La scimmia nuda balla

c4bnslhwcaeppsz

 

Questa maledetta canzone mi è entrata nella testa e non credo che riuscirà facilmente ad uscire… Mi chiedo io: perchè? Secondo i “grandi geni” della musica, questa canzone piace perchè è semplice, quasi bambinesca. In effetti sembra essere così: testo originale, melodia accattivante, ritmo travolgente… tutti gli elementi per una canzone dello zecchino d’oro ci sono! Ma no, non è così: vi assicuro che il successo di Occidentali’s Karma risiede proprio nella profondità del testo, ricco di riferimenti culturali e di simboli vari. Ma procediamo con calma, dando un’occhiata più da vicino al testo:

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico

Cominciamo subito con una citazione di ispirazione Shakespeariana: “essere o dover essere“: l’interrogativo che da sempre interessa l’uomo (e che peraltro è considerato essere contemporaneo come l’uomo del neolitico, ossia vecchissimo…)! Essere o dover essere? Vivere seguendo ciò che la nostra stessa coscienza ci suggerisce o adeguarsi (ed omologarsi) alla società? Già con questa frase iniziale si apre un microcosmo: l’uomo, e soprattutto l’uomo d’oggi, vive (combatte) una battaglia contro sè stesso, una battaglia fra istinti opposti e complementari: da una parte la natura, ciò che potenzialmente dovremmo essere, e dall’altra ciò che effettivamente siamo. Quest scontro non è facilmente risolvibile e l’uomo si trova quindi intrappolato in una “gabbia dorata”, ossia in una società, in un mondo, che apparentemente gli offre la libertà di essere ciò che desidera ma che, allo stesso tempo, lo rinchiude, lo aliena da sè stesso e dagli altri. Non a caso, la canzone prosegue con

Nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo

Una gabbia 2×3 è, senza giri di parole, un luogo angusto ma è proprio in questo spazio che l’uomo è chiamato a “mettersi comodo”. Questo è un paradosso, un controsenso: la società è come questa gabbia 2×3, che ci da la suggestione di essere “comodi”, ossia liberi, ma che invece ci soffoca e ci rende prigionieri. Questo paradosso esistenziale, questa finta libertà, si traduce in una serie di “illogicità antropologiche” ossia di situazioni esistenziali senza logica:

Intellettuali nei caffè
Internettologi
Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi

Il minimo comune denominatore di questa “illogicità“, ossia ciò che  rende queste categorie umane così paradossali, è il web o, meglio ancora, la dipendenza dal web. Non nascondiamolo: il web ci offre la possibilità di un’illimitata libertà, dandoci la possibilità di essere ciò che vogliamo, come lo vogliamo, come e quando lo vogliamo! Forse, in fondo, è proprio il web a rendere la nostra vita una gabbia 2×3, ossia uno spazio stretto che ci da l’apparenza di essere liberi. Rinchiusi come siamo in questo spazio virtuale, fittizio, l’uomo ha perso completamente la capacità di vivere la realtà. E’ per questo che la canzone prosegue con

L’intelligenza è démodé
Risposte facili
Dilemmi inutili

Il web anestetizza completamente la facoltà intellettiva, fornendo risposte facili ai dilemmi esistenziali. Trovando a portata di mano le risposte (senza dover far fatica nel cercarle) l’uomo ha perso anche la capacità di porre domande. Diceva Kant “prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta“: ecco, noi diamo per vere risposte a domande inutili, senza senso. Il mondo di false libertà in cui viviamo ci ha addormentato l’intelligenza, facendo si che potessimo accontentarci di risposte facili, che non presuppongono impegno. Già. ormai l’impegno è fuori moda: l’uomo non vuol far fatica, nè fisica ne intellettiva. Tutto è delegato alle macchine, ai sistemi informatici! Ma in questo meccanismo, dov’è finito l’uomo, con la sua capacità di pensare, di creare, di stupirsi, di immaginare, di cercare e trovare risposte e, soprattutto, di porsi domande?

Il concetto stesso di domanda ha perso senso: in passato l’uomo interpellava i sapienti su quesiti esistenziali oggi interpella i sapienti, ovvero i motori di ricerca, su questioni rozze e futili: se nell’antichità l’uomo chiedeva “esiste Dio?” oggi si limita a chiedere se esiste una dieta che faccia dimagrire in poche ore o se, da qualche parte, c’è un ristorante che vende radici di soia fritte. Sono cambiati i tempi, sono cambiate le domande… ma l’uomo resta sempre lo stesso, con la stessa sete di infinito (solo che ora è atrofizzata!).

AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain

La difficoltà del porsi domande profonde è che, a volte, risposta immediata non c’è o, se c’è, non sempre è positiva o rispondente alla nostra volontà. Ecco il perchè di questa strofa: AAA cercasi storie dal gran finale! Se qualcosa non finisce bene noi non la vogliamo, forse perchè siamo stufi del male del mondo, della sofferenza, della caducità. Ecco perchè ci chiudiamo in questa  bella gabbia 2×3: in essa la verità siamo noi, la verità è come la vogliamo (a proposito… ne parlo qui: Una generazione di idioti… ). Ecco perchè, nella nostra società, l’immagine è preferita al contenuto: l’immagine è facilmente malleabile, gestibile, controllabile… questa immagine non vi dice niente?

12308427_1037038372984321_5710555474743882090_n

I selfie sono l’emblema di questa ricerca di “storie dal gran finale” (e forse ecco perchè prima si parla di “gruppo dei selfisti anonimi“…). E’ curioso anche il gioco di parole “cercasi, cerca si” e “sperasi, spera si” come per dire: si si, cerca le storie dal gran finale, sperale… ma tanto non ne troverai di concrete, vere, reali… ma solo di fittizie ed irreali!

In questo bello scenario di finzione si inserisce una delle questioni più emblematiche: la citazione! Non essendo abituati a trovare risposte concrete ci rifugiamo nel mondo della citazione: ecco che su Facebook o Twitter le nostre pagine si riempiono di frasi fatte, di aforismi e citazioni varie… più o meno colte. La canzone ironizza proprio su questo, facendo una cosa che, in passato facevano i futuristi, ossia far rimare parole col suono simile. Stavolta è la volta di “Panta reiSinging in the rain“. Questo è quel che accade nel web ogni giorno: “sacro” e profano mescolati, pezzi di vita attaccati con il vinavil solo per dare una parvenza di significato…

Ed ecco che ora, nel ritornello, questa paradossale ed amara realtà viene ancor meglio descritta:

Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra
L’evoluzione inciampa
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma.
Occidentali’s Karma
La scimmia nuda balla
Occidentali’s Karma

Ritengo che questo sia uno dei migliori ritornelli mai scritti nell’ultimo periodo.
Il ritornello, altro non è che “un’appendice” alle strofe precedenti: “sacro e profano”si mescolano, il paradosso afferma la sua sovranità… mostrando a tutti, attraverso una citazione di un antropologo, a che punto siamo arrivati: l’evoluzione, che nell’uomo sembra aver raggiunto l’apice, sta subendo una battuta d’arresto, un inciampo… e la colpa è proprio nostra, della scimmia nuda… ma procediamo con calma…

cbuddhacatLezioni di Nirvana è forse il più bel ossimoro che abbia mai sentito: il Nirvana è, nel Buddismo, il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore (duḥkha). Al nirvana si ricollega la dottrina della reincarnazione e quella, non a caso, del Karma: se il karma della vita è negativo la vita può continuare nella sofferenza, se invece si ha un karma positivo la vita continua attraverso l’illusione del piacere. Solo quando l’individuo si è completamente purificato, il ciclo della reincarnazione avrà fine e l’individuo arriverà nel suddetto Nirvana. Pare chiaro, anche da questa fin troppo semplice definizione, che il Nirvana sia un qualcosa di profondo, di serio: il suo raggiungimento può essere ottenuto solo con il distacco dal mondo, con la purificazione del proprio io… la domanda sorge spontanea: come è possibile avere lezioni di Nirvana? Già… come è possibile? Non lo è… ed è per questo che tale frase è un ossimoro! Anche il Nirvana, ossia il benessere, diventa un qualcosa di mondano, un qualcosa che si sottopone alle leggi di mercato che tanto dominano la  nostra società (le lezioni sono qualcosa a pagamento…). Se anche il Nirvana, simbolo delle credenze “metafisiche” ed oltremondane diventa succube della mentalità futile della società, il Buddha, emblema dell’uomo metafisico, ossia di quello che cerca di elevarsi al divino, di quello che individua la sacralità del suo essere, non può che “mettersi in fila indiana“. Noi, tempio del divino, tempio del sacro, esseri con sete di infinito, finiamo per abbandonare la nostra personale ricerca di senso e ci andiamo a rifugiare “lì dove vanno tutti“… in fila indiana, per l’appunto!

