#BellezzaOvunque – Tutto ciò che avremmo potuto essere io e te…

downloadTutti, o quasi, conoscono “Braccialetti Rossi“, principalmente grazie alla serie TV. In pochi sanno che “Braccialetti Rossi“, prima di essere una serie TV, è una serie di libri scritti dallo scrittore spagnolo Albert Espinosa. Espinosa è uno scrittore brillante, che concilia semplicità di parole con profondità di contenuti. Un esempio di questo “mix” è dato da “Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te“.

A prima vista, un titolo simile potrebbe essere associato ad una trama “smielata“: la solita storia d’amore non corrisposta fra due persone. Eppure non è così: mai giudicare un libro dalla copertina.

Marcos è un ragazzo che possiede il dono di riuscire a leggere i pensieri, le emozioni e i ricordi delle persone  guardandole semplicemente negli occhi, e sfrutta questo talento lavorando per la polizia, che lo chiama per risolvere i casi più complessi.

L’esistenza di Marcos sta, però, per essere sconvolta: un giorno riceve la notizia della morte di sua madre, a cui era molto legato. Marcos, preso dallo shock, decide di acquistare un costoso farmaco che, una volta somministrato, consente di restare sveglio per sempre: dal momento in cui la madre è morta, infatti, non riesce più a dormire, a causa di orribili incubi.

Poco prima di utilizzare il farmaco riceve però la telefonata dal capo della polizia, il quale gli chiede di recarsi presso la loro stazione per cercare di leggere la mente di un extraterrestre appena catturato, il cui aspetto è quello di un semplice adolescente.

Nonostante gli sforzi, Marcos non riesce a captare i pensieri dell’extraterrestre, soprannominato “lo straniero“, il quale, tuttavia, riesce a entrare nella mente di Marcos.

All’improvviso “lo straniero” avanza due richieste a Marcos: per prima cosa deve aiutarlo a fuggire dalla polizia, che lo sta seviziando da giorni per estorcergli ogni tipo di informazione; l’altra richiesta è che Marcos deve recarsi in giornata in un determinato teatro per incontrare una ragazza di cui si era invaghito, ma con cui non aveva mai scambiato una sola parola. Marcos non capisce il senso della seconda richiesta, ma decide di aiutare l’alieno.

Così, mentre il capo della polizia facilita l’evasione dello “straniero”, Marcos si reca a teatro dove riesce a fare la conoscenza della ragazza. Mentre i due prendono un caffè, il capo della polizia avvisa telefonicamente Marcos che “lo straniero” lo aspetta nella città di Salamanca. Marcos parte immediatamente per la nuova destinazione insieme alla ragazza appena conosciuta.

Giunti a Salamanca incontrano “lo straniero”, che acconsente di raccontare loro tutta la scioccante verità: ogni essere umano ha a disposizione sei vite, da trascorrere su sei pianeti differenti. La Terra ospita coloro che stanno vivendo la seconda esistenza, mentre “lo straniero” proviene dal terzo pianeta. Arrivati sul quarto pianeta si riceve il dono di leggere nella mente altrui, dono che per errore della natura Marcos ha ricevuto in anticipo. Sul quinto pianeta invece viene concesso di avere memoria delle quattro vite precedenti e di quella successiva. Cosa ci sia dopo la sesta vita, nessuno lo sa.

“Lo straniero”, che sempre per errore ha ricevuto in anticipo il dono della conoscenza di tutte e sei le vite concesse agli umani, è tornato sulla Terra per rivedere un’ultima volta l’amata moglie, da cui era stato separato in giovane età a causa di un grave incidente. Purtroppo è arrivato in ritardo: la donna, oramai vecchissima, è morta da poche ore. Ai tre non resta quindi che andare a visitare la salma della donna, che viveva proprio a Salamanca. Giunti nella casa della defunta, “lo straniero” consegna a Marcos un foglietto in cui è scritto il motivo per cui ha voluto che incontrasse la ragazza a teatro. Dopodiché, si sdraia accanto al corpo della moglie e spira.

