La scimmia nuda balla

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Questa maledetta canzone mi è entrata nella testa e non credo che riuscirà facilmente ad uscire… Mi chiedo io: perchè? Secondo i “grandi geni” della musica, questa canzone piace perchè è semplice, quasi bambinesca. In effetti sembra essere così: testo originale, melodia accattivante, ritmo travolgente… tutti gli elementi per una canzone dello zecchino d’oro ci sono! Ma no, non è così: vi assicuro che il successo di Occidentali’s Karma risiede proprio nella profondità del testo, ricco di riferimenti culturali e di simboli vari. Ma procediamo con calma, dando un’occhiata più da vicino al testo:

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico

Cominciamo subito con una citazione di ispirazione Shakespeariana: “essere o dover essere“: l’interrogativo che da sempre interessa l’uomo (e che peraltro è considerato essere contemporaneo come l’uomo del neolitico, ossia vecchissimo…)! Essere o dover essere? Vivere seguendo ciò che la nostra stessa coscienza ci suggerisce o adeguarsi (ed omologarsi) alla società? Già con questa frase iniziale si apre un microcosmo: l’uomo, e soprattutto l’uomo d’oggi, vive (combatte) una battaglia contro sè stesso, una battaglia fra istinti opposti e complementari: da una parte la natura, ciò che potenzialmente dovremmo essere, e dall’altra ciò che effettivamente siamo. Quest scontro non è facilmente risolvibile e l’uomo si trova quindi intrappolato in una “gabbia dorata”, ossia in una società, in un mondo, che apparentemente gli offre la libertà di essere ciò che desidera ma che, allo stesso tempo, lo rinchiude, lo aliena da sè stesso e dagli altri. Non a caso, la canzone prosegue con

Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo

Una gabbia 2×3 è, senza giri di parole, un luogo angusto ma è proprio in questo spazio che l’uomo è chiamato a “mettersi comodo”. Questo è un paradosso, un controsenso: la società è come questa gabbia 2×3, che ci da la suggestione di essere “comodi”, ossia liberi, ma che invece ci soffoca e ci rende prigionieri. Questo paradosso esistenziale, questa finta libertà, si traduce in una serie di “illogicità antropologiche” ossia di situazioni esistenziali senza logica:

Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi

Il minimo comune denominatore di questa “illogicità“, ossia ciò che  rende queste categorie umane così paradossali, è il web o, meglio ancora, la dipendenza dal web. Non nascondiamolo: il web ci offre la possibilità di un’illimitata libertà, dandoci la possibilità di essere ciò che vogliamo, come lo vogliamo, come e quando lo vogliamo! Forse, in fondo, è proprio il web a rendere la nostra vita una gabbia 2×3, ossia uno spazio stretto che ci da l’apparenza di essere liberi. Rinchiusi come siamo in questo spazio virtuale, fittizio, l’uomo ha perso completamente la capacità di vivere la realtà. E’ per questo che la canzone prosegue con

L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili

Il web anestetizza completamente la facoltà intellettiva, fornendo risposte facili ai dilemmi esistenziali. Trovando a portata di mano le risposte (senza dover far fatica nel cercarle) l’uomo ha perso anche la capacità di porre domande. Diceva Kant “prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta“: ecco, noi diamo per vere risposte a domande inutili, senza senso. Il mondo di false libertà in cui viviamo ci ha addormentato l’intelligenza, facendo si che potessimo accontentarci di risposte facili, che non presuppongono impegno. Già. ormai l’impegno è fuori moda: l’uomo non vuol far fatica, nè fisica ne intellettiva. Tutto è delegato alle macchine, ai sistemi informatici! Ma in questo meccanismo, dov’è finito l’uomo, con la sua capacità di pensare, di creare, di stupirsi, di immaginare, di cercare e trovare risposte e, soprattutto, di porsi domande?

Il concetto stesso di domanda ha perso senso: in passato l’uomo interpellava i sapienti su quesiti esistenziali oggi interpella i sapienti, ovvero i motori di ricerca, su questioni rozze e futili: se nell’antichità l’uomo chiedeva “esiste Dio?” oggi si limita a chiedere se esiste una dieta che faccia dimagrire in poche ore o se, da qualche parte, c’è un ristorante che vende radici di soia fritte. Sono cambiati i tempi, sono cambiate le domande… ma l’uomo resta sempre lo stesso, con la stessa sete di infinito (solo che ora è atrofizzata!).

AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain

La difficoltà del porsi domande profonde è che, a volte, risposta immediata non c’è o, se c’è, non sempre è positiva o rispondente alla nostra volontà. Ecco il perchè di questa strofa: AAA cercasi storie dal gran finale! Se qualcosa non finisce bene noi non la vogliamo, forse perchè siamo stufi del male del mondo, della sofferenza, della caducità. Ecco perchè ci chiudiamo in questa  bella gabbia 2×3: in essa la verità siamo noi, la verità è come la vogliamo (a proposito… ne parlo qui: Una generazione di idioti… ). Ecco perchè, nella nostra società, l’immagine è preferita al contenuto: l’immagine è facilmente malleabile, gestibile, controllabile… questa immagine non vi dice niente?

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I selfie sono l’emblema di questa ricerca di “storie dal gran finale” (e forse ecco perchè prima si parla di “gruppo dei selfisti anonimi“…). E’ curioso anche il gioco di parole “cercasi, cerca si” e “sperasi, spera si” come per dire: si si, cerca le storie dal gran finale, sperale… ma tanto non ne troverai di concrete, vere, reali… ma solo di fittizie ed irreali!

In questo bello scenario di finzione si inserisce una delle questioni più emblematiche: la citazione! Non essendo abituati a trovare risposte concrete ci rifugiamo nel mondo della citazione: ecco che su Facebook o Twitter le nostre pagine si riempiono di frasi fatte, di aforismi e citazioni varie… più o meno colte. La canzone ironizza proprio su questo, facendo una cosa che, in passato facevano i futuristi, ossia far rimare parole col suono simile. Stavolta è la volta di “Panta reiSinging in the rain“. Questo è quel che accade nel web ogni giorno: “sacro” e profano mescolati, pezzi di vita attaccati con il vinavil solo per dare una parvenza di significato…

Ed ecco che ora, nel ritornello, questa paradossale ed amara realtà viene ancor meglio descritta:

Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma

Ritengo che questo sia uno dei migliori ritornelli mai scritti nell’ultimo periodo.
Il ritornello, altro non è che “un’appendice” alle strofe precedenti: “sacro e profano”si mescolano, il paradosso afferma la sua sovranità… mostrando a tutti, attraverso una citazione di un antropologo, a che punto siamo arrivati: l’evoluzione, che nell’uomo sembra aver raggiunto l’apice, sta subendo una battuta d’arresto, un inciampo… e la colpa è proprio nostra, della scimmia nuda… ma procediamo con calma…

cbuddhacatLezioni di Nirvana è forse il più bel ossimoro che abbia mai sentito: il Nirvana è, nel Buddismo, il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore (duḥkha). Al nirvana si ricollega la dottrina della reincarnazione e quella, non a caso, del Karma: se il karma della vita è negativo la vita può continuare nella sofferenza, se invece si ha un karma positivo la vita continua attraverso l’illusione del piacere. Solo quando l’individuo si è completamente purificato, il ciclo della reincarnazione avrà fine e l’individuo arriverà nel suddetto Nirvana. Pare chiaro, anche da questa fin troppo semplice definizione, che il Nirvana sia un qualcosa di profondo, di serio: il suo raggiungimento può essere ottenuto solo con il distacco dal mondo, con la purificazione del proprio io… la domanda sorge spontanea: come è possibile avere lezioni di Nirvana? Già… come è possibile? Non lo è… ed è per questo che tale frase è un ossimoro! Anche il Nirvana, ossia il benessere, diventa un qualcosa di mondano, un qualcosa che si sottopone alle leggi di mercato che tanto dominano la  nostra società (le lezioni sono qualcosa a pagamento…). Se anche il Nirvana, simbolo delle credenze “metafisiche” ed oltremondane diventa succube della mentalità futile della società, il Buddha, emblema dell’uomo metafisico, ossia di quello che cerca di elevarsi al divino, di quello che individua la sacralità del suo essere, non può che “mettersi in fila indiana“. Noi, tempio del divino, tempio del sacro, esseri con sete di infinito, finiamo per abbandonare la nostra personale ricerca di senso e ci andiamo a rifugiare “lì dove vanno tutti“… in fila indiana, per l’appunto!