Facciamo il punto della situazione: viviamo in un mondo apparentemente libero che, in realtà, si rivela essere una gabbia che ci costringe ad accontentarci di risposte semplici e che ci spinge a smettere di porci domande di senso, soprattutto a quelle che presuppongono una ricerca su sè stessi, come quelle che si interrogano circa la natura della nostra felicità. In questo turbinio di futilità, la nostra  intelligenza (ossia capacità di porci problemi e di trovarne soluzioni accettabili) è atrofizzata e siamo così implacabilmente spinti ad  omologarci agli altri, in  ogni ambito della vita.

In questa “società della fila indiana” anche il “divino” (qui rappresentato dal Buddha) finisce per essere una delle tante possibili risposte… Ogni cosa che propone risposte facili è ben accetta: oroscopi, dottrine esoteriche, life styles, religioni… ognuna di queste cose diventa “uno dei tanti“.

Ora la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che l’evoluzione abbia raggiunto nell’uomo il suo massimo apice? Possibile che, in realtà, questa nostra società rappresenti l’inciampo dell’evoluzione stessa? Ecco il senso della “scimmia nuda” (ripresa poi nel balletto): pur essendo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda) il comportamento dell’uomo è sostanzialmente analogo a quello degli altri primati. L’uomo, per quanto intellettualmente progredito, è un animale… un animale che sente dentro l’esigenza di ricongiungersi con la sua animalità (il ballo, non a caso, richiama alla dimensione ferale, bestiale, dell’esistenza…). Il ballo è associato al “gridare un mantra”: il ballo, in fondo, è una ripetizione meccanica di gesti… la scimmia nuda, ossia l’uomo, esercita questa ripetitività anche nel gridare “Mantra” ossia slogan: tutto diventa ripetitivo, tutto diventa meccanicistico… nulla ha più una dimensione speciale: tutto è un guazzabuglio!

La folla,senza curarsi del senso, grida un mantra, una formuletta preconfezionata… alla ricerca di una soluzione che, forse, mai verrà trovata!

Ho più volte detto che questa canzone è basata sui paradossi. Ecco il paradosso più grande: l’uomo, un animale che ha perso la sua identità di animale, un essere snaturato…

La canzone procede sulla tematica dell’alienazione: se l’uomo è alienato dalla sua stessa natura, lo è anche dai suoi simili! Non solo desidera allontanarsi,, prendere le distanze, da sè stesso, dalla sua natura, ma anche dai suoi simili. Ecco perchè prosegue dicendo:

Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili

Altro paradosso: il profumo serve a rendersi riconoscibile… in questo caso serve per mettersi “in salvo” dall’odore dei tuoi simili… già… ma quali sono questi “simili”? La strofa può essere interpretata in due modi:

  • Ognuno cerca di distinguersi dall’altro ma la moda, alla fine, finirà per rendere tutti uguali!
  • I simili di cui si parla non sono gli uomini ma gli animali… L’uomo cerca di coprire in ogni modo possibile “l’odore” della sua natura, cercando (e sperando) di distinguersi dalle bestie… rimanendo pur sempre una bestia…

Da notare l’aggettivo ” asettico“. L’ho cercato sul dizionario: significa “privo di passionalità” ma il profumo non richiama, in un certo senso, la passione? Di solito il profumo si mette per far colpo… Il senso qual’è? che l’uomo cerca di essere ciò che non è, cerca di estraniarsi dalla sua stessa natura, dal suo stesso essere.

In ogni caso, la strofa mette in evidenza il fatto che l’uomo cerchi di essere unico, di differenziarsi dagli altri… ma ci riesce?

La risposta viene data nella strofa successiva:

Tutti tuttologi col web
Coca dei popoli
Oppio dei poveri.

In una canzone che parla di “alienazione” non poteva non esserci un riferimento al maestro dell’alienazione, Marx.

Diceva Marx: “la religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli.