Marcos e la ragazza vanno a riposare in un albergo vicino e decidono di leggere cosa c’è scritto sul biglietto, scoprendo così…

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Tutto ciò che avremmo potuto essere…” è un libro stupendo. Non è la classica storia d’amore infantile e scontata. Questo libro parla d’amore, ma di un amore “puro”, un amore “maturo”.

L’amore è, certamente, il tema principale a cui, però, si legano altri temi: il lutto, l’essenza della vita, il destino, il rapporto genitori/figli…

Tutto nasce da un dolore ma il dolore non può essere la mèta. La mèta di tutto è l’amore.

Quindi, per riassumere: dov’è la Bellezza in questo libro? La Bellezza sta nel riuscire a percepire il legame profondo che ci lega con chi abbiamo attorno. Molte volte diamo per scontati i rapporti che viviamo. Poi, però, la vita ci mette davanti alla cruda verità: la morte o l’allontanamento. E così ci ritroviamo in uno stato di profonda depressione, di morte interiore. Ma la vita va oltre tutto ciò! Siamo nati per essere eterni e l’eternità altro non è che il momento in cui “TU VIVI”, in cui ami, in cui ti rendi conto di chi hai accanto e del legame misterioso che ti lega. La morte non avrà mai l’ultima parola, poichè alla fine di tutto c’è l’amore. Questo è un libro che parla di Bellezza, che parla dell’Eternità.

Vi consiglio sinceramente di leggerlo. Forse rimarrete un pò “delusi” dalla storia, e dall’epilogo… non vi stupite se non riuscirete a capire tutto subito…

Ma vi assicuro che, a tempo debito, ogni parola andrà al suo posto.

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#Riflessioni – Natale: Oggi voglio essere felice!

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Basta tristezza, oggi voglio essere felice! E’ Natale, sia che siate cristiani che non lo siate. E’ Natale, cavolo! Se non si è felici oggi quando bisogna esserlo? Cantare canzoni di natale, scambiarsi regali, respirare un’aria magica, bella, un’aria che non sempre si respira. Ed è bello per questo, il Natale. Un giorno che ti dice: “Ei, amico! Stai sereno! Sii felice!

Amici miei, rallegratevi quest’oggi, non pensate alle vostre sventure, alla crisi, alla disoccupazione o ad altre sciagure varie. Pensate ad essere felici, andate in giro e respirate la bellezza di un sorriso, di uno sguardo. Respirate la bellezza dell’attesa.

NASCITA-COPOra, però, dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare…

Natale è stato spogliato del suo originario significato, e questo non è un mistero! Perché il Natale ci affascina così tanto? Io lo so…

E’ il messaggio che porta con sé che affascina: un messaggio di pace, speranza, gioia. I giorni come questi, precari ed instabili, risuona più forte che mai il grido dell’angelo, che proclama a gran voce:

Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo

La gioia del Natale, e questo è già scritto nel Vangelo, non è solo di chi crede ma di tutto il popolo, perché tutti abbiamo bisogno di questo annuncio, abbiamo bisogno di sentirci dire: “Non temere“.

Ora, però, arriva la grande scissione. Sentir dire “non temere” fa pensare che sopraggiunga qualcuno che dia protezione, o no? altrimenti perchè “non temere”?

Eppure:

oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia

Un bambino? Ma come, viene detto “non temere” ed arriva un bambino, ciò che di più fragile esiste?

Certo, in questo risiede la bellezza del Natale.

La gioia nasce dalla fragilità; La bellezza nasce dalla semplicità. Per questo il Natale riesce sempre a portare una luce di speranza nei cuori: i suoi valori, oggigiorno massacrati dal consumismo e dal materialismo, hanno radici in un messaggio semplice: Non avere paura, oggi per te nasce una speranza: sei triste? Speranza. tutto va male? Speranza. C’è di più oltre la tenebra della notte: c’è l’Aurora!

Sia per voi, il Natale, un’occasione per sperimentare la bellezza della Speranza, la bellezza di una gioia vera che viene solo dal Vero Re dei Re, che è Cristo Gesù che nasce fragile nella stalla del tuo cuore.

Rallegriamoci, amici miei! Non c’è spazio per la tristezza in questo giorno!

#BellezzaOvunque – “La tua bellezza, F. Renga”

Oggi parliamo di musica.