Facciamo il punto della situazione: viviamo in un mondo apparentemente libero che, in realtà, si rivela essere una gabbia che ci costringe ad accontentarci di risposte semplici e che ci spinge a smettere di porci domande di senso, soprattutto a quelle che presuppongono una ricerca su sè stessi, come quelle che si interrogano circa la natura della nostra felicità. In questo turbinio di futilità, la nostra  intelligenza (ossia capacità di porci problemi e di trovarne soluzioni accettabili) è atrofizzata e siamo così implacabilmente spinti ad  omologarci agli altri, in  ogni ambito della vita.

In questa “società della fila indiana” anche il “divino” (qui rappresentato dal Buddha) finisce per essere una delle tante possibili risposte… Ogni cosa che propone risposte facili è ben accetta: oroscopi, dottrine esoteriche, life styles, religioni… ognuna di queste cose diventa “uno dei tanti“.

Ora la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che l’evoluzione abbia raggiunto nell’uomo il suo massimo apice? Possibile che, in realtà, questa nostra società rappresenti l’inciampo dell’evoluzione stessa? Ecco il senso della “scimmia nuda” (ripresa poi nel balletto): pur essendo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda) il comportamento dell’uomo è sostanzialmente analogo a quello degli altri primati. L’uomo, per quanto intellettualmente progredito, è un animale… un animale che sente dentro l’esigenza di ricongiungersi con la sua animalità (il ballo, non a caso, richiama alla dimensione ferale, bestiale, dell’esistenza…). Il ballo è associato al “gridare un mantra”: il ballo, in fondo, è una ripetizione meccanica di gesti… la scimmia nuda, ossia l’uomo, esercita questa ripetitività anche nel gridare “Mantra” ossia slogan: tutto diventa ripetitivo, tutto diventa meccanicistico… nulla ha più una dimensione speciale: tutto è un guazzabuglio!

La folla,senza curarsi del senso, grida un mantra, una formuletta preconfezionata… alla ricerca di una soluzione che, forse, mai verrà trovata!

Ho più volte detto che questa canzone è basata sui paradossi. Ecco il paradosso più grande: l’uomo, un animale che ha perso la sua identità di animale, un essere snaturato…

La canzone procede sulla tematica dell’alienazione: se l’uomo è alienato dalla sua stessa natura, lo è anche dai suoi simili! Non solo desidera allontanarsi,, prendere le distanze, da sè stesso, dalla sua natura, ma anche dai suoi simili. Ecco perchè prosegue dicendo:

Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili

Altro paradosso: il profumo serve a rendersi riconoscibile… in questo caso serve per mettersi “in salvo” dall’odore dei tuoi simili… già… ma quali sono questi “simili”? La strofa può essere interpretata in due modi:

  • Ognuno cerca di distinguersi dall’altro ma la moda, alla fine, finirà per rendere tutti uguali!
  • I simili di cui si parla non sono gli uomini ma gli animali… L’uomo cerca di coprire in ogni modo possibile “l’odore” della sua natura, cercando (e sperando) di distinguersi dalle bestie… rimanendo pur sempre una bestia…

Da notare l’aggettivo ” asettico“. L’ho cercato sul dizionario: significa “privo di passionalità” ma il profumo non richiama, in un certo senso, la passione? Di solito il profumo si mette per far colpo… Il senso qual’è? che l’uomo cerca di essere ciò che non è, cerca di estraniarsi dalla sua stessa natura, dal suo stesso essere.

In ogni caso, la strofa mette in evidenza il fatto che l’uomo cerchi di essere unico, di differenziarsi dagli altri… ma ci riesce?

La risposta viene data nella strofa successiva:

Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.

In una canzone che parla di “alienazione” non poteva non esserci un riferimento al maestro dell’alienazione, Marx.

Diceva Marx: “la religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli.

Questa frase è, in un certo senso, la chiave dell’intero brano: se in passato l’uomo si aggrappava alla religione ed in essa esprimeva il suo “male di vivere”, oggi il “gancio” è il WEB… ma l’oppio, si sa, anestetizza, addormenta… ecco che tutto quadra: l’uomo ha perso la capacità di porsi domande di senso e di ricercare risposte “importanti”, rifugiandosi in una gabbia, il web, che gli promette libertà d’essere… dando, però, soltanto un grande vuoto d’essere. Gabbani ci dice una grande verità: il WEB è la religione del presente. Fateci caso, ne ha assunto tutti i connotati: fornisce risposte a domande di senso, ha le sue gerarchie, ha una sua ritualità… credevate di essere liberi? No, cari amici miei, siete tutti adepti di una grande religione sociale… la religione del web, la più infima delle religioni!

