Il mondo è una mia rappresentazione

12308427_1037038372984321_5710555474743882090_n

Il mondo è una mia rappresentazione

diceva il buon vecchio Schopenhauer, indicando il fatto che, per lui, ogni fenomeno osservabile è, in realtà, un sogno, una finzione, che esiste dentro la coscienza. La realtà, dunque, non esiste se non come rappresentazione, immagine, costruita dal singolo.

Bhè, io non sono così drastico ma credo che, in fondo, qualcosa di giusto ci sia in questa frase. Innanzitutto comincio con il dire che la nostra mente lavora per simboli, ossia per immagini significative e questo appare più che mai nei sogni, in cui un’immagine assume un significato specifico, universalmente condiviso.

rappresentazione_small

Che la nostra mente ragiona per simboli significa, dunque, che essa attribuisce significato agli oggetti ed alle realtà con cui ci relazioniamo, in base al legame che instauriamo. Esempio: se un cane mi morde, la mia mente assocerà all’immagine del cane una certa negatività.

Ecco, dunque, perchè il mondo è una mia rappresentazione: ognuno di noi conosce ed entra in contatto con la realtà in modo diverso ed attribuisce ad essa significato diverso.

Capire questo è la chiave di tutto: come posso io giudicare te, dicendo che sbagli se tu hai avuto un’esperienza di vita diversa dalla mia?

Questo, ovviamente, non significa che bisogna automaticamente abbandonare le proprie idee e seguire ciecamente quelle degli altri, bensì RISPETTARE l’esperienza degli altri: perchè devo avere ragione io per forza? Non è possibile che ad avere ragione sia l’altro?

E’ proprio questo il punto: a meno che, deliberatamente, non si decida di mentire, ogni “realtà” è reale, poichè mediata dall’esperienza! Non fermarsi a sè ma aprirsi alla relazione, all’accoglienza dell’esperienza altrui è, forse, la soluzione a molti mali…

detto in altre parole… Scendete dal piedistallo!

“Chi gioca con i Pokemon è un pirla” -questo è veramente giornalismo?

homer-pokemon-go-480x306

Un vecchio proverbio afferma che “L’ignoranza è madre dell’arroganza“. Amo i proverbi, soprattutto quando, come si suol dire a Roma, “ci azzeccano” . Il proverbio sopra citato trova riscontro in un articolo scritto su LIBERO ONLINE da tale Fabrizio Biasin. Sono dell’idea, che più di un’idea è un dato di fatto OGGETTIVO, che i giornalisti debbano dare l’informazione. Nel dare un’informazione, ovviamente, devono eseguire una scelta sul  lessico ed è normale che, avendo un’idea, si scelgano determinate parole piuttosto che altre. Il signor Biasin, che più che un giornalista mi è sembrato, IN QUESTO ARTICOLO, un blogger, non si limita a svolgere una scelta lessicale “pro domo sua” (ossia a favore della sua idea) bensì dà dei veri e propri commenti arrivando perfino ad offendere, dando del “pirla” ai giocatori di POKEMON GO!

Cito alcune perle tratte dal suo articolo:

I Pokemon non sono reali ma i pirla che ci credono sì

Non vorrei, come fanno lor signori, fare di tutta un’erba un fascio ma non credo che i giocatori di PKMGO pensino che i Pokemon siano reali… un conto è cercarli nella “vita vera” un conto è credere alla loro realtà! E poi? Anche  se fosse? I bambini sono pirla perchè credono in Babbo Natale?

smettetela di fare i minchioni, chini sul vostro cellulare per catturare pupazzetti con facce da culo, in giro per l’ universo mondo.

Innanzitutto quello che faccio io a te non deve interessare, secondo: ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di PUPAZZI PER BAMBINI? Cavolo, più leggo gli articoli sparsi per i giornali più mi rendo conto che, forse, chi ha perso il contatto con la realtà sia proprio la classe dei giornalisti che invece di dedicarsi alle cose serie, perde tempo a dare del “pirla” a chi gioca ad un GIOCO!

«Sì ma poi? Qual è il godimento finale? Si guadagnano quattrini? I Pokemon te lo fanno arrizzà? Ti puliscono casa?
No, niente. Servono solo a dire «ce l’ ho», come accadeva ai tempi delle figurine, solo che questa troiata ha effetti collaterali più significativi.

Esatto, “i tempi delle figurine”: questo gioco, in realtà, è un gioco per ragazzi e bambini, non per adulti vaccinati! Il problema? sostanzialmente che i pokemon hanno avuto genesi negli anni 90 e quindi tutti i ragazzi che ne hanno seguito la nascita e lo sviluppo sono ormai cresciuti!