Ci sono molte canzoni che parlano di Bellezza, io ne ho scelta una in particolare: “La tua Bellezza” di Francesco Renga (Se non la conoscete, eccola qua: La Tua Bellezza – Renga )

 

occhi

Mentre aspetto che tutto finisca
E ti guardo perché sei perfetta
Sei la cosa che più mi spaventa

Ogni giorno ci capita di osservare la Bellezza ed a volte questa bellezza ci spaventa. E’ normale, è ciò che i poeti chiamano sublime. Il primo livello della bellezza è quel che viene definito “sentimento del bello” ed avviene quando ci si imbatte in qualcosa di piacevole, che soddisfa i nostri sensi. Tuttavia c’è un qualcosa di maggiore, di migliore: il sublime, piacere profondo dell’anima che si prova osservando la potenza e la vastità di un qualcosa di così incommensurabile che potrebbe sovrastare, annientare, l’osservatore stesso. A me capita osservando il tramonto o le stelle.

Non dobbiamo nasconderci che la Bellezza fa paura. Ne siamo spaventati, proprio perchè essa è incommensurabile, impensabile, assai più grande di ciò che siamo noi.

Il sublime, sempre più sbriciolato dalla conoscenza, non si ricompone facilmente in unità davanti alla nostra mente, e così gradualmente siamo privati della cosa più alta che ci era stata concessa, dell’unità che ci innalza al pieno sentimento dell’infinito. Per contro, quanto più cresce la conoscenza, tanto più diventiamo piccoli. Mentre prima stavamo di fronte al tutto come giganti, poi ci sentiamo nani di fronte alle parti.
Johann Wolfgang Goethe

viandante sul mare di nebbia

Viandante su mare di nebbia (Caspar David Friedrich)

Mentre togli il vestito di fretta
Non rimane che la meraviglia
Che la tua pelle nuda risveglia

Ovviamente Renga sta parlando di una donna vera. In realtà il discorso potrebbe benissimo essere esteso ad un piano più “simbolico”: togliendo i nostri “vestiti”, ossia tutte quelle sovrastrutture, le nostre elucubrazioni, pregiudizi e maschere, non rimane che la meraviglia.  

Anche la nudità  è ancella della Bellezza, poichè permette di osservare la Bellezza dal vivo. Si ha paura di spogliarsi di sè, perchè le nostre sicurezze, le nostre maschere, i nostri “vestiti”, ci danno sicurezza. Ma è la semplicità, l’essere nudi, che risveglia la meraviglia, la bellezza.

Se la tua bellezza è
Furiosa e nobile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me

Renga definisce la Bellezza “furiosa e nobile”. Cosa avrà voluto dire?

I due termini sono opposti, ossimorici. La bellezza è impeto e tranquillità, impazienza e meditazione. E’ impossibile definire la Bellezza se non facendola coincidere con il tutto. E non dobbiamo andare lontano per trovare la bellezza: basta solo scoprire la “parte migliore”.

Ognuno ha una parte migliore. Mi piace pensare che la Bellezza sia la cartina tornasole della propria anima: vediamo bellezza nelle cose nella misura in cui vediamo bellezza in noi. E ciò che è magnifico: solo scoprendo la nostra Bellezza potremmo accorgerci di ciò che ci circonda.

Se la tua bellezza è
La tua bellezza[…]                                                                                                         Ogni mio desiderio si incendia

Questa frase mi ha sconvolto. Se riuscissimo a vivere la nostra bellezza,

così com’è, senza costrutti mentali, senza pregiudizi o maschere, allora la nostra vita s’incendierà. Vivere la propria bellezza renderà la nostra vita un fuoco vivo.

A volte c’è la tentazione di vivere la Bellezza altrui, di fingerci ciò che non siamo… questo è ciò che fisicamente accade quando ci si trucca o si cambia taglio o colore di capelli oppure quando si cerca di sesso-fiammeapparire altro, per essere migliori di ciò che siamo.

La bellezza è l’eternità che si mira in uno specchio.