AAA cercasi (cerca sì)
Umanità virtuale
Sex appeal (sex appeal)

Nell’ottica di questa “religione del web“… dov’è finita l’umanità? Anch’essa si è trasformata, è diventata “virtuale”,finta… prodotto alienato di una società alienata! L’uomo, abbandonando la sua natura originaria, non è più uomo ma solo un fantoccio virtuale che pone tutta la sua energia nella “seduzione” ossia nel “sè – durre“, condurre a sè… Il messaggio che viene lanciato è che “IO sono il centro del mondo”: ogni cosa ha senso se ha senso per me… apparentemente questo è sinonimo di libertà e di dare importanza al singolo ma, nella pratica, è sinonimo di alienazione, di allontanamento dalla realtà… da noi stessi… dagli altri…

Devo ammettere che, analizzare il testo di questa canzone, mi ha angosciato abbastanza: possibile che non ci sia via d’uscita? possibile che tutto sia perduto?

Quando avevo perso la speranza ecco una frase:

Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia si rialza.

Cos’è la vita? Per rispondere dobbiamo scomodare i greci. In Grecia c’erano due modi per dire “vita”:

  • Biòs, che indicava l’insieme dei processi che permettono la vita (vedi biologia…)
  • Zoè, il principio di vita, l’essenza.

Prenderemo in considerazione solo Zoè: quando la vita si distrae cadono gli uomini… quando si perde di vista il principio e l’essenza della vita, l’uomo perde se stesso… quando si perdono le proprie radici, nulla avrà più un senso! L’uomo d’oggi si è alienato dalla sua natura animalesca, ha mascherato la sua origine con l’intelligenza (con la presunta intelligenza…) perdendo sè stesso, diventando altro da sè…

Ma è proprio quando la “vita”, ossia la quotidianità, si distrae che l’uomo può recuperare la sua origine: distraendosi da una distrazione! Solo così la scimmia può rialzarsi… ridiventare sè stessa!

Ed infatti, subito dopo aver prospettato il “rialzamento”, Gabbani utilizza una parola meravigliosa, troppo usata e poco conosciuta: Namastè.

Namastè è il saluto buddista: significa “mi inchino a te“, alla divinità che è in te… E’ proprio questo il centro della rinascita: riconoscere in sè e nell’altro il tempio del divino… in ognuno di noi c’è una scintilla d’eterno, di divino… ma questa scintilla sembra essersi spenta (infatti dopo il “sacro” Namastè” c’è il più rozzo “Alè”, di ovvia ispirazione calcistica…).

Che dire, un brano meraviglioso: parlare della confusione e della perdita di senso nella nostra società facendo finta di non avere senso… L’autore di questa canzone ha fatto un capolavoro: infiniti paradossi per una canzone che parla del più grande dei paradossi: l’uomo! Ed è proprio in questa confusione di parole e di senso che, non a caso, l’ultima parola è… OM!

Questa canzone parla di speranza: speranza di poter ritrovare la calma anche in un mondo che sembra aver perso ogni senso…

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Namastè!

 

 

 

 

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Serendipità, le felici scoperte che facciamo per caso

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Pensate un pò a Cristoforo Colombo che, volendo scoprire una rotta alternativa per le Indie scopre l’america, o all’entomologo tedesco Wilhelm Kattwinkel che, inseguendo una farfalla, scopre la Gola di Olduvai o, ancora, a William Herschel, che scopre Urano mentre cercava delle comete… Cosa accomuna tutti questi uomini? Senza dubbio il fatto che hanno trovato qualcosa che non pensavano di trovare mentre cercavano qualcos’altro. C’è una parola che identifica questo: Serendipità.