Questa frase è, in un certo senso, la chiave dell’intero brano: se in passato l’uomo si aggrappava alla religione ed in essa esprimeva il suo “male di vivere”, oggi il “gancio” è il WEB… ma l’oppio, si sa, anestetizza, addormenta… ecco che tutto quadra: l’uomo ha perso la capacità di porsi domande di senso e di ricercare risposte “importanti”, rifugiandosi in una gabbia, il web, che gli promette libertà d’essere… dando, però, soltanto un grande vuoto d’essere. Gabbani ci dice una grande verità: il WEB è la religione del presente. Fateci caso, ne ha assunto tutti i connotati: fornisce risposte a domande di senso, ha le sue gerarchie, ha una sua ritualità… credevate di essere liberi? No, cari amici miei, siete tutti adepti di una grande religione sociale… la religione del web, la più infima delle religioni!

AAA cercasi (cerca sì)
Umanità virtuale
Sex appeal (sex appeal)

Nell’ottica di questa “religione del web“… dov’è finita l’umanità? Anch’essa si è trasformata, è diventata “virtuale”,finta… prodotto alienato di una società alienata! L’uomo, abbandonando la sua natura originaria, non è più uomo ma solo un fantoccio virtuale che pone tutta la sua energia nella “seduzione” ossia nel “sè – durre“, condurre a sè… Il messaggio che viene lanciato è che “IO sono il centro del mondo”: ogni cosa ha senso se ha senso per me… apparentemente questo è sinonimo di libertà e di dare importanza al singolo ma, nella pratica, è sinonimo di alienazione, di allontanamento dalla realtà… da noi stessi… dagli altri…

Devo ammettere che, analizzare il testo di questa canzone, mi ha angosciato abbastanza: possibile che non ci sia via d’uscita? possibile che tutto sia perduto?

Quando avevo perso la speranza ecco una frase:

Quando la vita si distrae cadono gli uomini.
Occidentali’s Karma
Occidentali’s Karma
La scimmia si rialza.

Cos’è la vita? Per rispondere dobbiamo scomodare i greci. In Grecia c’erano due modi per dire “vita”:

  • Biòs, che indicava l’insieme dei processi che permettono la vita (vedi biologia…)
  • Zoè, il principio di vita, l’essenza.

Prenderemo in considerazione solo Zoè: quando la vita si distrae cadono gli uomini… quando si perde di vista il principio e l’essenza della vita, l’uomo perde se stesso… quando si perdono le proprie radici, nulla avrà più un senso! L’uomo d’oggi si è alienato dalla sua natura animalesca, ha mascherato la sua origine con l’intelligenza (con la presunta intelligenza…) perdendo sè stesso, diventando altro da sè…

Ma è proprio quando la “vita”, ossia la quotidianità, si distrae che l’uomo può recuperare la sua origine: distraendosi da una distrazione! Solo così la scimmia può rialzarsi… ridiventare sè stessa!

Ed infatti, subito dopo aver prospettato il “rialzamento”, Gabbani utilizza una parola meravigliosa, troppo usata e poco conosciuta: Namastè.

Namastè è il saluto buddista: significa “mi inchino a te“, alla divinità che è in te… E’ proprio questo il centro della rinascita: riconoscere in sè e nell’altro il tempio del divino… in ognuno di noi c’è una scintilla d’eterno, di divino… ma questa scintilla sembra essersi spenta (infatti dopo il “sacro” Namastè” c’è il più rozzo “Alè”, di ovvia ispirazione calcistica…).

Che dire, un brano meraviglioso: parlare della confusione e della perdita di senso nella nostra società facendo finta di non avere senso… L’autore di questa canzone ha fatto un capolavoro: infiniti paradossi per una canzone che parla del più grande dei paradossi: l’uomo! Ed è proprio in questa confusione di parole e di senso che, non a caso, l’ultima parola è… OM!

Questa canzone parla di speranza: speranza di poter ritrovare la calma anche in un mondo che sembra aver perso ogni senso…

pt7kkmqjc

 

 

 

Namastè!

