LeMieParole – Bambino

La mia terza parola è BAMBINO.

Bambino ha un doppio significato:

il primo è “essere bambino”. Scriveva Pascoli:

È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi.

Mai cosa fu, per me, più vera. E’ stupido pensare di mettere da parte il proprio essere bambino: viviamo in un mondo dove tutto va storto proprio per questo. Il bambino non è colui che sottovaluta la realtà, anzi: i bambini riescono a penetrarne nel senso più profondo, ed a vivere un’ordinarietà fatta di piccole cose straordinarie. A me piace vivere così, da bambino. Questo non significa essere  immaturi, non significa sottovalutare le situazioni e non prendersi le proprie responsabilità. Vivere come un bambino significa prendere la vita così com’è, con spontaneità, con incanto. Gli adulti, sempre più spesso, predono tempo a costruire sovrastrutture, a fare pre- giudizi, ossia a giudicare prima di aver vissuto. Ma in tutto questo ci si rimette sempre. Perchè? Perchè in tutto questo viene tolta la possibilità di perdersi nei particolari, di stupirsi, di innamorarsi della  bellezza.

Perchè reprimere le proprie paure, i propri pensieri, le proprie idee, le proprie curiosità? Vivere reprimendo porta solo repressione ed una vita repressa è una vita a metà. La mia intera esistenza è una continua “guerra contro la razionalità” (Come direbbe Max Pezzali), un continuo scontrarsi di desiderio di vivere con spontaneità e di paure e sovrastrutture.

Il secondo significato è relativo ai bambini come essere umani. Amo i bambini, forse proprio perché invidio il loro modo di vivere, forse perchè, da bambino, tendevo ad assumere comportamenti troppo “da adulto”. Ecco, questo è uno dei miei rimpianti più grandi: aver perso tante occasioni per “essere bambino” quando la biologia mi permetteva, invece, di esserlo. Non sto dicendo di aver trascorso una brutta infanzia, assolutamente No! Ho solo detto che, con l’occhio “maturo” posso osservare che, in certe situazioni, avrei potuto assumere un diverso comportamento. Per questo ho deciso di diventare maestro: per non far perdere ai bambini di domani l’occasione di vivere la loro fanciullezza con spensieratezza e incanto.

Il mondo malato in cui viviamo è frutto di bambini mal cresciuti che, diventati adulti, hanno vissuto con un comportamento malato, frutto di mancanze e di desideri mancati.

 

La parola bambino, dunque, ha in se una forte valenza di Speranza: sono i bambini che salveranno il mondo, a patto che non dimentichino mai il fanciullino che vive dentro di loro!

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#LeMieParole – Ricordo

Il 28 Febbraio sarà il mio compleanno. Direte voi: “quindi?
Bhe… il compleanno è un evento che mi fa riflettere molto: siamo sempre così felici di compiere gli anni eppure, siamo un anno più vicini alla fine… ma a questo non pensiamo  mai, per il solo motivo che ci crediamo immortali. Non si pensa mai alla propria fine e, se lo si fa, ciò ha sempre una connotazione negativa. Dall’altra parte della medaglia, però, c’è il fatto che, nel giorno del compleanno, è possibile, in un certo senso, tracciare le somme del proprio operato ed importare ciò che verrà. Ecco le due facce della medaglia: angoscia della fine e speranza del continuo. Come ho detto, fra pochi giorni sarà il mio compleanno e la domanda che mi faccio assai di frequente è: verso dove sto andando? In che direzione va la mia vita? cos’è che ho lasciato alle spalle? cos’è che dovrò portare con me?

Ecco spiegato il motivo di questa rubrica, #LeMieParole. Sono fermamente convinto che la nostra vita sia sostenuta da un bagaglio di parole importanti, diverse per  ognuno; parole che indicano i nostri limiti, le nostre speranze, il nostro essere… Perchè, in fondo, noi altro non siamo che parola, figli di una Parola. Nei prossimi sette giorni, dunque, vi proporrò le mie 7 parole, ossia quelle parole che, in un certo modo, mi rappresentano.

Basta perdersi in inutili discorsi: iniziamo!

La prima parola è RICORDO

Ho sempre avuto un legame molto profondo con i miei ricordi, così profondo che a volte mi faccio condizionare fin troppo da loro, fino al punto di non riuscire più a pensare a ciò che vien dopo. La parola “ricordo” è una parola meravigliosa: significa re-cordare, ossia riportare al cuore. Ho sempre trovato affascinante quest’immagine: mi fa pensare a dei restauratori di mosaici. E’ come se il nostro cuore fosse un vecchio mosaico che, qualche volta, consumato dal tempo, perde dei tasselli. Il ricordo, dunque, come un abile artigiano, tenta di riportare il mosaico allo splendore originario. Gli esperti, però, sanno che, per quanto possa essere ben realizzato, un mosaico non riporterà mai l’opera all’identica forma che aveva in precedenza. Esso si limita a ricostituire un’immagine, un ‘immagine che, sebbene uguale è intrinsecamente diversa. Così accade in noi: il ricordo riporta nel nostro cuore, e nella nostra anima, un pezzo di passato ormai andato via… tuttavia la vera funzione del ricordo non è quella di segregarci in una prigione dorata, bensì quella di darci la spinta per andare avanti. Sarebbe bello vivere di soli ricordi, sopratutto in quelli belli. Tuttavia ciò non è possibile, o meglio… è possibile ma nocivo. Io tante volte mi sono circondato di ricordi ed ognuna di queste volte, per poco, non ne rimanevo soffocato!