Il giornalista poi sovrappone piani diversi. Mi spiego: Pokemon Go, ricordiamocelo sempre, è un gioco… il gioco rappresenta una realtà distaccata da quella reale, svincolata dalle logiche del mondo vero. Anche giocando a Monopoli non si vince nulla di reale, ma ci si diverte.. perchè è a quello che serve un gioco! Sovrapporre un gioco ad una logica di guadagno non solo è una cosa inutile ma anche segno di ignoranza poichè non si è tenuto conto della logica sottesa, ossia quella del distacco.  E poi, non siete un pò stanchi di pensare di dover far tutto per rispondere ad una logica di guadagno finale? Non potete avere gusto per una cosa in quanto tale e basta? Ma perchè deve esserci un “premio” per tutto?

Effetto n° 1: è chiaramente tutto finto e innocuo, ma pensare che utilizzando il «filtro» dello schermo tu possa vedere simil-scarrafoni piazzati sul comodino o per le strade, è un filo inquietante. E subito vien da pensare: invece di scegliere codeste specie di insetti, gli ideatori non potevano studiare una versione del gioco con dei bei figoni paciarotti? Il tutto avrebbe assunto un senso diverso.

Ok… questa non l’ho capita! Chiedo scusa ma sono ignorante e certe cose non riesco a capirle!

Tutto ciò che ho scritto non vuole essere un’offesa al giornalista ma soltanto l’espressione di un libero pensiero, come sancito dalla costituzione (che prevede il diritto di critica nell’articolo 21) .

Ok, forse mi sto accalorando troppo su questo argomento… ma è possibile che un giornalista, ossia qualcuno che deve trasmettere una notizia, definisca “pirla” delle persone e “facce da culo” dei pupazzetti appartenenti ad un brand per bambini? Stiamo veramente rasentando la follia!

Spesso mi piace ricordare un proverbio swahili: le migliaia cominciano da uno, ossia le cose grandi cominciano da quelle piccole…bhe…ci chiediamo il perché non riusciamo a promuovere una politica per l`integrazione? Ecco perche: come facciamo a rispettare chi appartiene ad altre culture se non rispettiamo chi, semplicemente, gioca ad un gioco per il cellulare?

Tutta sta cosa di pokemon, in sè, è una grande cavolata: ci sono cose più importanti, come la dittatura che si sta insediando in turchia o il tentativo di Renzie di sovvertire la costituzione per meglio adeguarla ai suoi interessi. I pokemon, in fondo, sono una cavolata ma rappresentano una sorta di “simbolo”: tanto odio, tanta disinformazione per le cavolate…figuriamoci per le cose serie!

Ho tanta paura, seriamente! Se l’ignoranza suscita tanta rabbia per cose così futili, figuriamoci per le cose serie!

Pokèmon GO! Conoscere per comprendere

maxresdefaultUna tecnologia, di per sé, non è né buona né cattiva…è l`uso che se ne fa che la rende tale! Un certo gruppo di persone sta, da qualche giorno, demonizzando POKEMON GO, etichettandolo come emanazione del demonio, strumento per la distruzione della “vita reale” o, semplicemente, come cretinata. Ora, sarà che sono nato negli anni 90 e catturare pokemon è sempre stato uno dei miei sogni (insieme alla fusione ed al teletrasporto…) ma non credo che PKMGO sia un qualcosa di così mortale. Ecco perché:


1) si tratta di un fenomeno sociale che, dopo l`iniziale exploit, scemerà causa problemi tecnici o arrivo di nuove app o giochi.
2) cercare pokemon non esclude il creare legami reali! Esistono molti gruppi in cui “allenatori” si confrontano e parlano, magari anche incontrandosi. Se poi ci sono persone così dementi da attraversare una strada col cell in mano o trascurare la ragazza per catturare Pikachu…non è colpa del gioco, ma dell`uso che ne viene fatto!
3) finalmente un gioco che combatte la sedentarietà, costringendo il giocatore a muoversi! A me, per esempio, camminare annoia…l`altro giorno, invece, ho fatto A PIEDI 4km… da quando muoversi fa male?

Alcuni critici sostengono che tale gioco bruci il cervello e faccia perdere il contatto con la realtà: invito queste persone a leggere gli scritti di Caillois, sociologo francese che ha individuato i caratteri psico sociologici dei giochi…

E soprattutto, smettiamola di puntare il dito contro chi fa qualcosa che noi non possiamo o vogliamo comprendere! Un mussulmano non è terrorista solo perchè è mussulmano, un omosessuale non è “sbagliato” solo perché ha altri interessi… prima di giudicare invito a pensare un attimino e, magari, perché no, cercare di accogliere l`altro (la prima caratteristica dell`accoglienza è la sospensione del giudizio)… forse, invece di considerare demoniaco il diverso potremmo cominciare ad accoglierlo… sarebbe veramente una rivoluzione!