 

 

 

 

Quando l’uomo diventa bestia

scimmia-uomoL’uomo è, in fin dei conti, un animale. Un animale un pò particolare: egli è dotato di una facoltà meravigliosa e terrificante, il pensiero, che gli consente di ergersi sopra gli altri animali, sopra la natura, sopra tutto… una facoltà che,purtroppo, a volte lo rende il peggiore fra gli animali, il più crudele fra le bestie. A tal proposito, Mark Twain, affermava che:

Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele. È l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo

E purtroppo aveva ragione! Occorre,però, chiarire una cosa. Spesso, per delineare dei lati negativi di qualcuno, siamo soliti dire: “Sei una bestia” o “sei un animale” come se ciò potesse rappresentare un’offesa… Gli animali, poverini, hanno l’unico difetto di essere sottomessi ad una logica causa-effetto:hanno fame? Mangiano. Hanno sonno? Riposano. Provano amore (o desiderio, o attrazione)? si accoppiano. Attenzione a quando diciamo: “gli animali sono soggetti ai loro istinti“. Ne siamo sicuri? Io credo, che fra tutti gli animali, l’unico soggetto ai propri istinti sia l’uomo che, guarda caso, è l’unico dotato di ragione! Un uomo mangia senza fame, beve senza sete, si accoppia senza amore… e a volte lo fa con violenza! L’uomo agisce contro gli stimoli per il solo scopo di provare piacere: l’uomo uccide per piacere, stupra per piacere, offende per piacere! Qualche giorno fa i giornali hanno passato la notizia di una 15enne stuprata da suoi coetanei. Alcuni di loro hanno dichiarato: “ci annoiavamo!” altri “volevamo solo divertirci“o, peggio ancora, “volevamo vedere come reagiva“. Ecco, questo significa essere una bestia!

Il buon vecchio Arthur (Schopenhauer, per chi non fosse suo amico…) lo aveva detto: siamo tutti parte di una piramide cosmica, basata sul principio di consapevolezza… gli animali non hanno consapevolezza di sè, ecco tutto! Un’animale non pensa: un animale agisce e, nell’agire, segue l’istinto ossia la facoltà che lo contraddistingue. Con l’istinto, l’animale, soccorre il suo simile in difficoltà (un leone non soccorrerà mai una gazzella… ma una gazzella si chinerà sempre per leccare le ferite di un’altra gazzella), nutre chi è affamato, protegge i suoi piccoli. Ecco: sono questi gli effetti dell’istinto? Ma allora non sarebbe stato meglio nascere lupi o pesci o gatti? Perchè nascere animali dotati di un qualcosa che ci piega verso il male?

Queste sono elucubrazioni che solo un animale dotato di pensiero può comprendere…
Ma io penso che tutto questo, ossia il pensare ed il capire, sia indirizzato al poter percepire la Bellezza. Vero, c’è tanto male in questo mondo ma è anche vero che c’è tanta tantissima Bellezza, Bellezza messa lì apposta per noi, animali dotati di pensiero! Siamo al mondo così come siamo per essere partecipi di qualcosa di grande, di immenso, che agli animali sfuggirà però sempre.
Ma è anche vero, che con questa nostra facoltà, siamo liberi di non fare uso di questa Bellezza e, anzi, di distruggerla… Ecco, dunque, perchè l’uomo è la bestia più crudele: perchè può utilizzare la sua facoltà distintiva non per essere sè stesso ma per andare contro sè, contro la sua natura! La leonessa non sgozzerebbe mai il leoncino, il salmone non offenderà il sarago che gli nuota vicino perchè ha un colore di squame diverso dal suo… in poche parole: gli animali, che non sono consapevoli di essere animali, sono ciò che sono: animali, per l’appunto! Noi, uomini, che sappiamo ciò che siamo, possiamo decidere di non esserlo…ed ecco che nasce il male e la sofferenza!

L’uomo è

  • Un animale relazionale… ma se si sottrae alla relazione è solo un animale;
  • Un animale amante… ma se nega l’amore è solo un animale;
  • Un animale creante… ma se invece di creare distrugge è solo un animale;
  • Un animale pensante… ma se invece di pensare si fa guidare dall’attimo è solo un animale…

 

Ecco, cari amici, smettiamola di arrovellarci su chi, fra noi, sia bestiale o meno, se quelli che uccidono qualcuno, su quelli che mandano a quel paese quando freni di scatto o quelli che amano persone dello stesso sesso… smettiamo di classificare Bestie e non bestie… Cominciamoci a chiedere: io sono chi sono? Ossia, sono un animale che utilizza la sua facoltà per raggiungere la Bellezza oppure per arricchirsi e soddisfare un istinto passeggero?