C’è  una frase molto interessante di George Santayana:

Chi non può e non vuole ricordare il passato è condannato a ripeterlo.

In un certo senso è proprio così: ricordare non è un qualcosa di fine a sè stesso, e guai a quando lo diventa! Non serve a nulla rifugiarsi nei ricordi e poi dimenticarsi di vivere la propria vita… In questi 20 anni ho accumulato tanti ricordi, come tanti ricordi avete accumulato voi, cari lettori, nei vostri anni di vita ed ognuno di questi ricordi è riferito ad un momento, bello o brutto. Tante volte ho ed ho avuto la tentazione di accoccolarmi ad uno di essi… eppure, andando avanti, ho capito che un ricordo è bello solo se visto con un cannocchiale, con una lente che lo faccia sembrare vicino, sebbene sia lontano. Questo è l’unico modo per sopravvivergli. Altri modi non ci sono: un pò come Ulisse che si fece legare per sentire le sirene.

Ecco spiegato perchè RICORDO è una delle parole della mia vita: èè un pò come un post-it attaccato sul frigo che ti ricorda cosa hai e cosa bisogna comprare…

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#Riflessioni – Gam Gam

Olocausto-981x540Gam-Gam-Gam Ki Elekh
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me

(Salmo 23)

Olocausto, Holòs Kaustòs, tutto bruciato, interamente bruciato. Così è definito l’atroce massacro compiuto dai Nazisti verso il popolo ebraico ed altre  minoranze, come omosessuali, zingari e oppositori politici.

Ma cos’è che “è bruciato” nei campi di concentramento? Solo i corpi innocenti di uomini, donne e bambini? Solo i vestiti e le scarpe? No… nei campi di concentramento non sono stati solo i corpi o i vestiti  a prendere fuoco: è stata l’intera l’umanità. L’essere umano è stato sacrificato ai suoi idoli.

Ecco, dunque, il senso di Holòs Kaustòs; ecco, dunque, cos’è questo tutto che viene bruciato: l’umanità.

L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione, ma una risposta. La domanda: “Ditemi, dov’era Dio, ad Auschwitz?”. La risposta: “E l’uomo, dov’era?”.
(William Clark Styron)

Già… dov’era l’uomo? Dov’era la Bellezza con il quale è stato creato?
Dov’era l’uomo?

Risuonano, forti, le parole di Gen 4: “Uomo, dov’è tuo fratello?“, riprese, poi, anche da Salvatore Quasimodo:

Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

(S. Quasimodo, Uomo del mio tempo)

Ad Auschwitz, a Bergen Nelse, a Dachau, a Theresienstadt l’umanità ha sacrificato sè stessa.

Ma possibile che il fine di tutto sia il dolore e la desolazione? Dov’è la Speranza, dov’è la luce? Non c’è? No…non ci credo! C’è sempre una luce, c’è sempre una Speranza.

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me

A cosa serve, dunque, questo giorno, il giorno della Memoria?

Non a piangere, non a disperarsi. Serve a RICORDARE. Che bella parola questa: RI-CORDARE, riportare nel cuore. Ma riportare nel cuore cosa? Le grida o il sangue? No. Riportare nel cuore l’umanità perduta, riportare nel cuore il valore del perdono, dell’amore, della tenerezza. Uomo, tu non sei più uomo ma solo un simulacro di te stesso. Ricordati ciò che sei, ricorda che sei Bellezza generata da Bellezza. Ricordati che hai messo in un cassetto te stesso. Apri questo cassetto, spolvera la tua anima e torna ad essere uomo, oh uomo. Riporta nel tuo cuore il senso della vita, riporta nel tuo cuore il VALORE della vita. Ecco, dunque, cosa intendeva dire Primo Levi:

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Ricordare: l’arma più potente per vendicare quel sangue innocente versato.

 

 

#BellezzaOvunque – Tutto ciò che avremmo potuto essere io e te…

downloadTutti, o quasi, conoscono “Braccialetti Rossi“, principalmente grazie alla serie TV. In pochi sanno che “Braccialetti Rossi“, prima di essere una serie TV, è una serie di libri scritti dallo scrittore spagnolo Albert Espinosa. Espinosa è uno scrittore brillante, che concilia semplicità di parole con profondità di contenuti. Un esempio di questo “mix” è dato da “Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te“.

A prima vista, un titolo simile potrebbe essere associato ad una trama “smielata“: la solita storia d’amore non corrisposta fra due persone. Eppure non è così: mai giudicare un libro dalla copertina.