Kahlil Gibran

 

 

Se la tua bellezza è
Furiosa e fragile
E’ qualcosa che somiglia alla parte migliore di me

Se la tua bellezza è furiosa e fragile, allora essa è qualcosa che somiglia alla parte migliore di me. Solo se riusciamo a vivere la bellezza che abbiamo nella nostra anima come un qualcosa di forte e fragile allo stesso tempo allora essa verrà mostrata come “la nostra parte migliore. Non dobbiamo avere paura di mostrarci nudi o fragili, anche se ciò ci rende vulnerabili ai graffi del mondo. Tuttavia, dice il piccolo principe,

Bisogna pur sopportare qualche bruco se si vogliono conoscere le farfalle: sembra che siano così belle..

 

Renga conclude nel migliore dei modi:

Se la tua bellezza è
La tua bellezza è…

Se vivi la tua bellezza sarai bellezza. E’ questa la più grande verità.

Questo è l’augurio che vi faccio, cari lettori.

#BellezzaCome… Kenosis (Svuotamento)

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Qualche tempo fa, una mia cara amica suora mi diede la leggere un brano tratto da un’epistola Paolina, la lettera ai Filippesi, per la precisione. L’ho letta attentamente e proprio questa lettura mi ha fatto venir voglia di cominciare a cerare la Bellezza. Ecco perchè.

Cominciamo con il leggere il brano (Fil 2,5-9):

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

Comincio con il dire che, la traduzione italiana, non rende giustizia alla profondità del testo: nell’originale,Paolo, scrive:

ὃς ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων οὐχ ἁρπαγμὸν ἡγήσατο τὸ εἶναι ἴσα θεῷ, (Versetto 6)

Quello che nella versione italiana è ” essendo di natura divina” in greco è μορφῇ θεοῦ (Morphè Theon) e, testualmente tradotto,sarebbe: ” […] essendo nella forma di Dio. ” Ma cosa vuol dire che Cristo era “nella forma di Dio” ? Come forse avrete letto nella presentazione di questo blog, la parola μορφῇ (Morphè) non vuol dire solo FORMA ma anche Bellezza, essenza che corrisponde all’apparenza. Riassumendo, dunque, Cristo, ab origine, possedeva la stessa Bellezza di Dio. Personalmente questa frase mi ha colpito molto. La Bellezza, come detto già in altri momenti, non risiede solo nella perfezione ma anche nell’imperfezione ed è proprio questo che ha spinto Cristo a “Non considerare un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” . Capita, molto spesso, che l’idea di Bellezza fissa nella nostra mente sia quella di “perfezione”: Bello=Perfetto. Così, ci ritroviamo a considerare questa (presunta) nostra perfezione come un tesoro geloso, da tenere per noi. Così facendo,ci ritroviamo soli. Tuttavia, la Bellezza, quella vera, non è stasi ma movimento; Bellezza è giungere all’essenza delle cose. E’ proprio questo movimento (definito da Paolo “Kenosis”) la chiave di tutto questo discorso. Kenosis deriva da ἐκένωσεν ( Ekenosen) a sua volta derivante dal verbo ” Kenoo” ossia “spogliare, rendere deserto”. Questo potrebbe sembrare un paradosso. Ma non lo è. La bellezza è passare dal PERFETTO all’ ESSENZIALE, da ciò che è “detto” a ciò che è “vissuto”. Proteggere la Bellezza chiudendola in una teca di vetro non significa salvaguardarla bensì distruggerla, al contrario, mettendola in movimento, in discussione, ossia SVUOTANDOCI dalla certezza di averla, significa essere un gradino più vicini a possederla (possedere completamente la Bellezza è un esperienza che non può accadere in questa dimensione fisica, poichè la Bellezza è pura essenzialità, un fenomeno che va oltre i nostri sensi).

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l'aroma?

Il Piccolo Principe, per proteggere la sua rosa la mette sotto una teca di vetro. Ma come farà a sentirne l’aroma?