 

Serendipità è un termine inventato da Horace Walpole nel XVIII secolo. Non so a voi, ma a me questa parola piace, e piace anche ciò che essa rappresenta: in fondo, la vita stessa è serendipità! Siamo costantemente alla ricerca di qualcosa eppure facciamo costantemente scoperte che ci lasciano di stucco. Se cercassimo qualcosa che già conosciamo non avremmo problemi a trovarla… la serendipità nasce proprio dal non conoscere ciò che si cerca! La vita è serendipità: ogni uomo cerca, consapevolmente o meno, la felicità. Ogni atto o azione o pensiero è mirato a raggiungere la felicità o, comunque, la serenità. Ma che sapore ha la felicità? Che colore ha la felicità? Ognuno se la immagina diversamente, secondo quelli che sono i propri metri di giudizio… ma… se non fosse quella la felicità? E se mentre siamo in cammino ci capitasse davanti agli occhi qualcosa che ignoriamo perchè considerata “inutile” che però, è ciò che cercavamo?

Questo è il grande mistero della vita. Tuttavia la Bellezza sta proprio in questo: lasciarsi stupire dalla serendipità, dal trovare qualcosa di inaspettato, lasciarsi sconvolgere i piani!

Ogni campo della vita è avvolto dal mantello nebuloso della Serendipità: pensate all’anima gemella. Ognuno cerca quella che, secondo i propri gusti, potrebbe essere l’anima gemella eppure, dopo un’estenuante ricerca, ci si accorge che la persona che cercavamo è accanto a noi, e che magari lo è stata sempre… senza che noi ce ne accorgessimo, o magari, a priori, la escludevamo…ma alla fine si è rivelata essere proprio lei quella che cercavamo…

La grandezza delle cose, delle cose belle, sta nella loro propensione alla serendipità…
I nostri più grandi problemi arrivano quando tappiamo le ali alla serendipità, come se Colombo avesse detto: “Ma chissene!” e fosse tornato indietro, fregandosene della terra scoperta. A volte occorre mettere da parte i propri piani, lasciarsi guidare dal corso naturale  delle cose… e magari chissà, la nostra America è proprio dietro l’angolo…

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#LeMieParole – Amore

Forse sarò scontato ma, una delle parole della mia vita è AMORE.
La mia vita è, in un certo senso, sempre stata una ricerca d’amore. Questo non significa che non ci sia nessuno che mi ami… eppure, fin da piccolo, percepisco un vuoto nel mio cuore, come se mancasse una parte di me. Pensare a ciò mi fa venire in mente il mito dell’androgino raccontato da Platone o alla vicenda della creazione  di Eva a partire dalla costola di Adamo. In fondo, ognuno di noi è incompleto. Dopo 20 anni posso affermare che l’amore è questo: completamento di sè.

La vita va avanti grazie agli opposti, e questo già lo diceva  Eraclito. Non esiste nulla senza opposto: non c’è luce senza ombra, vita senza morte… non c’è uomo senza donna. Io non sarò mai completamente uomo finchè non troverò una donna che completi il mio essere.

Ciò, però, non esclude che io abbia sperimentato altri tipi di amore.
I greci distinguevano il sentimento amoroso in diverse tipologie: Eros, l’amore fisico e carnale, Philos, l’amore fraterno, Agape, l’amore perfetto e disinteressato.

Philos è quel legame che ti lega ad altre persone, persone che condividono con te qualcosa, che ti completano, in un certo senso… Philos è l’amicizia profonda, quella più difficile da raggiungere. Philos ci lega indissolubilmente a qualcuno, sia esso un compagno di vita o semplicemente un buon amico o la persona da cui si è imparato a fidarsi. Per qualcuno al di fuori del rapporto di philos, potrebbe assomigliare un po’ all’eros, quando un uomo e una donna hanno un rapporto così stretto, ma fino a quando l’ amicizia è solo conoscenza e non si superano i propri confini, il philos può continuare a legare platonicamente come veri fratello e sorella per molto più a lungo di quanto gli altri si possano aspettare. Ho sperimentato Philos poche volte nella vita; alcune volte, invece, Philos è degenerato in altro, producendo molti danni, danni irrimediabili… tuttavia, per quanto portatrice di sofferenze, questa è una condizione necessaria:

“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“E’ vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“E’ certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”

Capita di soffrire quando ci si lascia addomesticare….