Marcos è un ragazzo che possiede il dono di riuscire a leggere i pensieri, le emozioni e i ricordi delle persone  guardandole semplicemente negli occhi, e sfrutta questo talento lavorando per la polizia, che lo chiama per risolvere i casi più complessi.

L’esistenza di Marcos sta, però, per essere sconvolta: un giorno riceve la notizia della morte di sua madre, a cui era molto legato. Marcos, preso dallo shock, decide di acquistare un costoso farmaco che, una volta somministrato, consente di restare sveglio per sempre: dal momento in cui la madre è morta, infatti, non riesce più a dormire, a causa di orribili incubi.

Poco prima di utilizzare il farmaco riceve però la telefonata dal capo della polizia, il quale gli chiede di recarsi presso la loro stazione per cercare di leggere la mente di un extraterrestre appena catturato, il cui aspetto è quello di un semplice adolescente.

Nonostante gli sforzi, Marcos non riesce a captare i pensieri dell’extraterrestre, soprannominato “lo straniero“, il quale, tuttavia, riesce a entrare nella mente di Marcos.

All’improvviso “lo straniero” avanza due richieste a Marcos: per prima cosa deve aiutarlo a fuggire dalla polizia, che lo sta seviziando da giorni per estorcergli ogni tipo di informazione; l’altra richiesta è che Marcos deve recarsi in giornata in un determinato teatro per incontrare una ragazza di cui si era invaghito, ma con cui non aveva mai scambiato una sola parola. Marcos non capisce il senso della seconda richiesta, ma decide di aiutare l’alieno.

Così, mentre il capo della polizia facilita l’evasione dello “straniero”, Marcos si reca a teatro dove riesce a fare la conoscenza della ragazza. Mentre i due prendono un caffè, il capo della polizia avvisa telefonicamente Marcos che “lo straniero” lo aspetta nella città di Salamanca. Marcos parte immediatamente per la nuova destinazione insieme alla ragazza appena conosciuta.

Giunti a Salamanca incontrano “lo straniero”, che acconsente di raccontare loro tutta la scioccante verità: ogni essere umano ha a disposizione sei vite, da trascorrere su sei pianeti differenti. La Terra ospita coloro che stanno vivendo la seconda esistenza, mentre “lo straniero” proviene dal terzo pianeta. Arrivati sul quarto pianeta si riceve il dono di leggere nella mente altrui, dono che per errore della natura Marcos ha ricevuto in anticipo. Sul quinto pianeta invece viene concesso di avere memoria delle quattro vite precedenti e di quella successiva. Cosa ci sia dopo la sesta vita, nessuno lo sa.

“Lo straniero”, che sempre per errore ha ricevuto in anticipo il dono della conoscenza di tutte e sei le vite concesse agli umani, è tornato sulla Terra per rivedere un’ultima volta l’amata moglie, da cui era stato separato in giovane età a causa di un grave incidente. Purtroppo è arrivato in ritardo: la donna, oramai vecchissima, è morta da poche ore. Ai tre non resta quindi che andare a visitare la salma della donna, che viveva proprio a Salamanca. Giunti nella casa della defunta, “lo straniero” consegna a Marcos un foglietto in cui è scritto il motivo per cui ha voluto che incontrasse la ragazza a teatro. Dopodiché, si sdraia accanto al corpo della moglie e spira.

Marcos e la ragazza vanno a riposare in un albergo vicino e decidono di leggere cosa c’è scritto sul biglietto, scoprendo così…

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Tutto ciò che avremmo potuto essere…” è un libro stupendo. Non è la classica storia d’amore infantile e scontata. Questo libro parla d’amore, ma di un amore “puro”, un amore “maturo”.

L’amore è, certamente, il tema principale a cui, però, si legano altri temi: il lutto, l’essenza della vita, il destino, il rapporto genitori/figli…

Tutto nasce da un dolore ma il dolore non può essere la mèta. La mèta di tutto è l’amore.

Quindi, per riassumere: dov’è la Bellezza in questo libro? La Bellezza sta nel riuscire a percepire il legame profondo che ci lega con chi abbiamo attorno. Molte volte diamo per scontati i rapporti che viviamo. Poi, però, la vita ci mette davanti alla cruda verità: la morte o l’allontanamento. E così ci ritroviamo in uno stato di profonda depressione, di morte interiore. Ma la vita va oltre tutto ciò! Siamo nati per essere eterni e l’eternità altro non è che il momento in cui “TU VIVI”, in cui ami, in cui ti rendi conto di chi hai accanto e del legame misterioso che ti lega. La morte non avrà mai l’ultima parola, poichè alla fine di tutto c’è l’amore. Questo è un libro che parla di Bellezza, che parla dell’Eternità.

Vi consiglio sinceramente di leggerlo. Forse rimarrete un pò “delusi” dalla storia, e dall’epilogo… non vi stupite se non riuscirete a capire tutto subito…

Ma vi assicuro che, a tempo debito, ogni parola andrà al suo posto.