Questa Kenosis, svuotamento, genera un passaggio dalla μορφῇ θεοῦ alla μορφὴν δούλου ( Morphè doulon). δούλου significa,  secondo la communis opinio, “Schiavo” eppure, consultando un dizionario di greco, troveremmo, insieme a suddetto significato, anche quello di “colui che si sottomette alla volontà altrui“. Comincia a delinearsi un percorso più chiaro. Passare dalla certezza del Perfetto all’incertezza dell’essenziale, dalla certezza di poter decidere da sè a quella di piegarsi al volere altrui. Al giorno d’oggi siamo tutti paladini della libertà… ma cos’è la libertà? Sicuramente non è far di testa propria. Siamo così prigionieri che non ci accorgiamo nemmeno della Bellezza attorno a noi. Facciamo di tutto per trovare la bellezza eppure basta solo una cosa: lasciarsi guidare. E non sto parlando solamente a livello religioso: lasciarsi guidare da un sorriso, da un tramonto, da uno sguardo. Sono queste le più belle cose.

Tutto ciò coincide con un “umiliarsi”. Tutti noi abbiamo paura di questa parola poiché nessuno vuole umiliarsi. Tutti vorrebbero decidere da sè e nessuno vuole sottomettersi alle decisioni altrui. Così facendo ci chiudiamo sotto una teca di vetro privando il mondo della nostra bellezza e privando noi della bellezza del mondo.

Abbiamo paura della Bellezza poiché essa non dipende da noi. E tutto ciò che non dipende da noi ci fa paura.

San Paolo, attraverso l’esempio di Cristo, vuole spingerci a questo: rinunciare alle certezze che crediamo di avere e di aprire gli occhi alla Bellezza. Lasciarci guidare dalla Bellezza, Sottometterci alla Bellezza.

Eppure è proprio l’umiliazione e la sottomissione alla Bellezza che conducono all’ “esaltazione”. Svuotarsi, dunque, non per annullare la propria bellezza ma per centuplicarla!

E noi, uomini e donne coraggiosi del XXI secolo, abbiamo il CORAGGIO di piegarci alla Bellezza?

#Riflessioni – Piccole Cose Belle

Ma allora che ci guadagni?
Ci guadagno”, disse la volpe, ”il colore del grano”.

(Il Piccolo Principe, A. De Saint Exupery)

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Nello scorso post (La Bellezza salverà il mondo ma…) ho scritto quanto, secondo me, al giorno d’oggi la Bellezza sia piegata all’idea di guadagno e di utile. E non è un caso che cominci questo nuovo post con una citazione in cui compare la parola “Guadagni”.

Procediamo con ordine.

La citazione proviene da uno dei libri più importanti della mia vita: “Il Piccolo Principe”. Nel passo in questione, il piccolo principe si trova a dialogare con una volpe: egli è alla ricerca di amici e spera che lei possa colmare questa esigenza (o bisogno. per rimanere in tema). La volpe, filosofa delle piccole cose, risponde dicendo:

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”

In questa risposta io non vedo un rifiuto bensì un progetto di vita: Addomesticami, fammi tua!

Questa parola fa molta paura. Molte persone detestano il riferirsi ad una persona come ad un possesso. Da una parte è giusto. Ma qui c’è di più: La volpe sta semplicemente chiedendo al piccolo principe di avere cura di lei, di accorgersi delle piccole cose belle che contraddistinguono il suo essere, di non lasciare che lei sia uguale ad altri.

Questo è un pò il dramma del giorno d’oggi. Siamo talmente presi dal nostro mondo, dalla nostra soggettività, che non ci accorgiamo delle piccole cose belle accanto a noi e, come se non bastasse, viviamo con superficialità ciò che abbiamo. Questo accade perchè formiamo legami basati solamente sull’utile.

Anche Addomesticando (Ad- Domus, verso casa), ossia facendo proprie le cose, le persone e le situazioni, avremmo un guadagno: il colore del grano. Molti se ne fregano ma io vi dico che, in realtà,questo è uno dei più grandi tesori.

Il colore del grano è simbolo di tutto ciò che esiste di piccolo e di bello, simbolo delle piccole cose belle. Addomesticando il mondo e le persone, andando in profondità, si avrà come ricompensa la bellezza delle piccole cose, che molte volte trascuriamo, purtroppo.

