#BellezzaCome -Una rosa e le sue spine

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La rosa è, da sempre, simbolo di Bellezza e lo è anche se possiede delle spine. Siamo anche noi, in fondo, come una rosa. Siamo,infatti, Bellezza. Ognuno di noi ha un seme di Bellezza nel proprio cuore. Anche noi, come il fiore, abbiamo delle spine, delle protezioni verso il mondo esterno.

Io ti amo, rosa mia, anche se hai tutte quelle spine e non ne vorrei una in meno di tutte quelle che hai. 

Come si fa ad amare una rosa, a considerarla simbolo di Bellezza, anche se ha tutte quelle spine?

“Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?” 
“Una pecora mangia tutto quello che trova”. 

“Anche i fiori che hanno le spine?” 
“Sì. Anche i fiori che hanno le spine”. 

“Ma allora le spine a che cosa servono?” 
Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. […]
“Le spine a che cosa servono?” Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta. 
Ero irritato per il mio bullone e risposi a casaccio: 
“Le spine non servono a niente, e’ pura cattiveria da parte dei fiori”. 
“Oh!” 

Ma dopo un silenzio mi getto’ in viso con una specie di rancore: 
“Non ti credo! I fiori sono deboli. Sono ingenui. 
Si rassicurano come possono. Si credono terribili con le loro spine…” […]

Una rosa fragile si crede protetta dalle rose che ha, ma basta una forbice o una ruota di bicicletta per distruggerla. Le spine di una rosa altro non sono che la manifestazione della sua fragilità e noi amiamo le persone (che sono le rose) anche in virtù della loro fragilità, anzi… noi amiamo solo cose fragili perché anche noi, in un modo o nell’altro, siamo fragili.

Io non vorrei mai una rosa senza spine poiché una rosa senza spine non sarebbe una rosa, ma un fiore  che profuma solamente. Ma noi amiamo la fragilità, IO amo la fragilità.

Sono le difese che noi ci costruiamo che mostrano quanto siamo fragili.

Non bisogna aver paura delle proprie fragilità e nemmeno pensare che chi si ha intorno non ci ami a causa di queste “spine” o che non voglia altro che toglierle.
Non bisogna aver paura delle proprie fragilità, non bisogna odiare le proprie spine, anzi… bisogna metterle nelle mani di qualcuno affinché quel qualcuno possa sentire il profumo di vita che emaniamo.

Noi siamo una rosa. TU sei una rosa, la mia rosa… e non sei mia affinchè io possa possederti e comandarti! Sei la mia rosa perchè è te  che ho addomesticato, è il tuo profumo che desidero sentire, è il tuo colore che desidero contemplare.

Ma tu, o rosa mia, non lo comprendi, e pensi che io voglia togliere le tue spine.
No, non c’è rosa senza spine… e non è una rosa una rosa senza spine.

 

#BellezzaOvunque – L’essenziale è (in)visibile agli occhi…

Non si vede bene che con il cuore.
L’essenziale e’ invisibile agli occhi.

(Il Piccolo principe, A. De Saint Exupery)

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Ieri ho visto il film de “Il Piccolo Principe”. E’ un bel film, anche se molti sostengono il contrario. La chiave di lettura del film è data proprio la frase-simbolo del libro di Saint Exupery: L’essenziale è invisibile agli occhi. Questo è un film essenziale, che mischia poesia a pragmatismo, dolcezza e tenerezza alla drammaticità di alcuni momenti.

Di sicuro, questo film, non è la trascrizione del libro: se lo vedete sperando di vedere “Il Piccolo Principe” rimarrete sicuramente delusi. Certo, il libro costituisce la base su cui la pellicola è costruita, ma non ci si sofferma ad esso, si va oltre.

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Tutto si snocciola a partire dalla vita di una bambina (di cui, mi sembra, non venga mai detto il nome) e di sua madre, donna assai pragmatica e dedita alle cose che, a suo dire, sono essenziali, come il lavoro, lo schema di vita, l’ordine ecc… Le due si trasferiscono in una nuova casa e fanno la conoscenza di un vecchietto strampalato, loro nuovo vicino di casa, il quale, pian piano, insegnerà alla bambina che l’essenziale, che sua madre va tanto fiera, è, in realtà, invisibile agli occhi.

Il tema principale è, per l’appunto, “l’essenziale”. Cos’è essenziale? Nelle prime scene ci troviamo in un’accademia, a cui la bambina desidera accedere. Sui muri, grigi, campeggia un poster “BE ESSENTIAL” (Sii Essenziale) eppure c’è qualcosa che non convince: tutto questo mondo grigio che ci viene presentato, sebbene venga definito essenziale, sembra, al contrario, un mondo triste, un mondo di continuo sforzo, un mondo in cui non c’è posto per la bellezza ma solo per una fredda routine.

La Bellezza è invisibile e non può essere controllata, posseduta, dominata. La Bellezza (che è la vera cosa essenziale) non può essere gestita attraverso schemi o tabelle, non può essere incasellata nè controllata. La Bellezza va solo vissuta ed è ciò che fa il vecchietto protagonista del film, il quale, alla fine della fiera, altri non è che l’aviatore del romanzo, emanazione dello stesso De Saint Exupery.

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano.

piccolo_principe_film_r439_thumb400x275Questo è il guaio più grande, ciò che di peggio possa accadere ad una persona: dimenticare. Nel film si parla anche di questo: rimanere bambini, ossia continuare a stupirsi delle piccole cose, non è una certezza. Non bisogna dare per scontato che, crescendo, si continui a stupirsi delle piccole cose belle. Tutto ciò viene reso con un’immagine che ai puristi del romanzo avrà di certo fatto rabbrividire ma che, se vista con il cuore, assume un significato su cui riflettere: anche il piccolo principe può crescere, anche lui può piegarsi alle dinamiche del mondo degli adulti. Nemmeno per lui, simbolo di determinati valori, c’è la certezza di non dimenticare. Ma il peccato più grande non è crescere ma dimenticare. Dimenticare è la cosa più facile, basta poco per dimenticare.

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Come fare a ricordare? semplice, contemplando una rosa, rimettendosi davanti alla Bellezza. Solo la Bellezza ispira la Bellezza, solo la Bellezza può rendere una vita “Essenziale”, non altro. Il piccolo principe, cresciuto, torna bambino grazie alla rosa ed al tramonto. E’ la Bellezza che fa si che TU possa essere Essenziale, non i numeri o le cifre.

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?” Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora soltanto credono di conoscerlo.

E’ un bel film, anche tecnicamente: unisce tecnica 3d ad un gradevole STOP MOTION (riservato alle “citazioni” del romanzo”).

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Io vi consiglio di vederlo, di assaporarlo. Per guardarlo non usate, però, gli occhi e soprattutto non aspettatevi di vedere il libro. Non c’è da stupirsi di questo: sarebbe stato impossibile trasporre un capolavoro di questa portata “parola per parola“, delle modifiche andavano fatte. Vi consiglio, quando entrate, di mettere da parte l’adulto che è in voi e sarà come tornare bambini, almeno per un pò

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