Chiediamoci questo, e cerchiamo una risposta… e forse, solo facendolo, potremmo veramente dirci UOMINI!

Un nuovo approccio alla realtà

Il nostro modo di pensare, la nostra personalità, le nostre idee sono come argilla malleabile. Capita, a volte, a seguito di un incontro, di una scoperta, di una lettura, della visione di un film, di cambiare qualcosa del proprio pensiero o del proprio approccio alla realtà. A me è successo esattamente ciò negli ultimi mesi, grazie all’incontro con una disciplina che mai avevo approfonditamente studiato, ossia la Sociologia.

Causa Università, ho dovuto approcciare questa materia che, fino a qualche tempo fa, consideravo solo una buffonata, una sorella minore sfigata della filosofia… eppure mi sbagliavo! Con la Sociologia ho cominciato a maturare il mio pensiero sulla vita, fino a formulare una personalissima visione del mondo, che sta diventando, lentamente, il mio modus operandi.

Se è vero che, come diceva il buon Aristotele, “L’uomo è un animale sociale” esso, solo all’interno della società, riesce ad essere sè stesso. L’uomo è, dunque, in ultima istanza, una realtà relazionale. L’uomo, senza relazione, non è uomo o, comunque, non lo è interamente. Chi, per un motivo o per l’altro, si sottrae alla relazione e, dunque, alla società, è come se smettesse di essere.

download (11)

A partire da questo assunto filosofico, sto cercando (e ci sto riuscendo molto lentamente: le abitudini sono lente a cambiare!) di reimpostare la mia vita, ponendo, come elemento fondante, quello relazionale. Chi mi conosce sa che per me, sociopatico, queste parole suonano come un “W i Rom” gridato da Salvini, eppure posso assicurarvi che non sto dicendo nulla di irreale: mi son reso conto che, la totalità di comportamenti “sbagliati” che mi appartengono (egocentrismo, possessività, vittimismo ecc…) sono causati da un approccio sbagliato alla relazione.

Dal momento in cui la relazione è fallata, fallato sarà l’individuo.

Ho rintracciato tre gradi di relazione, corrispondenti alle tre parti dell’essere umano rintracciate da S. Paolo:

  1. Relazione con l’altro (che richiama al Soma, ossia al corpo)
  2. Relazione con Sè (che richiama allo Spirito)
  3. Relazione con Dio/Infinito (che richiama all’anima)

Questi tre gradi “relazionali” sono come una matrioska: una maggiore relazione con sè stessi, un conoscersi approfondito, porta ad una maggiore conoscenza dell’altro. Entrare in relazione con l’altro in maniera sana ed autentica conduce verso la conoscenza del Divino. O, ancora, una maggiore conoscenza di sè conduce a Dio. Insomma, le combinazioni sono tante ed ognuna genera una diversa tipologia di individuo:

  • C’è chi parte da sè ossia colui che, indagando sè stesso attraverso la contemplazione, giunge alla conoscenza di Dio che, andando in fondo, produce una maggiore “apertura” verso l’altro. Gli individui che procedono così sono, di norma, i contemplativi, i meditativi, gli asceti.
  • C’è chi parte dall’altro, e attraverso la scoperta dell’altro arriva alla scoperta di sè che, conseguentemente, produce conoscenza (e relazione) con Dio.
  • C’è chi, partendo da sè, arriva all’altro e che, grazie a questa relazione con l’altro, arriva alla relazione con l’ALTRO, ossia con l’infinito che è dentro… Dio.

Vi sono diversi approcci, ogni individuo mette in pratica il suo. Una cosa è certa: non vi è completezza senza equilibrio. Cosa significa? significa che ognuno di questi tre legami relazionali è essenziale e non vi è serenità se l’individuo non lavora equamente su tutti e tre (come non si è completi se si trascura il corpo, o l’anima o lo spirito…).

Ricapitolando: l’uomo non è completo se non entra in relazione con sè, conoscendosi ed  amandosi; con l’altro e con Dio, ossia con la “sete d’eterno” che sente dentro sè. La società non è null’altro che il luogo in cui l’essere umano esprime sè e la sua essenza!

Col tempo vi darò qualche informazione in più… nel frattempo accontentatevi di sapere che sono tornato su questo blog, che per tanto tempo ho trascurato.