E come si fa a capire che qualcosa è una “Piccola Cosa Bella”? Ho individuato alcuni indizi:

  1. Gratuità. Vi svelo un segreto: Le cose belle sono tutte gratuite. I soldi non sono il centro della vita.
  2. Semplicità. In questa parola rientrano molte cose: semplice è ciò che è piccolo, ciò che non si pone con la forza, ciò che non è frutto di lavoro, sudore e sforzo, ma frutto della vita stessa.
  3. Gioia. Non so se siete mai stati felici. E’ come se una forza primordiale avvolgesse le proprie viscere. Non si può spiegare, si deve vivere. Molte volte crediamo di essere felici eppure siamo solo contenti. La felicità è di più, la Felicità è tutto!

Siamo circondati di piccole cose belle, ed ognuno ha le proprie. Sono sicuro che quasi nessuno ci ha mai fatto caso.

Ora vi lancio una provocazione: riuscite a trovare almeno 5 piccole cose belle nella vostra vita?

Io vi dirò le mie:

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  1. Guardare le stelle, magari in compagnia di una persona speciale.
  2. Il profumo dei libri.
  3. Le nuvole.
  4. I Tramonti
  5. I Gesti inattesi, i sorrisi, le risate, il sapere di esserci anche quando non si è presenti.

Queste sono le mie PCB (Piccole cose belle)… e le vostre?

#Riflessioni – La bellezza salverà il mondo ma…

Scriveva Dostoevskij:

Signori – gridò forte a tutti – il principe afferma che la bellezza salverà il mondo.                                            (L’idiota, p. 378 Einaudi)

eppure, mi chiedo io, il mondo salverà la Bellezza?

E’ difficile dirlo. Siamo circondati da slogan e da teorie, ognuno la pensa in maniera diversa e, sia chiaro, ciò non è un male. Tuttavia un conto è parlare di libertà di espressione, sacrosanta, ed un conto è parlare di soggettività, diabolica. La soggettività è come una crepa su di uno specchio: crea frammenti diversi distorcendo l’immagine. Così facendo non si è più capaci di distinguere il “VERO” da “CIO’ CHE SI CREDE ESSERE VERO”, finendo per far coincidere le due cose.

Non ci poniamo, facendo affermazioni, che ciò che diciamo sia vero, poiché diamo come criterio di veridicità il “IO LO PENSO”.

Ma se prendiamo la bellezza e la frammentiamo, la sottomettiamo ai nostri parametri, alle nostre idee, ai nostri schemi, può essere la bellezza tale?

Il nostro secolo ha cominciato ad adorare il dio della Virtualità, e proprio a questo dio è stata sacrificata la bellezza.               Forse termini come “bello” o “brutto” non hanno più senso al giorno d’oggi, proprio perché nessuno sa più, con certezza, cosa significhi bello.

Ciò che mi fa star male non è che ognuno pensi diversamente dall’altro bensì il fatto che ognuno elevi a VERO ciò che CREDE esserlo.

Diceva Theophile Gautier:

In generale quando una cosa diventa utile cessa di essere bella.

Ed io concordo con lui. Al giorno d’oggi tutto si muove in funzione dell’utilità. Nulla è mai fine a se stesso. Anzi, forse da quando l’uomo è uomo è così: L’uomo prega Dio per necessità di miracoli, stringe amicizie per necessità di compagnia, lavora per necessità di denaro…

Tutto è fine a qualcosa: questa è la ghigliottina della Bellezza.

Essa è fine a se stessa. Ma noi lo ignoriamo. Cerchiamo una bellezza che sia uno strumento per ottenere qualcosa: Un film BELLO è utile a impegnare il proprio tempo, un BEL lavoro è utile a guadagnare soldi ecc…

Scoprire la Bellezza è, oggi più che mai, difficile.

Diceva Joan Collins:

Il problema della bellezza è che è come essere nati ricchi e diventare poveri.

Bellezza è proprio questo: semplicità… e la semplicità ci fa paura.

Riferiamo la bellezza a ciò che è semplice; che non ha niente di superfluo; che risponde esattamente al suo scopo; che è in rapporto con tutte le cose; che è la via di mezzo fra molti estremi. (Ralph Waldo Emerson)

La bellezza salverà il mondo…                                                                                                                                                 … ma il mondo salverà la bellezza?

La Bellezza è nelle cose semplici... sebbene ciò che più ci fa più paura è proprio la semplicità.

La Bellezza è nelle cose semplici… sebbene ciò che più ci fa più paura sia proprio la semplicità.