritto quanto, secondo me, al giorno d’oggi la Bellezza sia piegata all’idea di guadagno e di utile. E non è un caso che cominci questo nuovo post con una citazione in cui compare la parola “Guadagni”.

Procediamo con ordine.

La citazione proviene da uno dei libri più importanti della mia vita: “Il Piccolo Principe”. Nel passo in questione, il piccolo principe si trova a dialogare con una volpe: egli è alla ricerca di amici e spera che lei possa colmare questa esigenza (o bisogno. per rimanere in tema). La volpe, filosofa delle piccole cose, risponde dicendo:

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”

In questa risposta io non vedo un rifiuto bensì un progetto di vita: Addomesticami, fammi tua!

Questa parola fa molta paura. Molte persone detestano il riferirsi ad una persona come ad un possesso. Da una parte è giusto. Ma qui c’è di più: La volpe sta semplicemente chiedendo al piccolo principe di avere cura di lei, di accorgersi delle piccole cose belle che contraddistinguono il suo essere, di non lasciare che lei sia uguale ad altri.

Questo è un pò il dramma del giorno d’oggi. Siamo talmente presi dal nostro mondo, dalla nostra soggettività, che non ci accorgiamo delle piccole cose belle accanto a noi e, come se non bastasse, viviamo con superficialità ciò che abbiamo. Questo accade perchè formiamo legami basati solamente sull’utile.

Anche Addomesticando (Ad- Domus, verso casa), ossia facendo proprie le cose, le persone e le situazioni, avremmo un guadagno: il colore del grano. Molti se ne fregano ma io vi dico che, in realtà,questo è uno dei più grandi tesori.

Il colore del grano è simbolo di tutto ciò che esiste di piccolo e di bello, simbolo delle piccole cose belle. Addomesticando il mondo e le persone, andando in profondità, si avrà come ricompensa la bellezza delle piccole cose, che molte volte trascuriamo, purtroppo.

E come si fa a capire che qualcosa è una “Piccola Cosa Bella”? Ho individuato alcuni indizi:

  1. Gratuità. Vi svelo un segreto: Le cose belle sono tutte gratuite. I soldi non sono il centro della vita.
  2. Semplicità. In questa parola rientrano molte cose: semplice è ciò che è piccolo, ciò che non si pone con la forza, ciò che non è frutto di lavoro, sudore e sforzo, ma frutto della vita stessa.
  3. Gioia. Non so se siete mai stati felici. E’ come se una forza primordiale avvolgesse le proprie viscere. Non si può spiegare, si deve vivere. Molte volte crediamo di essere felici eppure siamo solo contenti. La felicità è di più, la Felicità è tutto!

Siamo circondati di piccole cose belle, ed ognuno ha le proprie. Sono sicuro che quasi nessuno ci ha mai fatto caso.

Ora vi lancio una provocazione: riuscite a trovare almeno 5 piccole cose belle nella vostra vita?

Io vi dirò le mie:

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  1. Guardare le stelle, magari in compagnia di una persona speciale.
  2. Il profumo dei libri.
  3. Le nuvole.
  4. I Tramonti
  5. I Gesti inattesi, i sorrisi, le risate, il sapere di esserci anche quando non si è presenti.

Queste sono le mie PCB (Piccole cose belle)… e le vostre?