Poi ho sperimentato agape, anzi… lo sperimento ogni giorno, negli ultimi mesi molto di più rispetto al passato: l’ Agape è l’unico amore veramente perfetto e incondizionato, non può essere realizzato da persone l’ uno per l’ altra, siccome le persone sempre pongono dei limiti sull’ amore in qualche modo. La perfezione trovata in Dio nella creazione, resta quindi in ogni quadro, come l’esempio a cui l’umanità dovrebbe aspirare. Cercando di raggiungere un tale rapporto con un altro dà alla persona un livello molto più forte di eros e philos degli altri esseri umani. L’Agape è un Amore senza limiti, che sconvolge le viscere…

Queste tre forme di amore coesistono e l’uomo è incompleto e sofferente se non gode di tutte e tre. Ritengo che la ricerca dell’Amore sia il fondamento di ogni vita e la vita non è vita senza ricerca.

Mi auguro, dunque, di poter proseguire questa ricerca, mettendo da parte l’insoddisfazione di non aver trovato, finora, l’appagamento di questa  mia sete d’amore Eros.

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#Riflessioni -Vengono i re magi da lontano…

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Qualche giorno fa  abbiamo celebrato la festa dell’Epifania (che significa “manifestazione”) che ricorda l’episodio dell’adorazione dei re magi al bambin Gesù appena nato a Betlemme.

Questa è, senza dubbio, una delle tradizioni che più mi affascinano, anche se devo ammettere che, magi e calza della befana a parte, non abbia mai apprezzato tanto il 6 Gennaio… visto che l’indomani sarei dovuto tornare a scuola…

Tuttavia, ora che son più grande, mi chiedo: E’ accaduto veramente tutto ciò?

La prima cosa da dire è che la Bibbia parla mediante simboli. Poi: ma i re magi, se è vero che sono esistiti, chi erano?

L’unico Vangelo che affronta l’evento è quello di Matteo, in cui leggiamo:

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». (Mt 2,1-2)

Il primo tradizionalismo da sfatare è il numero: sebbene la tradizione indichi tre re magi, il Vangelo riporta un generico “alcuni”: potevano essere 3, 10 o 100! Perchè, allora, la tradizione fissa il numero a tre?

Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt 2,9-11)

La tradizione ha fissato il numero dei magi a tre in relazione al numero dei doni che erano, per l’appunto, tre: oro, incenso e mirra.

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Poi abbiamo la questione della provenienza: la tradizione vuole che uno venga dall’Africa, uno dall’Arabia ed uno dalla Cilicia. In realtà il Vangelo non dice tutto ciò e si limita ad un semplice “alcuni magi”. Partendo dal termine usato potremmo, tuttavia, fare delle considerazioni: magi è un termine di derivazione persiana (magūsh) e veniva utilizzato per riferirsi ai sacerdoti dello Zoroastrismo, culto pagano diffuso in oriente già da molti secoli  prima della venuta di Cristo. I magi, dunque, venivano tutti dall’area dell’impero persiano (attuale Iran). Essendo l’impero persiano molto espanso è possibile che venissero da parti diverse sebbene concentrate in una determinata area. Dire che i magi erano sacerdoti dello zoroastrismo sarebbe conveniente per spiegare la loro conoscenza degli astri: i sacerdoti dello zoroastrismo, infatti, più che sacerdoti nel senso odierno, erano classificabili come astronomi/astrologhi ed esperti di fenomeni naturali.

Dunque, i magi, erano sacerdoti/astronomi e non re! Perchè, dunque, vengono detti “re”? La risposta è in un altro libro della Bibbia, il libro dei Salmi, il quale risponde anche alla domanda “perché si pensa che fossero tre e che vengano da Africa, Arabia e Cilicia?”

Ecco perché:

Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi (Sal 71 (72), 10)

ed anche da:

Cammineranno i popoli alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere. (Is, 60, 3)

 

Ma tutti questi discorsi spariscono dinnanzi alla Fede: non occorre avere la certezza dell’accaduto, nè sapere quanti fossero e quali fossero i loro nomi! Ciò che più conta è il significato dell’evento:

Uomini ricchi e saggi si mettono in moto per adorare Gesù bambino. Uomini pagani che si  mettono in viaggio per adorare Cristo e, adorandolo, lo riconoscono RE, DIO e SALVATORE, mediante i loro doni. I magi, che siano tre o cento, rappresentano proprio questo: il cammino dell’uomo verso Dio. Non è importante il luogo di partenza (forse è proprio per questo che non vengono date informazioni dettagliate) e nemmeno lo status sociale (viene detto semplicemente che erano magi, ossia saggi): l’unica cosa che davvero conta è il punto d’arrivo: la grotta di Betlemme, dove c’è Gesù, la vera luce.

L’incenso, che veniva usato nel tempio, indica il sacerdozio di Gesù; l’oro ne indica la regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indica l’espiazione dei peccati attraverso la morte. I magi sono testimoni di questo: non importa da dove vieni e chi sei; ciò che conta è che tu riconosca Gesù come Dio e come Re di un regno che non è di questo mondo.

Diventa anche tu un re magio, mettiti in cammino verso la luce!

Un elemento curioso di riflessione è anche il mezzo attraverso il quale sono giunti a Betlemme. Oggi si parla di “Stella Cometa” sebbene nel Vangelo di Matteo ci sia scritto:

Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.

(Mt 2,2)

“Abbiamo visto la SUA stella”. Questa frase mi fa riflettere molto.

Cosa può voler dire? Ho cercato il termine “stella” sul dizionario:

stella

[stél-la]s.f.
  • 1 Corpo celeste dotato di luce propria, che ruota su se stesso, formato da materia allo stato di plasma: s. nana, gigante, supergigante || s. polare, che appartiene alla costellazione dell’Orsa Minore e che indica il nord nell’emisfero boreale | s. cadente, filante, piccolo meteorite che si incendia per attrito, entrando ad altissima velocità nell’atmosfera
  • 2 Genericamente, corpo celeste luminoso: cielo pieno di s. || vedere, fare vedere le s., provare, provocare un forte dolore fisico | salire, giungere, andare alle s., arrivare molto in alto: le grida giunsero alle s.; crescere enormemente: i prezzi sono saliti alle s. | portare, levare, innalzare qlcu. alle s., osannarlo
  • 3 Figura o oggetto che ha la forma convenzionalmente attribuita alle stelle:cacciavite, chiave a s.; nel l. tipografico, asterisco || s. filante, decorazione di carnevale consistente in un nastro arrotolato di carta colorata che si svolge a spirale se viene lanciato
  • 4 Emblema, distintivo, etichetta a forma di stella, con svariate funzioni di simbolo; in partic., in guide e indicazioni turistiche, simboleggia la categoria di alberghi e ristoranti: albergo a quattro s. || a s. e strisce, americano, statunitense
  • 5estens. Influsso degli astri sulla vita umana SINdestino, sorte || nascere sotto una buona, cattiva s., essere fortunato o sfortunato per natura | essere la buona s. di qlcu., il suo sostegno, la sua fortuna
  • 6fig. Attrice cinematografica di grande successo SINstar; estens. personaggio famoso
  • 7mar. Imbarcazione a vela di piccole dimensioni, da regata olimpica
  • 8bot. Denominazione di alcune piante, caratterizzate dai fiori a stella || s. alpina, Edelweiss | s. di Natale, arbusto con piccole infiorescenze gialle circondate da brattee rosse, rosee o bianche, disposte a forma di stella
  • 9zool.s. di mare, s. marina, invertebrato marino con il corpo a forma di stella a cinque raggi
  • • agg.rel. non derivati dal lemma: (1, 2) siderale, astrale
  • • sec. X

Oltre al significato “scientifico” (sul quale si potrebbe lo stesso argomentare un discorso) bisogna far attenzione anche ad un altro significato:

5estens. Influsso degli astri sulla vita umana SIN destino, sorte || nascere sotto una buona, cattiva s., essere fortunato o sfortunato per natura | essere la buona s. di qlcu., il suo sostegno, la sua fortuna

Questi magi hanno capito la grandezza di questo bambino, la grandezza del suo destino. Ed è proprio questo ciò che li ha guidati! Ciò che ci porta verso Gesù è proprio il riconoscere la grandezza del Suo messaggio, sapere ciò che farà nella nostra vita. E’ questa la luce che guida il loro/nostro cammino. E’ Gesù stello la stella da seguire. “Abbiamo visto” coincide con “abbiamo creduto che proprio lui è la luce, e ci siamo messi in cammino“.

 

Questo è il mio augurio per voi: che possiate divenire re magi, uomini e donne in cerca della vera luce!